Puntualmente, ad ogni inizio di stagione, su ripropongono i soliti problemi societari un po’ per tutte le squadre, di tutti gli sport.
Generalmente, ormai, i dirigenti si sono assuefatti al sistema di gestione dettato dai tempi: sono finiti quelli splendidi dei contributi comunali a pioggia, ma che gratificavano anche le squadre minori.
C’erano poi i contributi della provincia e quelli della regione, qualche sponsor, qualche cartello pubblicitario e ci usciva anche la cena di fine anno.
Oggi i tempi sono radicalmente cambiati e di contributi nemmeno l’ombra, la ricerca degli sponsor risente del periodo economico di recessione, gli spazi pubblicitari risentono del periodo di crisi, anche perché, spesso, non affidati ad agenzie specializzate, ma curate in proprio per il massimo ricavo che, a conti fatti, non basta per le esigenze dettate da costi in continuo aumento.
Sono pochissime ormai le squadre che riescono a gestirsi in maniera tranquilla, grazie a gestioni oculate e allo spirito di collaborazione di dirigenti volontari che si adattano a tutti i ruoli, da quello di autisti per le trasferte a quello di approvvigionamento degli spogliatoi.
Poi ci sono le squadre come la Passalacqua dove c’è un Presidente che è dirigente, sponsor e padrone unico della società, con i fondi disponibili per gestire un intero campionato, nel caso della Passalacqua ai vertici della pallacanestro nazionale con affaccio sull’Europa.
Ben o male si vive, gli incassi di abbonamenti e botteghino sono una goccia nel mare di spese della società, complice un pubblico ragusano, dal palato assai raffinato che riempie gli spalti solo se ci sono grandi risultati.
Altrimenti, come nel caso della pallacanestro femminile di serie A, si viaggia sul migliaio stentato di spettatori che non premiano gli sforzi della società.
Ma le attenzioni sono sempre rivolte al calcio, a quella che vorrebbe essere la prima squadra della città, almeno per seguito di spettatori.
L’interesse per il calcio giocato è andato sempre più a scemare, a Ragusa, complici anche i tempi d’oro della pallacanestro maschile che annientò l’interesse per la prima squadra.
Solo la gestione Rimmaudo o la gestione Tidona si rivelarono all’altezza della situazione, per possibilità economiche, senza eccessi ma anche senza strascichi di debiti, per il resto una rassegna di dirigenti, di varia estrazione senza un adeguato conto in banca o, comunque senza l’intenzione di metterlo a disposizione della società, nel migliore dei casi usato come specchietto per le allodole per ricavarne prestigio e visibilità nella società. a buon mercato.
Nel mezzo dirigenti senza conto in banca e semplici avventurieri per una commedia che si è ricavata di anno in anno.
Sparite dallo scenario tutte le società che avevano titolo per competere come prima squadra calcistica della città, era rimasta la New Team, una società che aveva ben figurato nelle serie minori e che nel deserto di presenze autorevoli si era posta come prima squadra della città, cambiando anche nome, diventando Città di Ragusa, per richiamare l’entusiasmo degli sportivi.
Ma quale entusiasmo, pochi hanno risposto all’appello, gli spettatori sono sempre qualche centinaio, quando va bene, l’entusiasmo ha coinvolto, invece, i dirigenti, che si sono proiettati in una dimensione non loro pertinente, cambi di allenatore, direttori sportivi, primi attori in campo, cariche societarie che hanno stravolto il concetto originario di piccola società dilettantistica per divertirsi la domenica pomeriggio in campo e sugli spalti.
Così si arriva, puntualmente, alla conferenza stampa della solita minaccia di fine anno: o si trovano dirigenti che prendono la squadra in mano o si chiude!
L’esito scontato di progetti non sostenibili, l’appello ad una città sorda che il calcio lo concepisce come sport per i giovanissimi e come sport da praticare fino ai 25 anni, se c’è una vera passione.
Per il resto nessuno sforzo, nemmeno per pagare il biglietto la domenica, tantomeno l’abbonamento.
E ora inizia il carosello delle grandi trattative, quelle che idealmente si vorrebbero fare svolgere nella hall di un grande albergo o nello studio megagalattico di un notabile commercialista.
In effetti le discussioni si fanno al bar del quartiere, nella migliore delle ipotesi in pizzeria, dove ci sono i professionisti della ricerca presidente che cercano di solleticare l’amor proprio di qualche portafoglio importante, per mettere su una dirigenza.
Strada facendo chi si fa coinvolgere pretende oltre agli oneri anche gli onori e così si trova il presidente nuovo, ma è cosa di pochi giorni, perché appena la famiglia, il consulente, la moglie, il socio, ci mette naso, vengono ridimensionati programmi e strategie.
In sintesi, Ragusa non ha avuto mai una imprenditoria nel contempo solida e appassionata di sport, spesso c’è stata la passione, la voglia sfrenata di fare passerella sotto la tribuna ma non c’è stato un adeguato conto in banca.
Quelli con il conto in banca vero si sono sempre astenuti da questi piaceri, a Ragusa, come si sono astenuti dal gioco, dalle vetture lussuose, da tutto quello di apparente e visibile alla gente.
Solide ricchezze fra conti in banca, immobili, azioni e opere d’arte, ma tutto nascosto.
Di questo passo non ci sarà futuro per il calcio di livello extra regionale, meglio chiudere e lottizzare i campi da calcio, allora gli imprenditori si faranno vivi, per costruire e acquistare appartamenti e locali commerciali.
