La storia della città è fatta di sindaci democristiani, rare le eccezioni, con il vecchio sistema elettorale solo, forse, Schembri e Migliore, con il nuovo Chessari e Arezzo, poi una sfilza di nomi democristiani, gli ultimi Solarino e Dipasquale, attualmente un sindaco 5 Stelle ma di stretta educazione catto democristiana forgiata, sdice, all’interno dell’oratorio salesiano.
Non si sfilano dalla storia molti degli attuali pretendenti alla più alta poltrona di Palazzo dell’Aquila, tutti più meno collegati, se non altro, alla storia della Democrazia Cristiana.
Per questo non pensiamo che altri possano ambire alla carica di primo cittadino, anche se qualcuno esibisce comportamenti da vero democristiano che fanno sorgere il sospetto di malcelate ambizioni.
Uno di questi è il consigliere del Movimento 5 Stelle Massimo Agosta che oggi, 5 gugno 2017, si è prodotto in una duplice serie di volteggi e piroette che lo fanno sembrare, a pieno titolo, come appartenente a quel variegato e composito mondo dei democristiani che con il verbo e la manipolazione della lingua italiana, uniti alla oculata moderna posa di apparentemente inutili post, inebriano le masse, ma da grillino DOC.
A proposito di cosa si è esibito Agosta ? E’ presto detto.
Di buon mattino i giornali sono pieni dei resoconti e dei commenti per i fatti di Torino: una anomala ondata di panico, fra le migliaia di spettatori che assistevano ad un evento sportivo sul maxischermo installato nella grandissima piazza San Carlo, provocata da un forte boato e dallo sparo di un petardo che hanno fatto pensare ad un attentato terroristico, è stata la causa di un fuggi fuggi generale che, nella calca, ha provocato oltre 1.500 feriti, alcuni dei quali di una certa gravità.
Cosa c’entra il pentastellato Agosta ? C’entra perché un senatore torinese del Movimento 5 Stelle, tale Ariaudo, rilascia una dichiarazione alla stampa, riportata dall’HuffingtonPost, che diceva; “E’ sicuro che dopo aver chiamato i vigili, questura e prefettura, i dati riportati dai media sui presunti feriti a Torino in piazza San Carlo sono farlocchi. Tutto questo per infangare il buon lavoro dell’amministrazione, prefettura e questura”
Un tentativo, maldestro per evitare di addossare responsabilità al sindaco 5 Stelle di Torino, la Appendino, del quale il grillino si è dovuto scusare dopo le forti reazioni di alcuni colleghi del PD.
Fino a quando non si è avuta la conferma ufficiale del numero dei feriti e il grillino è stato costretto a fare marcia indietro, per la becera dichiarazione, qualcuno aveva anche sollecitato, sui social, una chiara presa di distanza dal senatore del Movimento, che, però, non arrivava.
Chiare le responsabilità di quanti dovevano presiedere all’ordine pubblico, si parla di venditori abusivi di birra, venduta nelle bottiglie che hanno provocato, per la rottura, le ferite più gravi mentre tutti cercavano di scappare e cadevano travolti dalla calca. Assenza totale di controlli che non può non ricadere anche sul sindaco e sugli organizzatori accusati anche di aver montato un solo schermo, e troppo basso, che ha fatto sì che tutti si accalcassero nello stesso punto.
Al riguardo Ragusa e la sua amministrazione grillina docent, il sindaco Piccitto e il suo vice Iannucci, assessore allo sport e allo spettacolo hanno predisposto ben tre maxischermi sul territorio comunale, con scelta oculata che ha guardato anche alla sicurezza.
Ne vogliamo di sindaci torinesi, e, in loco, se si stufa il sindaco, all’ultimo, all’ultimo, abbiamo pronto un fior di vice !
Ma veniamo ad Agosta: cosa inventa, sicuramente dopo un’affannosa consultazione della rassegna stampa?
Se ne esce condividendo solo un post di Enrico Mentana,
“Su quel che è successo in piazza San Carlo a Torino: chi si è trovato in simili situazioni di calca da panico sa quanto siano terribili e non controllabili. Dare una qualsiasi colpa all’Appendino è da mentecatti.
Dire che i numeri dei feriti sono stati gonfiati ad arte per colpire l’Appendino pure.”
Un capolavoro di democristiana fattura: prima difende la Appendino, poi, di sponda una bottarella al senatore del Movimento.
Ma i volteggi di Agosta non si esauriscono qua.
Nella tarda serata di ieri, sabato 3 giugno 2017, si susseguivano i comunicati per i paventati licenziamenti che sarebbero conseguenti alla chiusura dell’IperMercato COOP del centro Commerciale Ibleo.
Agosta e il suo collega Stevanato avevano diffuso, la sera precedente, un comunicato per sollecitare la convocazione di un tavolo di crisi, i democristiani D’Asta e Chiavola tacciavano di inutilità la proposta, bastava il sindacato a tutelare i livelli occupazionali, non è stato dello stesso parere il dirigente nazionale del Partito Democratico, Peppe Calabrese che, di fondo, ha condiviso la proposta dei grillini per una azione indispensabile, della politica con il sindacato unitario, che non deve registrare distinzioni di sorta, parlando di un partito e di una deputazione locale del PD già in moto per dirimere la possibile vertenza.
Molti si sono chiesti, dopo tanto impegno in consiglio comunale per svariate categorie di lavoratori, della voce defilata e dissonante dei consiglieri Chiavola e D’Asta sulla vicenda, senza una difesa forte dei lavoratori, affidata solo al sindacato.
Ma c’era chi veniva in aiuto di chi la politica non la sa maneggiare con scioltezza e suggeriva di leggere un articolo di un giornale on line locale, e uno del Manifesto, a proposito della passata vertenza delle cooperative ragusane di IPERCOOP, 1° Maggio e XXV Aprile, dove si enunciava che il responsabile della COOP in Sicilia era Gianluca Faraone, fratello del sottosegretario Davide, plenipotenziario di Renzi nella regione.
Il Faraone manager sarebbe l’attuale Presidente di COOP Sicilia, il cui azionariato è detenuto da COOP Alleanza 3.0, la casa madre che vuole procedere alla chiusura di alcuni punti vendita in Sicilia, fra i quali quello di Ragusa.
A ben leggere fra le righe, Faraone non è, forse, nemmeno emanazione diretta della proprietà dei punti vendita da chiudere, ma il suo nome basta a suscitare ipotesi di timori reverenziali e di possibili attacchi per sviare l’attenzione dai veri bersagli della vicenda.
Ma Agosta neppure si sogna di denunciare tutto questo intrigo di proprietà e di partecipazioni, non entra a gamba tesa sulla questione, non spara sul bersaglio principale, e va a solleticare Peppe Calabrese, con una condivisione dell’articolo del suo comunicato, perfettamente consapevole che lo stesso con il detto comunicato non ha fatto altro che dare forza alla sua posizione nei confronti dell’isolato D’Asta.
E parte da lontano, addirittura da Wikipedia che riporterebbe la parentela del Presidente di COOP Sicilia con il sottosegretario renziano, ironizzando sul vantato interessamento della deputazione locale, concludendo con un “Arà” che è tutto un programma.
Capolavori a 5 stelle di democristiana ispirazione !
