I primi risultati della concertazione sul PRG

La due giorni di incontri con i portatori di interessi ha contribuito a chiarire quali potranno essere le linee ispiratrici per la variante al piano regolatore e agli atti collegati.
Illuminante la relazione introduttiva dell’architetto Dimartino, esplicativi gli interventi tecnici e le riflessioni dell’ing. Erbicella, forieri di un notevole contributo gli interventi dell’avv. Barone e dell’ing. Maurizio Tumino, che ci permettiamo di segnalare non solo per nostra iniziativa ma, piuttosto, perché sono quelli che l’urbanista siciliano ha avuto modo di rammentare, particolarmente, nelle sue considerazioni finali di sabato pomeriggio.
Grande merito va dato all’amministrazione e al Presidente del Consiglio, Antonio Tringali, che hanno organizzato le tre riunioni di concertazione, come pure va menzionato l’impegno del Presidente della Commissione Assetto del Territorio che ha voluto avere subito contezza dei risultati emersi dagli incontri, tutti segnali diffusi di una attenzione particolare che si muove attorno a questa variante.
Nella mattinata di sabato, in conclusione dell’incontro con le categorie professionali, gli ordini, e le associazioni di settore, l’ing Erbicella ha avuto modo di puntualizzare gli aspetti più prettamente disciplinari, sui quali pure si era sorvolato ma che ha ritenuto opportuno meglio precisare.
In particolare, si è soffermato sulla tematica del regime vincolistico al quale il piano è sottoposto, come primo redatto dopo l’approvazione del piano paesaggistico.
In pratica, tutto il regime vincolistico sovraordinato è stato già decretato da quest’ultimo, e il piano regolatore, come strumento subordinato nella scala gerarchica della pianificazione, non può che adeguarsi a quanto già normato.
Altro aspetto che verrà affrontato, il regime vincolistico preordinato all’espropriazione, che sarà il momento dove coralità e partecipazione dovranno esprimersi al massimo livello, dovrebbe essere il piano della perequazione e lo sarà.
I piani nella nostra regione, si rifanno ad una legge nazionale istituita nel dopoguerra per la ricostruzione, la stessa a cui si ispiro la legislazione urbanistica del ‘78 che, fino ad oggi, sopravvive.
La perequazione, uno strumento relativamente nuovo, invece, significa mettere tutti nella stessa condizione, non esiste più la possibilità che su un terreno si costruisce, su altri si prevede di costruire la scuola o l’impianto sportivo, su un altro, altro ancora, non ci sarà l’urbanista a decidere chi potrà costruire e chi no, il volume territoriale del terreno sarà di tutti.
Un equilibrio che, in passato, a Ragusa, è stato drogato con una crescita prevista della città alquanto smisurata.
Un equilibrio al quale tutti si dovranno sottoporre, per il quale occorre estrema partecipazione nella scrittura delle regole.
L’ing. Erbicella, rappresentante nel CRU, prima degli Ingegneri, poi dei Comuni, trovatosi anche a lavorare sull’approvazione del piano paesaggistico di Ragusa, rappresenta di avere trovato, ancora oggi, per quanto attiene all’urbanistica, gli stessi nodi che assillano la città da decenni.
E’ necessario che la comunità trovi le condizioni più avanzate in un modello di sviluppo coerente con regole condivise. Occorre generare le ipotesi di soluzione condivisibili, che possano proiettare il modello all’esterno, un modello che, in Sicilia, non esiste con queste tematiche. C’è una reale condizione di area non confrontabile nella regione, della quale si deve fare tesoro.
Il tema fondamentale nella redazione del piano sarà il dimensionamento, che l’illustre urbanista ha avuto il piacere di vedere emergere come tematica condivisibile del dibattito: le scriteriate previsioni sullo sviluppo demografico di Ragusa, messe in luce nell’attenta disamina dell’avv. Barone, tradotte nei numeri dell’urbanistica, inducono a riflessioni forti.
