Complici le chicche della moderna politica, del tipo democrazia partecipata, bilancio partecipato, tavoli di concertazione e la ormai inflazionata condivisione, si è innescata una deriva che altera i principi della democrazia.
Un approccio alla questione diventa assai più comprensibile nella nostra piccola realtà politica che, da qualche anno, è caratterizzata dal governo dei 5 Stelle che ha sovvertito usi, costumi e consuetudini della vecchia politica, suscitando ogni genere di reazioni fra le opposizioni che, pontificano, ormai, su qualsiasiargomento.
Tutti legittimi gli interventi sulle materie più disparate, in ogni caso pareri e contributi importanti e degni di attenzione per le questioni emergenti della città, ma, spesso, c’è la malcelata pretesa di veder accolte, ad ogni costo posizioni che, talvolta, esprimono opinioni, se non personali, di gruppi numericamente esigui che rappresentano solo se stessi.
C’è una pletora di associazioni, organizzazioni datoriali, comitati, laboratori, officine, fondazioni, movimenti, gruppi politici, liste civiche, e chi più ne ha più ne metta, che hanno inflazionato il movimento d’opinione di una città e pretendono di interferire sulle questioni più importanti che la riguardano.
Il caos più totale è dentro quello che resta dei partiti politici, si parla a nome dei partiti che sono divisi al loro interno anche sulle questioni più semplici, si pretende che siano ascoltate, per la politica comunale, anche le entità che non sono rappresentate all’interno del Consiglio Comunale, dove pure, almeno inizialmente erano rappresentate quasi tutte le componenti politiche chi si presentarono alle elezioni.
Non si riesce a comprendere, almeno di non voler accettare che qualcuno voglia barare al tavolo della politica, perché non si vuole rispettare il risultato venuto fuori dalle urne.
C’è una forza politica che ha ricevuto il mandato degli elettori, ci sono state forze politiche che hanno, scientificamente, favorito, per interessi politici, la modifica della geografia del civico consesso stabilita dagli elettori, non si comprende perché ogni scelta che riguarda la città deve essere oggetto di approfondite critiche con relativa pretesa di asservire le decisioni al volere di componenti indefinite della società civile.
La tanto decantata democrazia consente, e a Ragusa è sempre avvenuto con l’eccezione del sindaco Dipasquale, il ricambio del primo cittadino, dopo il primo mandato.
Qualsiasi provvedimento possa essere adottato da una giunta municipale o da un consiglio comunale può essere, benissimo, stravolto in appresso.
Nessuno dice che non ci possono essere scelte sbagliate, ma è impossibile pretendere di contestare anche l’acquisto di una autovettura, a seconda dell’alimentazione se a benzina o a gasolio, con corredo di polemiche, comunicati stampa, minaccia di raccolta di firme e costituzione di comitati che si esauriscono nel breve volgere di qualche giorno, sostituiti dal polverone successivo.
Non ci riferiamo alle ridicole polemiche per la potatura degli alberi o per il degrado provocato dalla riqualificazione delle reti idriche, non consideriamo gli attacchi per la scala della montagnola o per l’orario di apertura dei cessi pubblici, constatiamo che si vuole mettere naso, spesso senza proporre alternative o soluzioni, sulla piccola e grande urbanistica, sui lavori pubblici, sulle procedure di bilancio, sul risparmio energetico, dove tutti sono professori, sulla cultura e sul turismo, sulla salute e sul centro storico.
Non si comprende più perché si va a votare, non si comprende perché chi governa non può assumere decisioni autonome nel contesto del legittimo e del legale, ma, più ancora, non si comprende perché chi ha ricevuto mandato dagli elettori deve modificare le proprie posizioni per venire incontro a quelle di chi ha votato contro o, peggio, non ha votato.
È questo che provoca disaffezione alla politica, per fare un solo esempio, se chi ha vinto proponeva una città senza auto e con un efficiente servizio pubblico di trasporto, solo a questo si deve mirare, non a trovare soluzioni che accontentino chi l’auto non la vuole abbandonare, a patto, naturalmente, di riuscire a garantire un servizio pubblico efficiente.
Lo spunto per queste riflessioni ci è stato offerto dall’ultima nota di Legambiente Ragusa, autorevolissima associazione ambientalista, guidata, sul nostro territorio da incontestabili competenze ma, da sempre, senza adeguata rappresentanza nella politica che si vorrebbe condizionare, senza averne i numeri.
Spesso Legambiente pretende, giustamente, di imporre il rispetto della legge, in tema ambientale e di ossequio al paesaggio, ha posizione netta contro ogni forma di ricerca di idrocarburi in terra e in mare, ma pretende anche che i suoi principi vengano adottati anche dove la legge permette di aggirarli.
L’ultima nota di Legambiente Ragusa riguarda il nuovo appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, segnatamente l’individuazione del Direttore per l’Esecuzione del Contratto per la gestione integrata della raccolta dei rifiuti solidi urbani.
In virtù delle incontestabili competenze, e dei suoi principi in materia, Legambiente Ragusa pontifica e, ancor prima delle scelte, pretende di imporre il suo punto di vista.
In un settore dove, poi, non ci sono ampi margini per operare, sempre vittime delle scellerate politiche regionali, si pontifica che a Ragusa, da dieci anni c’è un servizio scadente e tariffe elevate.
Se questo può essere vero per le tariffe, non possiamo dire certo di vivere in una città sporca e, laddove, si riscontra sporcizia questa è solo provocata dai cittadini incivili, contro i quali nessuno pontifica o si scaglia.
Legambiente pontifica che l’amministrazione ha deciso “di correre l’alto rischio di scegliere soggetti inadeguati a controllare che il nuovo gestore svolga il servizio come da contratto.”
Stabilisce, già da ora, che c’è il rischio di avere un controllore della ditta aggiudicataria della gara – il Direttore Esecuzione del Contratto (DEC) – o non all’altezza del difficile compito o molto debole.
Lo stabilisce perché giudica l’appalto suscettibile di tentazioni per il risparmio, da parte del gestore, per forzature sul capitolato che potrebbero non essere debitamente contrastate da un DEC senza esperienza e con bassa retribuzione, elementi che diventerebbero solo regalo per il gestore.
Anche questo solo uno dei soliti polveroni per andare contro l’amministrazione, perché fa ridere l’ipotesi che solo un DEC con bassa retribuzione possa essere “condizionabile”, quanto poi all’esperienza abbiamo avuto ampia riprova che, spesso, esperienza e, soprattutto, ‘conoscenze’ siano, quasi sempre, fattore estremamente ‘critico’ in tema di aggiudicazioni.
Così come dicono per i grillini, ‘meglio inesperti ma onesti’, anche in tema di rifiuti può valere la stessa regola, meno esperienza e meno conoscenze sono garanzie di maggiore indipendenza da influenze esterne.
Una boutade, poi, che un soggetto con bassa retribuzione sia più facilmente ‘manovrabile’ di uno che guadagna 300.000 euro l’anno, oggi molti vivono all’insegna che “ogni fegatino di mosca è sempre sostanza”,
Legambiente lasci lavorare gli amministratori, anche perché, quando era indirettamente al governo della città, film non ne abbiamo visto.
Ci gratifichi, se ha voglia, con le sue preziose e, spesso, insostituibili segnalazioni, rilevi quello che è contro legge e si rassegni a dettare legge, su quello che si deve fare, quando riuscirà ad essere eletta al timone di comando, come avviene in tutte le democrazie.
