Forse troppo rumore per nulla, è vero che organi minori di informazione, come il nostro, o quelli che da anni hanno il numero dei lettori in calo, sfruttano ogni occasione per riempire spazi da offrire all’utenza, ma attorno alla denuncia per la potatura degli alberi di via Orfanotrofio a Ragusa Ibla, si è andati oltre il politicamente corretto nei confronti dell’assessore Corallo e, quindi dell’amministrazione.
Soggetti entrambi indifendibili, perché, per innata consuetudine e approccio con gli operatori dell’informazione, preferiscono un civile silenzio alla replica gridata, sbagliando e di grosso.
Ma ognuno si assume le responsabilità di comportamenti e decisioni.
Avevamo sollecitato l’assessore a spiegare i particolari di questo e altri interventi, ci siamo anche preoccupati di stabilire un contatto, tramite lo stesso assessore, con il responsabile del verde pubblico che, secondo quanto riferito dall’amministratore, non ha intenzione di rispondere sulla questione, perché ‘scocciato’, per usare un eufemismo di tutto il clamore attorno alla vicenda.
Legittimo il rifiuto di un dipendente comunale a negarsi per un chiarimento che deve solo al dirigente, ma questo ci ha spinto ad andare a fondo nella questione.
Siamo riusciti, pur senza la collaborazione dell’assessore Corallo, a vederci chiaro, in maniera più esaustiva di quanto non ci indicassero già le nostre impressioni.
Possiamo affermare che di sconsiderato c’è solo la denuncia e le condivisioni sulla stessa, si possono eccepire riserve sulle scelte dell’amministrazione e di quanti si occupano di verde pubblico, ma, fondamentalmente, gli interventi non sono censurabili, potrebbero, eventualmente, essere solo considerati poco opportuni per la tempistica, ma sempre in relazione all’eventuale stato di malattia delle piante.
Le nostre affermazioni derivano da quanto ci è stato specificato sulla questione da un titolato esperto del settore botanico che, in qualità anche di ex amministratore, ha dato le sue valutazioni in ordine alla gestione comunale del verde pubblico.
Sono, naturalmente, da considerare opinioni del tutto personali, riferite nel corso di una discussione informale, senza dati certi e riferibili alle piante in questione ma pur sempre pareri di un esperto.
Partiamo dal responsabile del verde pubblico del Comune, un geometra che non ha titoli specifici per il settore di cui si occupa, ma vanta una esperienza pluridecennale nel settore: essendosi occupato dello stesso, ininterrottamente, da tempo, ha accumulato una esperienza notevole, arricchendo di continuo il suo bagaglio di nozioni con spunti che gli ha fornito la frequentazione di potatori, vivaisti e vari addetti al settore.
Per il nostro consulente, una persona di certo capace di affrontare le sue mansioni con estrema professionalità derivata dall’esperienza.
Indiscutibile sarebbe la convenienza di avvalersi di un professionista titolato, specializzato nel verde pubblico, ma né questa né altre amministrazioni hanno inteso avvalersi di tale figura professionale, neanche per incarichi a tempo o per consulenze.
Fatta questa premessa sul responsabile del verde pubblico, ci è stato assicurato che le potature, in atto in città, oltre che necessarie, sono state operate secondo procedure che hanno seguito i canoni della materia.
Ove si riscontrano interventi radicali, sulle motivazioni dei quali non è possibile disquisire singolarmente, si avrà la certezza di non dover intervenire, necessariamente, di nuovo, dopo un anno.
Le potature, in ogni caso, previste dalla normale manutenzione arborea, si rendevano necessarie su molte piante perché le fronde erano ormai troppo fitte, il che contrastava con il regolare mantenimento della pianta ma anche con i canoni delle dimensioni del verde in relazione alle architetture adiacenti che non devono risultare oppresse dal verde circostante.
Evitando di entrare nel merito di eventuali malattie delle piante, ove diagnosticate, e per questo dovrebbero esistere idonee documentazioni agli atti dell’ufficio competente, segnatamente l’intervento sugli alberi di via Orfanotrofio appare come regolare, ancorché drastico; di certo, consentirà una fioritura rigogliosa, già dal prossimo anno, e non ci sono elementi per giudicare l’operazione come sconsiderata.
Si possono eccepire solo motivi di opportunità temporale, sarebbe stato meno impattante procedere alla potatura nel mese di settembre, periodo esteticamente più adatto per la pianta e per la minore funzione utilitaristica di ombreggiatura, ma il nostro consulente ha anche rilevato come la scelta del periodo, spesso, specie in assenza di una adeguata programmazione, va di pari passo con le disponibilità di bilancio.
Disponibilità che, come ha sottolineato un amministratore del passato, che grillino non può essere, spesso non sono attenzionate come si dovrebbe. Il verde pubblico comporta dei costi di impianto e, soprattutto di manutenzione che, non sempre, vengono messi in cima alla lista delle emergenze economiche dell’ente.
A proposito di altri interventi in città, quanto mai opportuna è stata giudicata la diminuzione del numero di alberi in viale Colajanni, in quanto posizionati troppo vicini, con i conseguenti disagi delle fronde e degli apparati radicali che dovevano convivere in spazi ristretti, parimenti giudicati idonei e necessari gli interventi in altre zone, valutati come positivi per una sana vita di molti alberi.
Ribadiamo che si tratta opinioni, di persona competente in materia, opinabili ma con dati di fatto, non con comunicati del primo che capita, ancorché titolato in altri mestieri.
Il disagio ci sarà per i viandanti che solevano passeggiare all’ombra degli alberi di via Orfanotrofio, si potrà sopperire con qualche ombrellino rintracciabile in un negozio di cinesi o in più quotate boutique.
Di sconsiderato c’è poco, se non i toni inusitati utilizzati, buoni solo per sollevare un inutile e sterile polverone.
