Una vicenda tipicamente siciliana che il Partito Democratico, in quanto partito del governo regionale, che esprime l’Assessore alla Sanità e il Presidente della Commissione Affari Sociali e Salute e che annovera nelle proprie file onorevoli di riferimento dello stesso manager, espressione del governo regionale, tende a far scemare nell’indifferenza con una tattica che vuole diluire gli effetti di una situazione tragicomica.
In questa storia che si può definire come uno dei più grandi flop della sanità italiana, ascrivibile in toto ai governanti democratici, il pentastellato sindaco di Ragusa, Federico Piccitto, per quanto previsto dalle sue limitate competenze tecnico-amministrative nella vicenda, è rimasto solo, vittima di questa indifferenza che tende a minimizzare ogni criticità, ancorché grave.
Complice il tremendo incendio che ha colpito il territorio del chiaramontano, la stessa conferenza stampa del sindaco per fare il punto su una situazione sempre più ingarbugliata è stata compressa fra la conferenza stampa, poi rinviata, del primo cittadino di Chiaramonte e il tavolo tecnico sull’emergenza incendi in Prefettura che, palesemente, richiamava maggiormente i professionisti dell’informazione.
Come se l’emergenza di un capoluogo senza un ospedale efficiente e funzionante fosse cosa da poco, non solo per l’assistenza ridotta ormai da quindici giorni, ma più ancora per i risvolti di carattere giudiziario che, secondo indiscrezioni, sarebbero solo la punta dell’iceberg di un ‘affaire’ dagli sviluppi imprevedibili.
Federico Piccitto, affiancato da quattro assessori della sua giunta, ha voluto fornire ulteriori elementi di chiarezza, puntualizzando le azioni che, come sindaco, ha posto in essere quando ancora la situazione non era esplosa nei suoi aspetti più drammatici.
Sin dal 16 giugno, alle prime notizie sul trasferimento dei reparti, mai ufficialmente comunicato alla prima autorità sanitaria della città, il sindaco ha chiesto notizie precise e ha rivolto istanza per un incontro che è stato concesso per una data nella quale, secondo i ‘sogni’ della Direzione, il trasferimento sarebbe stato concluso.
In effetti non c’è mai stato dialogo con la Direzione Generale dell’Azienda Sanitaria, lo stesso blocco del trasferimento il sindaco, lo apprende dai vigili urbani.
Nessuna risposta alle domande di riscontri per adeguati livelli di assistenza nei reparti di degenza e per la piena operatività degli stessi, nonché per le modalità di gestione delle urgenze delle eventuali emergenze sanitarie.
Il sindaco chiedeva, in data 20 giugno, di anticipare l’incontro fissato per il successivo giorno 23, alla luce della sospensione del trasferimento, al fine di poter esercitare, ove necessari, i poteri propri di intervento in tema di criticità per l’igiene e/o la salute pubblica.
Al Comune, il 23 giugno, c’era l’incontro con la Direzione Strategica, si precisava solo che lo slittamento era dovuto al rilascio della SCIA, tempo 3 o 4 giorni tutto si sarebbe risolto e per il giorno 30, quello della fine del Mandato del Direttore Generale, tutto sarebbe stato esitato.
Il 26 giugno il sindaco effettua un sopralluogo presso il nuovo ospedale e apprende che la SCIA sarà presentata il giorno successivo: è il famoso sopralluogo, non si sa bene da chi organizzato, durante il quale il manager annunciò che mancavano poche decine di ore all’apertura.
Il giorno 28 c’è un incontro in Prefettura, alla presenza del Comandante dei Vigili del Fuoco, la SCIA non è ancora presentata per delle criticità alla stazione dei servizi.
Nella stessa giornata il sindaco inoltra alla Direzione Generale una nota circostanziata nella quale chiede utili informazioni sui tempi per il completamento delle procedure amministrative necessarie, sui tempi e sulle modalità di trasferimento, con un piano dettagliato del personale da trasferire nei reparti e il numero dei posti letto previsto in ciascuno dei reparti previsti dal piano aziendale e dalle sentenze del Tribunale Amministrativo Regionale.