I numeri proposti dall’architetto Dimartino rappresentano, forse, la condizione di equilibrio, per Ragusa, fra uno stato di fatto e uno di diritto in questo momento rappresentabile
Fra le altre tematiche emerse dal dibattito, quella di maggior qualità è relativa al centro storico: sul quale c’è un dibattito evoluto, con una regione che ha recepito elementi della normativa nazionale, per il recupero del patrimonio edilizio esistente, le cui refluenze hanno attraversato la giurisprudenza consolidata e il diritto dell’urbanistica e dell’edilizia, e vanno assorbite anche a Ragusa, con norme proprie.
Si può immaginare un percorso parallelo tra redazione dell’intero strumento urbanistico e una variante anticipatrice per un ambito consolidato come quello del centro storico.
Quanto ad applicare, nel metodo, i contenuti   della legge 13 del 2015, oppure della circolare 3 /2000, di matrice palermitana, l’urbanista non ritiene conveniente applicare la legge, tenendo conto dei contenuti, delle specificità, della valenza sulla base del riconoscimento UNESCO, contrapposti alle condizioni dell’edilizia minima. Il tema per Ragusa è quello di dare capacità di mercato all’edilizia esistente, per un riequilibrio.
Altro tema importante quello dell’edilizia residenziale pubblica, per il quale l’avv. Barone invoca un altro PEEP che invece l’ing. Erbicella considera strumento superato, forse non sostenibile economicamente, dal Comune, nell’attuale momento storico, un tema che, comunque merita specifico approfondimento, quanto meno per un ricucitura tra periferie e centro storico
Ultimo tema, i valori della perequazione, instabili, che variano di anno in anno, in ordine ai quali l’urbanista suggerisce di fare necessità virtù, riprendendo una riflessione di Maurizio Tumino, basando tutto sulla riqualificazione dell’esistente.
Vale a dire la necessità di un patto sociale per Ragusa, per un obiettivo condiviso. Per l’ing. Erbicella, la politica deve fare questa scommessa, dare qualità a questa azione, confrontandosi e trovando un momento di sintesi.
Significativi, come accennato nel primo resoconto degli incontri, gli interventi dell’avv. Barone, dell’ing. Maurizio Tumino e di Giuseppe Gulino, di Confccoperative.
L’avv. Gaetano Barone, al suo excursus storico sull’urbanistica della città, ha aggiunto le richieste, formalizzate anche dall’avv. Mimmo Barone, segretario del II Circolo PD, di adottare la delibera prevista dall’art. 3 ella Legge 13 del 2015, per permettere demolizioni e ricostruzioni in centro storico, e di adottare il piano di Zona ex legge 167/62 per individuare il fabbisogno di edilizia sociale in rapporto a quella residenziale complessiva, sospendendo ogni determinazione su nuovi programmi costruttivi e sulle concessioni edilizie non ancora richieste nell’ambito dei Programmi costruttivi approvati.
L’ing.
Maurizio Tumino, ha sollecitato l’indicazione degli autori di scelte sbagliate che non hanno tenuto conto degli interessi generali, riportando all’attenzione gli atti approvati dal Consiglio Comunale del tempo, con 280 emendamenti che, non sottoposti all’approvazione di genio Civile e di Soprintendenza, furono giudicati irricevibili dalla Regione.
Storie oscure che fanno trapelare azioni non del tutto trasparenti da parte di amministratori sui quali comportamenti non ci sono state opportune indagini per comprendere le motivazioni di scelte non sempre condivise,
Per Tumino, nella sua qualità di consigliere comunale, la necessità di procedere alla variante del piano particolareggiato dei centri storici, necessario per un tentativo di riqualificare e ripopolare il nucleo abitativo originario della città, per il quale ha assicurato il massimo sostegno e la collaborazione, anche da parte dei componenti il suo gruppo, per consegnare alla città un piano atteso da tempo.
Sul centro storico ha puntato tutte le attenzioni anche l’on.le ing. Franco Antoci che vede in esso il futuro della città, mentre il Presidente di Confcooperative, Gulino, ha esposto la sua posizione che lo vede propendere per una destinazione di tipo turistico per gli immobili del centro storico che, difficilmente, potranno tornare ad essere abitati come una volta..
Entro un mese si avranno i contenuti delle proposte e dei suggerimenti dei cittadini che saranno vagliati ai fini della stesura delle Direttive di piano che, approvate dal Consiglio Comunale, costituiranno il reale avvio dell’iter del piano

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