La situazione politica, dal livello nazionale a quello locale, passando per la regione, mostra segnali di grande confusione.
C’è una tendenza generalizzata a passare dal partitismo al civismo, soprattutto in sede regionale, ma il comune denominatore è l’assenza di documenti politici di base, di programmi concreti, di approfondimenti seri, soprattutto in tema di politiche cittadine, improntati ad un deciso rinnovamento politico e organizzativo.
Ci si muove all’insegna del più spietato personalismo, per interessi elettoralistici personali e di bottega, in tutte le formazioni politiche, dai partiti ai movimenti, dalle liste civiche alle associazioni.
Nessuno pensa, prima di tutto, a riavvicinare la politica ai cittadini, nessuno pensa a rigenerare la formazione politica di appartenenza, non si cerca di attrarre nuove risorse perché potrebbero togliere spazio ai politici che cercano di perpetuare le loro presenze, ancorché palesemente mal sopportate all’interno e all’esterno delle stesse componenti politiche.
Se qualcuno pensa di apportare innovazione e partecipazione all’interno di formazioni politiche, viene considerato un intruso, la democrazia viene sempre più spesso disconosciuta, la politica si fa, come a Roma, con la calcolatrice in mano per verificare quanti iscritti si controllano per avere la sicurezza di condizionare le scelte.
Purtroppo dominano, dovunque, manovre di potere, trappole, sgambetti e logoramenti, soprattutto le formazioni marginali non riescono a reggere l’urto delle sconfitte e non sono capaci di mettere in atto serie politiche di opposizione, impegnate come sono nella forsennata ripresa di un potere anche minimo.
Non ci sono chiavi di lettura nuove, la personalità di molti politici, quando c’è, ristagna nella routine logorante dei personalismi.
Prevale il tarlo del protagonismo e dell’autoperpetuazione del potere, ci si lamenta, inutilmente, se la stretta dei populismi si fa sempre più pressante.
Ma questi, ancorché non condivisi senza capire cosa siano in effetti, sono destinati a crescere.
In Italia il termine populismo è spesso usato con accezione negativa, specie nei confronti del fascismo o del berlusconismo, e di alcuni movimenti leaderistici, spesso affini alla destra. La qualcosa spiega perché spesso i partiti di massa hanno preso le distanze dalla cosiddetta ‘democrazia del popolo’, perché, anche da noi, localmente, la democrazia è osannata fino a quando il popolo è dalla propria parte, quando il popolo preferisce altri, allora si parla di mancanza di democrazia, di atteggiamenti fascistoidi, di tendenze eversive.
In Italia queste ipotesi di partecipazione e comunicazione che fuoriescono dalla tradizionale via del partito ideologico, si sono affermate anche nel centro-sinistra (come l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro), dove si è cercato di rifiutare l’etichetta tradizionale negativa rivendicando quella positiva di
vicinanza al popolo e ai suoi valori”, come quella rivendicata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio per il Movimento 5 Stelle.
I pochissimi partiti che ancora mostrano segnali di vita persistono nell’incapacità di capire la politica e le sue trasformazioni, non c’è traccia di idee per dare vita a riforme intelligenti e concrete per arginare declino sociale, economico, culturale e, più in generale, politico.
Anche localmente non ci sono segnali di ascolto sui bisogni impellenti della società e delle nuove generazioni,
Le uniche pulsioni che si avvertono nei politici, piccoli e grandi, sono quelle indirizzate al potere, quindi candidature, protagonismi, sopravvivenze, privilegi, cariche, gestione opportunistica del potere partitico e istituzionale.
Riunioni, incontri, adunate e appuntamenti al ristorante sono finalizzati solo a stabilire chi deve fare il sindaco e chi devono essere gli assessori, senza un progetto politico di medio e lungo periodo, senza avvertire i segnali di una uscita di scena ineluttabile che lascerà spazio ad una destra sgangherata e a un popolo a 5 Stelle ancora alla ricerca di una identità precisa.
Chi vorrà presentarsi con dignitose credenziali al cospetto degli elettori per le prossime consultazioni dovrà riallacciare e ricomporre i rapporti della partecipazione e del dialogo con i cittadini, si deve ritornare ad emozionare e, finora, i soli che ci sono riusciti sono i 5 Stelle, si deve rispondere alle esigenze della collettività con proposte chiare e verificabili, si devono necessariamente trovare politici dotati di carisma e autorevolezza, non ci si può affidare ancora a riciclati, voltagabbana e seconde scelte in generale.
