Manfrina annunciata in consiglio comunale

Ancora una volta teatrino in consiglio comunale, a margine della protesta dei lavoratori dell’idrico. Come spesso avviene, si utilizza una importantissima questione che attiene ai livelli occupazionali di un determinato settore per esitare il nulla nelle sedute di Consiglio Comunale.
Perché le due cose vanno analizzate separatamente, ma adiamo per ordine: si sapeva di una venuta in aula consiliare dei lavoratori dell’idrico, alla prima seduta del civico consesso, Il motivo la tutela dei livelli occupazionali, messa in forse dal nuovo bando per il servizio di captazione, sollevamento, distribuzione dell’acqua e relativi servizi.
Come già avvenuto altre volte, la causa è stata abbracciata dal consigliere Maurizio Tumino e dal suo gruppo, i consiglieri Lo Destro, Mirabella, La Porta e Marino, che, con veemenza, hanno protestato per il venir meno delle garanzie occupazionali. Altri consiglieri che, per appartenenza e storia politica, sarebbero da considerare elettivamente tutori dei lavoratori, si sono, come al solito, necessariamente accodati alla protesta, cogliendo per scagliarsi contro l’amministrazione e le sue politiche.
Da rimarcare, oltre alla ormai consueta retorica da salotto delle opposizioni, l’intervento del consigliere Ialacqua, elemento dal quale, generalmente, dissentiamo ma che, dobbiamo ammettere, dice anche cose sacrosante, come in questo caso, in cui ha evidenziato l’impotenza del consiglio comunale per la questione in esame, di stretta pertinenza dell’amministrazione, per la quale sarebbe stato utile solo un confronto diretto con sindaco e assessore.
Per l’analisi del problema occorre chiarezza e spiegare i veri contenuti della questione, premettendo che, in ogni caso, vanno tutelati e salvaguardati i diritti dei lavoratori, per i quali, come per tanti altri, vanno studiate e applicate azioni finalizzate ad evitare che gente, anche in età avanzata, con famiglia, si ritrovi, dall’oggi al domani senza lavoro.
Il bando dell’idrico del 2016 aveva già previsto una riduzione della forza lavoro, contenuta in extremis in 6 unità. Il nuovo bando prevede che le residue 33 unità lavorative siano ridotte, ancora, a 30, con la possibilità che eventuali processi di automazione adottabili possano ridurre ancora di 12 unità la forza lavoro.
Tumino ha chiesto e ottenuto la sospensione della seduta per una riunione nella stanza del Presidente del Consiglio, alla quale hanno partecipato sindacalisti, rappresentanti dei lavoratori, oltre al Presidente Tringali, l’assessore Martorana, l’assessore Corallo e i capigruppo consiliari.
Ascoltate le istanze dei lavoratori si è convenuto per un incontro specifico con il sindaco e l’assessore al ramo per cercare di dirimere la questione.
Tutto ruota attorno allo stato delle tre autobotti comunali, mezzi che debbono essere sottoposti ad una profonda manutenzione straordinaria, anche perché devono essere sottoposti a revisione.
Pare che l’intenzione dell’amministrazione sia quella di esternalizzare il servizio, ritenendolo più conveniente e considerato che vengono reputate eccessive le spese per ripristinare le autobotti, meno che mai avendo l’intenzione di comprarle nuove. Così si spiegherebbe l’esubero di tre unità lavorative, almeno secondo le indiscrezioni raccolte fra i promotori della protesta. Fermo restando che esiste il pericolo di ulteriori riduzioni dei livelli occupazionali.
Va detto che gli stessi lavoratori, nel corso della riunione, hanno sottolineato come questa e precedenti amministrazioni non abbiano provveduto ad una manutenzione adeguata dei mezzi, nel tempo.
Nulla da eccepire sul tentativo di tutelare i lavoratori che rischiano il licenziamento, ma si deve anche osservare che queste tutele debbono essere incanalate nel più ampio processo di tutela dei lavoratori che, nell’attuale periodo di crisi, rischiano il posto di lavoro.
Perché il posto di lavoro è sì da tutelare, ma non esclusivamente a carico dell’ente comunale, un posto nella cooperativa che si occupa del servizio non è un posto al Comune, con le stesse tutele, anche la giurisprudenza consolidata non autorizza forme di privilegio per i lavoratori nel passaggio di gestione da una azienda ad un’altra. Altrimenti si passa alla gestione diretta e i lavoratori diventano dipendenti comunali come altri.
L’esternalizzazione dei servizi è stata studiata e adottata per consentire risparmi all’ente pubblico, se quello che esce dalla porta deve entrare dalla finestra, siano allo sfascio del sistema.
Come nelle fabbriche l’automazione riduce la forza lavoro, così processi di modernizzazione influiscono negativamente sui livelli occupazionali che, però devono essere tutelati, attraverso un processo morbido di uscita dall’occupazione.
Qualcuno ha fatto notare anche, giustamente, che queste riduzioni della forza lavoro per funzionalizzare il servizio e renderlo più economico, non si riflettono sulla collettività con risparmi sulla spesa per l’idrico.
Questo per quanto riguarda la vertenza dei lavoratori, al rientro in aula, erano circa le ore 21, con 19 presenti, si cerca di passare al punto all’ordine del giorno, l’approvazione delle modifiche al regolamento di contabilità.
In pratica presenti in aula solo una decina di grillini, il gruppo di Tumino, più Nicita e D’Asta, gli altri hanno preferito abbandonare la seduta.
Tumino è intervenuto per mozione e ha annunciato che il suo gruppo avrebbe abbandonato l’aula e non parteciperà alle sedute del civico consesso fino a quando l’amministrazione non abbia provveduto a modificare il bando dell’idrico, preoccupandosi di tutelare i livelli occupazionali.
Richiamata la verifica del numero legale, venuto a mancare con l’uscita del gruppo di Tumino, la seduta è stata rinviata di un’ora, alle ore 22.10 in aula era presente solo un consigliere, Tringali, nella sua qualità di Presidente del Consiglio. La seduta, come da regolamento è stata rinviata alle ore 18 di oggi, venerdì 24 marzo.
Considerata l’affermazione di Tumino e considerato che non ci potranno essere decisioni improvvise del Sindaco sulla questione, il gruppo pentastellato dovrà assicurare la presenza di almeno 12 consiglieri per la validità della seduta, a meno di un eventuale soccorso delle altre opposizioni che potrebbero decidere di contribuire al numero dei presenti per rendere ininfluente l’assenza del gruppo di Tumino e vanificare l’annunciata forma di protesta
Lo stesso varrà per le sedute future, per le quali un sostegno alla maggioranza mancante risulterà più necessario, occorrendo 16 presenti per aprire i lavori.

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