La difesa del litorale ibleo : a chi tocca ?

Si è svolto, nella mattinata di sabato, presso la Sala Ideal, il convegno sulla difesa del litorale ibleo, afflitto da erosione, al termine del quale è stato presentato, per il tratto di costa di Camarina, un documento congiunto di Ordini professionali, Genio Civile e Soprintendenza 

Questo il testo del comunicato:

Approccio multidisciplinare, gestione integrata del territorio e monitoraggio continuo delle coste, pur nella consapevolezza che il loro equilibrio è fragile e che nessuna soluzione può considerarsi definitiva.
È quanto emerge dal seminario scientifico “Per la difesa del litorale ibleo”, che si è svolto nella Sala Ideal di Piazza Libertà.
L’incontro, organizzato da Betontest laboratori tecnologici e di ricerca in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali e il Genio civile di Ragusa, ha messo a confronto avvocati, architetti, geologi, geometri, ingegneri e periti industriali sul tema della salvaguardia, del risanamento e della valorizzazione della fascia costiera iblea.
A introdurre i lavori sono stati Calogero Rizzuto, Soprintendente ai Beni culturali e ambientali, e Ignazio Mariano Pagano, ingegnere capo del Genio civile di Ragusa.
Una circostanza insolita, questa, e sicuramente positiva per i professionisti del settore, come ha ricordato il presidente dell’Ordine provinciale degli Ingegneri Vincenzo Giuseppe Dimartino, perché è indice del dialogo tra le istituzioni e della volontà di affrontare assieme i problemi del territorio.
Dopo i saluti dei rappresentanti dei vari ordini professionali coinvolti, Antonio Barone, docente di Diritto amministrativo dell’Università LUM “Jean Monnet” di Bari, ha trattato le questioni giuridiche sollevate dall’impatto dei fenomeni erosivi o di accumulo dei sedimenti sui confini demaniali e privati, nonché dai danni dei marosi ai fabbricati, dalla legittimità degli stessi, dall’eventuale responsabilità civile degli enti pubblici nei confronti dei privati per mancati interventi.
Il giurista ha rilevato le incertezze del diritto nell’odierna società del rischio e ha evidenziato la necessità di una gestione integrata e mai statica della costa, secondo il modello della flexicurity.
Quanto alla titolarità degli interventi di salvaguardia ambientale, Barone ha spiegato come la sussidiarietà orizzontale e il pareggio del bilancio abbiano aperto le porte ai privati anche in questo campo: diverse le tipologie di interventi in sinergia pubblico-privato per opere “calde”, che hanno una rilevanza imprenditoriale per gli investitori, e opere fredde dove è predominante la funzione sociale.
Rosaria Ester Musumeci, ricercatrice del Dipartimento di Ingegneria civile e architettura dell’Università di Catania, ha evidenziato come il problema riguardi tutte le coste italiane.
Secondo recenti studi sull’arretramento delle coste, negli ultimi vent’anni solo l’Emilia Romagna è riuscita a dimezzare e quasi arrestare l’erosione costiera, grazie a interventi efficaci e ben realizzati. Nel ragusano, dove le coste sono in parte sabbiose e in parte rocciose, la situazione si presenta in evoluzione. Negli ultimi decenni, le strutture portuali di Pozzallo, Scoglitti e Marina di Ragusa hanno modificato profondamente il litorale, creando zone di erosione e di accumulo dei sedimenti.
La studiosa ho offerto un’ampia panoramica delle cause, ma anche degli interventi (dai ripascimenti ai pennelli fino ai moduli per il ripopolamento ittico) che potrebbero riportare le coste in uno stato di equilibrio, seppure “dinamico” e provvisorio.
Darko Pandakovic, docente di Architettura del Paesaggio alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano e consulente Unesco, nel suo intervento ha evocato la grecità del paesaggio ibleo, rilevando provocatoriamente come l’erosione potrebbe rivelarsi utile nella misura in cui inghiotta opere abusive costruite sulle scogliere o a pochi metri dal mare, cementificando e abbruttendo la costa.
L’architetto paesaggista ha invocato, inoltre, la restituzione di un’immagine originaria del territorio o almeno interventi leggeri di risanamento, ricordando quanto Poseidone, il dio greco del mare, fosse volubile e irascibile.
Al termine del convegno, i presidenti degli ordini professionali, il Soprintendente, l’ingegnere capo del Genio civile di Ragusa hanno sottoscritto un documento “Per Camarina”.
I firmatari, preso atto della “gravissima condizione di degrado del promontorio di Cammarana” e del rischio di crollo delle antiche fortificazioni di Camarina in assenza di immediati interventi di consolidamento, peraltro già finanziati con D.D.S. 2008/13948, “esprimono l’unanime auspicio che il Comune di Ragusa possa attuare in brevissimo tempo le azioni di tutela e salvaguardia dell’importantissimo sito Archeologico”.

 

Sarebbe stato opportuno che la presenza dei rappresentanti di istituzioni regionali avesse chiarito quali sono i compiti specifici dell’amministrazione comunale, chiamata specificatamente in causa, e quali le eventuali omissioni di adempimenti importanti.
In particolare, si parla, nel comunicato, di interventi di consolidamento già finanziati, ma non si chiarisce perché non si agisce al riguardo, come pure non si fa cenno ad un progetto apposito, che ha anche ricevuto i pareri degli stessi enti ma che attende riscontri dal competente assessorato regionale.
Sarebbe stato opportuno che da un convegno di tale levatura fossero uscite indicazioni chiare su cosa fare, su come si deve fare e, soprattutto su chi lo deve fare.

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