Non vogliamo decretare meriti o demeriti dell’amministrazione a 5 Stelle del Comune di Ragusa, come pure non vogliamo essere giudici delle strategie degli oppositori, molti dei quali nemmeno presenti in Consiglio Comunale.
C’è qualche cosa, di certo, che non funziona nell’espletamento dei rispettivi ruoli di governo e di opposizione.
L’amministrazione e non può essere chiamata a risolvere tutto con un colpo di bacchetta magica, come pure deve fare i conti con le esigenze di bilancio e con le normative che non permettono di intervenire nell’immediato per determinate emergenze.
Innegabile che, in ogni caso, esista un grosso difetto di comunicazione, perché l’opinione pubblica è subissata di comunicati che giungono da ogni parte ma raramente c’è una spiegazione, una nota dell’amministrazione che riesca a chiarire quali sono i veri termini della questione, perché non si può intervenire subito, perché non lo si è fatto prima, quali siano le intenzioni al riguardo, quale la programmazione degli interventi o la scelta di non intervenire.
Manca in tal senso una chiara pianificazione degli interventi, troppo dipendente dai tempi dei bilanci annuali: ma, in questo, il difetto non è solo dell’amministrazione, le opposizioni, anche fuori dal consiglio comunale, non hanno mai sollevato queste situazioni in occasione degli emendamenti al bilancio.
Mai si è sentito parlare di illuminazione pubblica, mai di verde pubblico, mai di degrado delle periferie, non ci sono state indicazioni precise o proposte per stanziamenti congrui per le finalità di cui sopra.
Per questo possono apparire strumentali, proiettati a fini elettorali, i continui rilievi sulla materia che si stanno concentrando in questo ultimo periodo di sindacatura.
Lo si evince anche dai comunicati doppioni che vengono sfornati dalle stesse componenti politiche.
Il primo a sollevare la questione periferie, o contrade che dir si voglia, è stato Peppe Calabrese che, partendo da Gatto Corvino, si è fatto portavoce di un comitato intercontrade che si è trasformato in tanto di associazione ‘Pericentro’, a difesa delle periferie, dove nel direttivo sono più i compagni di circolo che non i residenti delle contrade.
Una mossa chiaramente politica che promette battaglia in vista delle prossime consultazioni cittadine e potrebbe costituire trampolino di lancio per eventuali candidature.
Approfittando della presenza in Consiglio Comunale, i consiglieri D’Asta e Chiavola afferrano al volo la questione periferie e ne vogliono fare argomento centrale per tutto il civico consesso, senza accennare alla azione concreta del compagno di partito.
Anche qui un chiaro segno di strumentalizzazione, dopo quattro anni di silenzio sull’argomento.
Il solo elenco delle periferie e delle contrade è l’emblema del disastro urbanistico creato che ora richiede necessari adempimenti, la gente ha costruito, forse anche abusivamente, in ogni angolo del territorio, le tante sanatorie hanno dato legittimità a questi inguardabili arcipelaghi abitativi, ora il Comune è costretto a riservare a queste zone le stesse attenzioni che deve al centro abitato principale.
Ma non si può fare tutto e subito, non può ricadere tutto solo sulle spalle dell’attuale amministrazione.
Illuminazione, sicurezza pubblica, fognature, rete idrica, strade e trasporti le emergenze su cui si deve intervenire, senza cadere però nel ridicolo perché parlare di verde pubblico in queste zone sembra una vera e propria provocazione.
Il problema dell’illuminazione pubblica è sottolineato anche in città, una nota di Territorio, a firma del portavoce, Emanuele Distefano, e del responsabile degli Enti locali, Michele Tasca, lamentano gli indugi dell’amministrazione che addebita alla mancanza del bilancio l’impossibilità di intervenire.
Dimostrazione di insufficienza e di incompetenza, secondo Territorio, per una situazione che sarebbe venuta fuori negli ultimi mesi. Rilievi sulla mancanza di fondi che possano permettere un pronto intervento e costringono ad attendere il prossimo bilancio, ma non abbiamo mai sentito nessuno lamentare la mancanza in bilancio di appositi fondi per le emergenze.
Logica imporrebbe che ci fossero fondi destinati ai vari settori, per interventi urgenti, che, ove non utilizzati, a fine anno, potrebbero essere oggetto di variazioni di bilancio.
Ma c’è da dire che queste sono utopie con i bilanci presentati sempre fuori termine e senza nessuna trasparenza sugli stessi, non tanto per i consiglieri, per lo più incompetenti in materia, ma per l’opinione pubblica che non può conoscere distintamente quanto è destinato al verde pubblico, all’apertura dei cessi pubblici o al mantenimento della biblioteca.
Gli esponenti di Territorio si dicono certi che in futuro ci sarà una amministrazione diversa in grado di “garantire i servizi essenziali minimi” e di “fornire risposte consone alle richieste di intervento”, come possano essere sicuri di quanto affermato non è dato sapere.
Ci permettiamo dire che i servizi essenziali minimi sembrano attualmente garantiti, piuttosto vorremmo una amministrazione che facesse luce sulle questioni poco trasparenti, ammantate di un velo di opacità, tralasciate dalle amministrazioni presenti e passate, a proposito di fondi residui della Legge su Ibla, di PRG, di verifiche e controlli sulle aziende agricole sospettate di inquinamento alle falde acquifere e dei relativi lavori di commissione che, solo molto tempo dopo, qualche consigliere lascia trapelare nella loro equivoca definizione.
Questioni poco chiare come quella delle strade private di contrada Nave, a Marina di Ragusa, per la quale Peppe Calabrese, senza coinvolgere Pericentro, ma come portavoce dei residenti, lamenta uno scarso interessamento del sindaco.
L’annosa questione delle strade private usufruite in modo pubblico non è chiarita nella sua origine, non si fa cenno alla genesi della questione, non si accenna a eventuali responsabilità, si pretende solo che la collettività paghi gli errori del passato.
C’è stato un incontro fra i residenti e il sindaco, alla presenza del portavoce Calabrese, del dirigente comunale e dei legali dei residenti.
Non si comprende, considerata la presenza dei legali, perché assurda viene considerato l’invito del primo cittadino a rivolgersi al TAR, che potrebbe dirimere la questione, una volta per sempre, se esistono i presupposti per il ricorso alla giustizia amministrativa.
Calabrese spinge per una convenzione fra i privati e il Comune che dovrebbe assumere i maggiori oneri, ma senza specificare in virtù di quale motivazione di legge.
Piuttosto, il fatto che le strade siano utilizzate liberamente da tutti e che il Comune ha apposto regolare toponomastica, dovrebbero spingere Calabrese a richiedere l’identificazione di eventuali responsabilità nella gestione della delicata vicenda.
Non si comprende perché non ci appelli alle regole e alla legge, piuttosto che esigere dal primo cittadino apertura e flessibilità, del tutto fuori luogo, poco opportune e inappropriate per la sede, le considerazioni sul fatto che i residenti di contrada Nave “non dimenticheranno di sicuro di riservare al sindaco un pari trattamento al momento opportuno, quando, cioè, ci saranno le elezioni amministrative” parole che sanciscono il carattere puramente strumentale dell’interessamento di Calabrese e connotano il comunicato anche come un avvertimento.
