Cadetti e guerriglieri

di Vilnius Nastavnic
Sembra esplodere, al Comune di Ragusa, il contrasto fra l’inattuata voglia di cambiamento e gli schemi collaudati della vecchia politica: sarà vera guerra o le armi della politica spareranno a salve ?

Sembrava il giorno del giuramento dei cadetti dell’accademia, la Giunta Piccitto al completo, come raramente si ha il piacere di vedere, casualmente accomunata da un look ricercato, con Zanotto che abbandona il casual chic e la Campo che sostituisce il look giovanile che la contraddistingue con una mise elegante da occasione importante. Solo Salvatore Martorana e Salvatore Corallo non cedono alle sirene del conformismo e azzeccano un look, elegante ma disinvolto, più adatto ad un sabato mattina uggioso.
L’atmosfera solenne che si è voluta dare all’incontro con la stampa esprime la delicatezza del momento che attraversa la vita amministrativa del Comune di Ragusa. Dopo venti mesi, non è più tempo di cincischiare e di mascherare le difficoltà, dell’amministrazione, della maggioranza e delle opposizioni, con inutili diatribe verbali che, ormai, hanno stancato la città.
Esplode in tutta la sua vacuità politica il dissidio latente fra una componente politica giovane, senza esperienza e senza la cognizione dell’immenso potere inaspettatamente consegnato dagli avversari politici, che dovrebbe governare, e i brandelli della vecchia politica, senza partiti e senza identità alle spalle, che reggono sull’attività di opposizione di ben identificati soggetti che, legittimamente, e facendo sfoggio di maggiore dimestichezza con la politica unitamente a competenze di fondo più ricercate, ricorrono ad ogni espediente per rilevare ogni mancanza degli amministratori ed evidenziare possibili irregolarità.
Il peccato originale  dei nuovi amministratori è quello di non aver messo una statua di Beppe Grillo al centro di piazza Libertà: il secondo capoluogo d’Italia ad essere conquistato dalle truppe pentastellate doveva risaltare per le bandiere del Movimento 5 Stelle appese ai balconi del 70% degli elettori che avevano espresso il consenso per Federico Piccitto.
Si doveva fare piazza pulita di tutto quello che di sporco c’era dentro e fuori il Comune, farlo subito e senza tentennamenti, bisognava far capire che si voltava pagina.
Invece si è permesso a determinati assessori di pavoneggiarsi senza ottenere risultati, si è permesso di divertire con il gioco delle tre carte, fra bollette inevase, forse inesistenti, e debiti di non precisata consistenza, si è permesso di occultare l’enorme distrazione dei fondi della legge su Ibla, redigendo ugualmente, non si sa come, ben due bilanci, mentre ci si appresta a stilare anche quello del 2015, si è consentito al luminare dell’ambiente di  non mostrare tutta la sua scienza sulla materia, si sentiva parlare di sanzioni per il mancato raggiungimento degli obiettivi della differenziata ma tutto è svanito nel nulla, senza spiegazioni.
Un centinaio di proroghe per servizi essenziali hanno messo a nudo l’impreparazione di diversi uffici, il cui scacchiere avrebbe dovuto costituire la palestra del cambiamento, si è ripescato il possibile all’interno del palazzo, invece di ricorrere a professionalità esterne per far uscire il comune dal pantano.
Logico che in queste condizioni si fosse prestato il fianco ad una opposizione che non ha avuto altro da fare che leccarsi le ferite della epocale sconfitta con l’unguento della indecisa e inesperta conduzione della nuova politica, non ancora resasi conto della consistenza della vittoria.
Ancora una volta emergono i grandi limiti d una vittoria e di una sconfitta non metabolizzate: una maggioranza consiliare non ancora rivelatasi all’altezza del ruolo, dopo venti mesi, deve ancora provvedere alle modifiche del tanto vituperato regolamento del consiglio comunale, mostrando che più di un consigliere grillino ha, piuttosto, avallato e approfittato delle evidenti lacune regolamentari che normano la vita del civico consesso. La partecipazione e il silenzio su commissioni inutili, di pochi minuti, buone solo per percepire il gettone di presenza, hanno fatto dei consiglieri del M5S i primi complici di un sistema che dicevano di voler estirpare.