In particolare, il sindaco Piccitto chiede utili informazioni in riferimento ai tempi e alle modalità di trasferimento e attivazione delle Unità Operative Complesse di Malattie Infettive, Neurologia, Otorinolaringoiatria, Nefrologia.
Ancora, nella riunione in Prefettura del 30 giungo, il manager portava a conoscenza gli intervenuti che, per la SCIA, sarebbero serviti altri giorni, forse 10, mentre avanzava una proposta che suscitava perplessità diverse, l’utilizzo delle parti del nuovo ospedale non sottoposte a sequestro giudiziario, con il possibile ausilio di un presidio dei Vigili del Fuoco.
Per la Scia non è solo problema dei sottoservizi ma serve la nuova check-list di tutto l’ospedale.
Per il Sindaco si tratta di proposte indecenti nel contesto di una assoluta mancanza di rispetto per le istituzioni da parte di un manager di una azienda pubblica che ha messo in luce solo incapacità e inadeguatezza.
Un personaggio che ha fatto emergere, anche da parte dei collaboratori più stretti, solo soluzioni di gente che appare confusa, senza capacità organizzative minime.
Non c’è stato nessun tipo di confronto, dopo aver provocato una situazione delicatissima ci sono stati solo silenzi o bugie, condizione che ha fatto raggiungere al personaggio il fondo dal punto di vista della credibilità.
Al Comune si stanno valutando le possibilità di eventuali ordinanze che possano imporre determinate azioni all’Azienda ma si confida anche in una rimozione del Direttore Generale da parte dell’Assessorato competente considerato il disastro gestionale generalizzato nella gestione del trasferimento.
Il Sindaco ha informato che nella stessa mattinata ha effettuato un sopralluogo al ‘Maria Paternò Arezzo’, dove numerose sono le criticità in ordine, soprattutto alle attrezzature, molte delle quali già trasferite al nuovo nosocomio.
Al momento si profila una interruzione di pubblico servizio e un non indifferente danno erariale dal momento che si intravede la possibilità di almeno tre trasferimenti per rendere operativa la nuova struttura.
C’è una situazione di netta emergenza, con soluzioni proposte dalla direzione, come quella della sterilizzazione dei ferri che il Direttore ha proposto di effettuare nella nuova struttura per poi procedere a veloci trasferimenti nei reparti di destinazione.
Al momento vengono operate solo le urgenze non trasportabili, con evidenti limiti della sicurezza medico sanitaria. Ogni soluzione proposta appare subito peggiore della precedente.
Cominciano ad emergere, come fatto trapelare dal sindaco, i primi dubbi dei primari sulle decisioni che vengono imposte. Primari che avrebbero rivolto al primo cittadino l’appello per non essere lasciati soli.
Dalla conferenza stampa si è avuta la conferma che il primo cittadino ha seguito, con attenzione, l’evolversi degli eventi, con interventi puntuali, consentiti dal suo ruolo in ambito sanitario.
In programma l’invio di una dettagliata relazione sui fatti all’assessorato regionale e al Ministero, mentre si fa strada la proposta di utilizzare gli ambienti non sottoposti a sequestro con l’ausilio di un ospedale da campo che potrebbe essere allocato negli spazi esterni del nuovo nosocomio, soluzione che diventerebbe una vergogna per la città ma consentirebbe di fruire dei livelli minimi di sicurezza che spettano non solo ai cittadini di Ragusa ma anche a quelli dei un vasto territorio di riferimento.
Il Sindaco è in attesa di conoscere gli esiti dell’annunciata visita degli ispettori che sarebbero stati inviati dall’assessorato, riservandosi di fissare un incontro con gli stessi per capire quali siano le strategie che intendono adottare e quali i tempi previsti per normalizzare la situazione.
