Esplode, ma non troppo, la questione ‘barriere architettoniche’

Va dato merito al capogruppo del Partito Democratico, Mario D’Asta, di aver sollecitato la convocazione della Commissione Assetto del Territorio per parlare di barriere architettoniche, iniziativa che è stata ripresa dal Presidente della seconda Commissione, ancorché con una benevola forzatura del regolamento e con notevole ritardo.
Si potrebbe sintetizzare l’esito della riunione con l’esaustivo post di D’Asta, che così ha scritto:

Oltre ad eliminare le #barrierearchitettoniche, è necessario eliminare le #barrierementali.
Serve un salto di qualità culturale.
Servono una visione di Città, una pianificazione ed interventi strutturali in merito, non qualche briciola sparsa qui e là senza un criterio.
Serve avere una idea di luna prospettiva per affrontare e risolvere questo tema
Serve appostare soldi nel bilancio.
Serve avere una idea di città più giusta, dove l’uguaglianza sancita nella costituzione sia effettivamente applicata.
Serve affrontare il tema delle #Disabilità in maniera ampia e complessiva
Ma serve, soprattutto, riporre questo tema come centrale nell’agenda politica dell’amministrazione.

Ma non basta: occorre valutare attentamente ciò che è emerso dalla riunione perché il problema è troppo importante e troppo tralasciato. È un problema antico che nemmeno le più recenti normative sono riuscite a superare, l’insensibilità e l’indifferenza verso i problemi della disabilità in riferimento alle barriere architettoniche sono cose ormai troppo consolidate, speriamo solo che il consigliere D’Asta, fra l’altro valente professionista medico, non ne faccia solo una questione politica di opposizione e affronti le problematiche con rigore scientifico, legale e normativo.
Perché il problema delle barriere architettoniche non può essere oggetto del solito rimpallo di responsabilità e di cause ostative, come il verde pubblico o la pulizia della città: possono sussistere solo impedimenti di carattere economico, perché, dopo anni di totale lassismo, è impossibile recuperare tutto e subito, è impossibile eliminare, di colpo, le barriere architettoniche, ma si deve cominciare a colpire ogni minima omissione e in maniera severa.
Responsabilmente, e in maniera corretta, andranno poi indicate soluzioni e appostamenti in bilancio, sin dal prossimo, da parte di tutti i consiglieri che si sentono consapevoli dell’importanza dell’argomento e debbono essere indicati, se non saranno disponibili grandi somme, i capitoli da dove prelevare le stesse.
Non è materia su cui disquisire se è più opportuno privilegiare la cultura o il turismo o l’effimero, occorre, innanzitutto sgombrare il campo delle false ipocrisie e rendere pubblici i se e i ma di chi vuole solo allungare il brodo facendo la solita politica dell’inconcludenza.
Dalla riunione è emerso, principalmente, un quadro sconfortante perché nessuno è sembrato agguerrito al punto giusto, nessuno vuole fare la rivoluzione, né tantomeno la guerra.
Sono emerse omissioni gravissime, per molto meno, in consiglio, si minaccia di adire le vie legali e dei tribunali amministrativi, le associazioni intervenute sono apparse poco combattive, lo stesso D’Asta sintetizza in un comunicato stampa che si tratta di un tema complesso, che merita approfondimento, dalla cui trattazione sono emerse interessanti proposte da sottoporre al consiglio comunale.
Alla seduta sono intervenuti, oltre al Presidente Agosta, i consiglieri comunali Castro, Nicita, Lo Destro, Tumino, La Terra, Fornaro, Sigona, Antoci, i dirigenti architetti Virginia e Dimartino, l’assessore Corallo, per le associazioni Giampaolo Cocco di ‘Oltre l’ostacolo’, Giovanni Brafa della cooperativa ‘Esistere’, Carmelo Gurrieri per i non vedenti in rappresentazione dell’associazione ‘Pro Diritti H’ e Nello Veloce, vicepresidente di ‘Facta’.
Mario D’Asta, introducendo l’argomento, al netto delle inevitabili parti accessorie del discorso intrise di politica strumentale di opposizione, ha messo a fuoco le criticità maggiori: mancata nomina del disability manager, la mancanza di una mappatura complessiva delle barriere architettoniche da abbattere, la scarsa applicazione delle normative da parte degli esercizi pubblici e commerciali, la mancata convocazione dell’Osservatorio civico sulla materia.
Importante la presenza delle associazioni ma deludente dal punto di vista delle accuse che non sono state per nulla enfatizzate: un comportamento fin troppo signorile nei confronti di una città che ha pochissimo considerato, da sempre, le criticità legate ai disabili e alle disabilità.
Giovanni Brafa ha offerto la sua collaborazione per affrontare globalmente la situazione, Giampaolo Cocco ha anteposto all’eliminazione materiale della barriera l’importanza del fattore culturale che deve essere prevalente, stessa posizione di Carmelo Gurrieri che ha auspicato venga messo da parte il concetto di assistenzialismo.
