Riceviamo e pubblichiamo una lettera firmata sulla puntata della trasmissione ‘L’Arena’ che si è occupata della sentenza favorevole, in buona parte, per i dipendenti del Comune di Modica processati per assenteismo:
“La trasmissione l’Arena di ieri, 9 aprile, ci ha informato che 104 dipendenti del Comune di Modica sono stati processati per assenteismo e solo 4 sono stati condannati per truffa aggravata, di cui tre sono andanti in pensione, mentre uno è ancora formalmente in servizio al Comune di Modica e la sua posizione “è in fase di valutazione da parte di una commissione prevista dall’attuale normativa.”
Il sindaco di Modica ha reagito parlando di “un’immagine falsa, brutta e ingiusta della nostra gente e del nostro comune”, ma abbiamo visto tutti gli impiegati che timbravano più di un cartellino e oltretutto non ci sembra che Giletti ce l’abbia proprio con il Sud del Sud, dato che questo malcostume di timbrare per gli altri va dalle Alpi alle Piramidi.
Il vigile in mutande era di Sanremo, altri furbetti colti dalla telecamera nel corso di questi anni lavoravano in uffici dell’Italia settentrionale, centrale o meridionale e le telecamere non mentono quando ci fanno vedere un impiegato che timbra due tre, quattro, persino cinque cartellini.
Stranissima poi la giustificazione dell’Avvocato difensore di 6 di questi accusati di assenteismo: il palazzo S. Domenico ha tanti ingressi tante sedi distaccate e quindi uno magari entra da un’altra porta diversa da quella dove c’è la telecamera e sta lavorando nel suo ufficio o è in una sede diversa da quella centrale.
Una situazione questa che ho sperimentato quando ancora ero in servizio: alcuni colleghi usufruivano di un ingresso a parte e ne approfittavano finché è arrivato un dirigente che ha fatto finire questo abuso.
Sono stati assolti in 99 e va bene.
Non abbiamo letto le pagine della sentenza di assoluzione, però abbiamo visto con i nostri occhi “i furbetti del cartellino”
Sono questi soggetti, Signor Sindaco, che danneggiano l’immagine della città di Modica, come quella di Pompei, di Sanremo o di Roma e non le trasmissioni di Giletti
E sappiamo per esperienza diretta quanto è penoso e mortificante entrare in un ufficio e non trovare quasi nessun impiegato al suo posto e perdere ore per aver quel servizio che ci spetta come cittadini e contribuenti. Purtroppo viviamo in uno stato in cui è più rispettato chi non fa il suo dovere di chi chiede che gli sia garantito un diritto.”
La lettera, che esprime una posizione precisa nei confronti dei processati e delle autorità che si preoccupano dell’immagine della città, induce a qualche riflessione.
Non ci sarebbe da eccepire nulla perché, nel contesto in cui viviamo. se ci mettiamo pure a discutere le sentenze della Magistratura ordinaria va tutto a rotoli.
Andrebbero, piuttosto, verificate le motivazioni per le quali uno dei condannati sarebbe ancora in servizio, in attesa della valutazione della sua posizione da parte di una commissione che sarebbe prevista dalle attuali normative: ma quale valutazione diversa potrebbe esprimere una commissione dopo il pronunciamento di un giudice?
Sono queste le discrasie di un sistema che prevede tre gradi di giudizio e permette che ci siano altri organi interni che possano giudicare i comportamenti di chi è stato trovato con le mani nel vasetto della marmellata.
L’avvocato fa il suo lavoro, il sindaco della città, che si è preoccupato più del fatto che il regista della trasmissione era di origine modicana, non avrà stabilito norme sicure per accertare l’ingresso dei dipendenti al lavoro, indipendentemente dagli ingressi e dalle sedi di lavoro.
Occorre poi ricordare che viviamo in una Italia nella quale, anche se una intercettazione o una ripresa rivelano un reato, occorre prima accertarsi se la registrazione o la ripresa siano legittime: fermo restando che si deve punire chi registra o riprende senza essere autorizzato, ove previsto dalla legge, non ci dovrebbe essere discussione quando si accerta un reato.
Ma siamo nella patria del diritto e questa affermazione, di certo, farà storcere il muso ai puristi della Legge.
L’autrice della lettera dovrà mettersi l’anima in pace: nonostante le riprese inequivocabili il giudice ha sentenziato in maniera inaspettata, è vero anche che, se un utente denuncia un disservizio, difficilmente sarà dato seguito ai suoi esposti, difficilmente sarà ascoltato se non in presenza di una denuncia e, in ogni caso, sarà costretto a seguire i tempi lunghissimi della giustizia.
Quanto all’immagine di una città o della Sicilia, è stato ampiamente dimostrato che tutta la nazione è pervasa dagli stessi fenomeni, di assenteismo, di violenza, di corruzione, di truffe, e di delitti vari che non hanno residenza fissa, né di città, né di regioni, come pure nessuna appartenenza specifica di colore politico o di partiti.