Se il Sindaco parla di una mancanza di rispetto di alcuni elementi dell’opposizione nei confronti dell’istituzione e dei personaggi che la rappresentano, deve ricercare in questa carenza di autorevolezza le cause di atteggiamento al di sopra delle righe.
Molti che non avevano votato Piccitto, alla resa dei conti, hanno inneggiato alla possibilità del cambiamento, ma beghe interne al Movimento 5 Stelle, locali e nazionali, aspirazioni assessoriali, tentativi di condizionamento interno, marginalizzazione dei consiglieri eletti dal popolo da parte di assessori nominati sulla base di curriculum talvolta anche discutibili, nomine di amici dichiarate dagli stessi consiglieri a 5 stelle, vicinanza esasperata a ben identificati gruppi di potere (auspicato) locali, hanno ricondotto il Movimento 5 Stelle di Ragusa ad un grillismo di paese che ha disilluso anche i suoi più strenui sostenitori locali.
Grosso limite comune, a maggioranza e opposizione, è di non essere adusi al gioco d’azzardo, ossia di non avere la freddezza indispensabile per affrontare grosse vincite e colossali perdite.
Chi ha vinto deve amministrare, ma bene, l’ordinario, con calma e senza proclami, deve capitalizzare il successo e investirlo, senza discrasie di comportamento e di provvedimenti, per le prossime elezioni, ove si voglia ancora competere, naturalmente nello stesso movimento, con un occhio vigile rivolto a quello che accade nelle case dei vicini, cosa che i grillini non fanno per la loro supponenza innata.
Il tutto senza curarsi di quanto mette in atto l’opposizione, legittimamente, altrimenti si vada a denunciare, subito e ufficialmente, ogni atto illegale.
Per le opposizioni valga la storiella del massaro che, parlando di una grossa perdita del figlio, al gioco, disse: “Non mi preoccupo di mio figlio che continua a giocare, quanto del fatto che si voglia rifare”.
Molti consiglieri di opposizione hanno affrontato e affrontano la politica consiliare come se potessero mandare a casa i grillini dall’oggi al domani. Sotto traccia lavorano tutti per le prossime amministrative, chi da candidato consigliere, chi da candidato sindaco, chi da assessore in pectore, dimostrando di non aver capito nulla dell’ultima lezione. Elementi con poca storia che si dissolveranno nelle nebbie del passato.
Non serve illudere gli elettori con fuochi fatui, non serve impressionare una ragazza con la cena di lusso o lo spyder sportivo, ma si deve lavorare per presentarsi agli elettori, ormai fra breve, solo con le carte in regola.
Per tornare ai motivi che hanno determinato lo sfogo del sindaco in conferenza stampa è auspicabile una presa di coscienza del primo cittadino sul ruolo e sull’appartenenza sanciti dagli elettori, lasci perdere le opposizioni, lasci che occupino il comune, deve sperare che chi protesta occupi anche la sua stanza così da potersi dedicare ad una passeggiata in più, con la famiglia, al mare o in campagna.
Anche perché la dichiarazione di tolleranza zero esige, da questo momento, comportamenti conseguenziali estremi, che non possono permettere tentennamenti o ripensamenti.
Non c’è nulla di destabilizzate che minaccia la vita democratica della città: sono, questi, inutili esagerati proclami  di chi, forse, sente traballare la poltrona.
Faccia un ultimo sforzo, che sarà sicuramente gradito dalla città, faccia l’ultimo rimpasto cooptando qualche elemento serio, di valore, che troverà, di certo, fra i consiglieri o all’interno del Movimento 5 Stelle ragusano, e che risulterebbe assai gradito alla maggioranza, alle opposizioni e alla città.
Altrimenti dismetta l’alta uniforme dell’accademia e indossi la mimetica per combattere la guerriglia urbana e consiliare in particolare, perché spesso sono stati i guerriglieri famosi a salvare i popoli. Chi è vissuto di proclami è stato mandato, puntualmente a casa.

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