Com’era prevedibile, un capitolo a parte l’intervento del geom, Nello Veloce, dipendente del comune ma presente in qualità di vicepresidente dell’associazione Facta, indiscutibilmente una delle persone più competenti nella materia, anche candidato alla posizione di disability manager, spesso vittima di attacchi, come da lui stesso enunciato in commissione, da parte di taluni dirigenti che dovrebbero fare rispettare le regole e si mostrano, invece, insofferenti ai suoi rilievi che fanno risaltare incompetenza dei tecnici in materia di eliminazione delle barriere architettoniche e mancato rispetto di norme elementari.
Un fiume in piena, Veloce, che ha rilevato un enorme ritardo nell’affrontare la questione, non solo da parte dell’amministrazione ma, più ancora, da parte dei componenti il civico consesso, gravi omissioni da parte della Commissione Centri Storici che non ha per nulla considerato le norme che impongono il rigoroso rispetto delle regole in materia di barriera architettoniche, pena l’impossibilità della realizzazione di opere pubbliche che non prevedono l’esclusione di barriere architettoniche.
“Abbiamo speso milioni di euro, senza mai eliminare i problemi” ha dichiarato Veloce, “dal semplice scivolo del marciapiede adiacente al Comune, alla sala pluriuso dove l’ingresso per i disabili è stato rimediato ricorrendo all’ingresso laterale di sicurezza, che in pratica, risulta spesso incustodito o addirittura chiuso.”
Concettualmente basterebbe far restituire alla regione, per esempio, le somme spese irregolarmente, per mettere il problema in primo piano.
Nella sostanza gli uffici e i progettisti, non solo del Comune, non hanno avuto rispetto per le esigenze dei disabili
Lo stesso consiglio comunale ha deliberato per il riconoscimento della Convenzione ONU per i diritti della disabilità, ma è stata solo passerella politica perché nulla è stato fatto.
Del resto, ha sottolineato Veloce, ci sono anche sedi di partito inaccessibili per i disabili, come sulle spiagge si pensa alle passerelle che conducono alle docce ma non si prevedono quelle per le carrozzine.
L’architetto Virginia, esemplare di eccellenza della nouvelle vague della dirigenza comunale ha difeso gli uffici che non sarebbero né indifferenti, né insensibili alle problematiche in questione, delle quali ha dimostrato di avere contezza per sue precedenti esperienze professionali e ha rimarcato l’evidenza di un problema culturale che ha fatto considerare, sempre, le questioni relative alle barriere architettoniche come problema emergenziale e straordinario.
Fondamentale per inquadrare il personaggio la sintesi del suo intervento, “gli ostacoli non si devono abbattere, ma non si devono creare”
Ma troppo recente il suo ingresso fra i responsabili dell’ente per pretendere anche una decisiva e sollecita inversione di tendenza, fin troppo evidente che l’architetto Virginia si muove in un ambiente di consolidate abitudini, difficili da scardinare, nel contesto di classe politica e dirigente, di un establishment troppo radicato sul territorio per essere contrastato solo con l’eleganza e l’approccio signorile di Virginia.
Sua l’iniziativa di inviare una lettera agli ordini professionali interessati per sollecitare il rispetto delle norme in fase di progetto e richiedere un più intenso coinvolgimento dei professionisti di fronte al fenomeno, evidentemente riscontrato, delle false autodichiarazioni, per le quali, ha specificato il dirigente, prossime successive verifiche avranno conseguenze diverse.
Fuori dall’ufficialità della lettera, si può intravedere elasticità di quanti sono preposti ai controlli difronte ad evidenti infrazioni alle norme, avallate, prima di tutto, dai progettisti.
Di fronte a queste evidenze inutile continuare a disquisire di problema culturale e di fattori progettuali: le misure da adottare sono di tutt’altra natura e la battaglia va condotta, senza esclusione di colpi, prima di tutto dai disabili e dalla loro famiglie.
Fino ad allora riunioni, commissioni e tavoli di servizio saranno solo passerella.
Da rilevare gli interventi dell’assessore Corallo che ha evidenziato come sull’esistente i problemi sono quasi sempre triplicati; nel dare la massima disponibilità, come amministratore ha rimarcato l’esigenza di disporre opportune somme in bilancio per gli interventi necessari.
Il consigliere Maurizio Tumino, da progettista, ha cercato di spostare l’obiettivo dalle responsabilità dei tecnici, rilevando che, prima di tutto, al Comune, ai suoi uffici, l’accessibilità è assai limitata.
Non è stato attivato l’Osservatorio Civico, il Consiglio Comunale non ne ha notizia, sono pochi i fondi a disposizione, anche per i controlli, per cui è facile ‘sbagliare’, il Comune, per Legge, avrebbe l’obbligo di accantonare, per l’eliminazione delle barriere architettoniche, lì 1% degli oneri di urbanizzazione: è stato mai fatto ?

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