Mariuccia Licitra, del coordinamento donne del PD, torna sulle attività integrative scolastiche

Già in piena attività gli organismi eletti dell’unione comunale di Ragusa del Partito Democratico.
Mariuccia Licitra, coordinatrice cittadina delle donne del Pd di Ragusa, si unisce al coro di dissenso in merito alla scelta, definita infelice, dell’amministrazione pentastellata, che ha soppresso il servizio di doposcuola ed attività integrative nelle scuole dell’obbligo.
La Licitra, nel contesto delle critiche, addebita la scelta non condivisa dell’amministrazione Piccitto anche al sostegno di ‘noti consiglieri comunali di opposizione’ che farebbero da stampella al governo cittadino, e critica la scelta di cancellare la figura dei docenti dipendenti comunali, definiti professionisti dell’area educativa, che, per diversi decenni, hanno “creato e realizzato a favore dell’utenza scolastica un patrimonio di progetti pedagogici di alto profilo, valorizzanti le attività previste dal Piano dell’offerta formativa delle scuole ove operano e favorendo il raggiungimento degli obiettivi didattici”.
Con la soppressione di tale servizio ed il ricollocamento del personale negli asili nido comunali, verrebbe buttato per sempre un patrimonio culturale di esperienze faticosamente architettato e speso a favore della crescita culturale dei nostri figli.
L’esponente del PD fa anche notare come analoga scelta della amministrazione della vicina Modica sia stata aspramente criticata dai pentastellati locali, mentre a Ragusa i 5 Stelle operano in direzione opposta.

Ci fa piacere riportare la nota di Mariuccia Licitra, esponente politico serio a differenza di quanti invece fanno opposizione sulla stessa materia, salvo dileguarsi nella seduta di consiglio comunale ove si dovevano discutere gli emendamenti per ristabilire il servizio.
E ci piace, nel contempo, puntualizzare alcuni degli aspetti che sono emersi nel corso delle sedute di commissione sulla intrigata vicenda, per la quale auspichiamo anche un colto parere della stessa Licitra.

Scindendo la questione dalla mancata esternalizzazione di due asili nido per mancanza dei relativi fondi PAC, utilizzata strumentalmente per l’eliminazione del servizio di attività integrative, ci preme sottolineare che questo servizio, del tutto particolare e assente in moltissimi comuni, era una creatura della vecchia politica che aveva trovato una sistemazione come dipendenti comunali, mediante l’istituzione di un servizio tutto nuovo.
sottolineiamo ‘dipendenti comunali’ perché è emerso anche che, in passato, in quanto dipendenti comunali, le maestre, alla fine dell’anno scolastico, tornavano negli uffici per il regolare servizio comunale che non prevedeva vacanze estive. Ad un certo punto anche questa ‘incombenza estiva’ venne eliminata.
Va anche sottolineato che le maestre non sono licenziate ma solo destinate ad altro servizio, contemplando anche la possibilità di eventuali inidoneità alle nuove mansioni.
Certo, la scelta dell’amministrazione comunale può non essere condivisa, può sembrare poco opportuna quella di eliminare un servizio ormai consolidato che, però, non era a beneficio di tutte le scuole ma solo di alcune classi, può essere discutibile quella di destinare maestre, in qualche caso non più giovanissime, al servizio negli asili nido, senza adeguata esperienza specifica pregressa, ma, a quanto pare, la scelta dell’amministrazione, per quanto criticabile, non è né irregolare né illegittima, come sentenziato dalla giurisprudenza in materia.
Un aspetto, poi, ha attirato, particolarmente, la nostra attenzione sempre intollerante di fronte a facili strumentalizzazioni: nel corso di una delle sedute di commissione dedicate all’argomento (quindi è tutto registrato e verbalizzato) una delle dipendenti comunali interessate ad evitare il cambio di mansioni evidenziò, a proposito del servizio finora erogato, che era importante in quanto dedicato ai figli di immigrati che erano particolarmente bisognevoli di integrazione.
Dalle parole della dipendente comunale non venivano intravisti altri particolari aspetti dedicati all’utenza tradizionale,
non si intravedeva perché non veniva esternato quel “patrimonio di progetti pedagogici di alto profilo, valorizzanti le attività previste dal Piano dell’offerta formativa delle scuole ove operano che favorirebbe il raggiungimento degli obiettivi didattici”, non si intravedeva la perdita del patrimonio culturale a beneficio dei nostri figli.
Da rilevare come poi, nel corso delle interminabili discussioni, a riprova del carattere strumentale del dibattito, finalizzato solo a fare sterile opposizione contro l’amministrazione 5 Stelle da parte dei soliti ‘professionisti’ della politica, nessuno si preoccupava di questo aspetto della integrazione dei figli degli immigrati né tantomeno spingeva a fare pressioni sul governo centrale per dirottare parte delle ingentissime somme destinate ai migranti verso queste forme, assai importanti, di integrazione socioculturale.

Pe il resto, com’è nell’ordine normale delle cose, a fronte di scelte eventualmente sbagliate di questa amministrazione, in futuro, altre amministrazioni, eventualmente di colore politico diverso, potranno, anche in tempi piuttosto vicini, riportare alle origini i servizi soppressi.
Di tutti questi aspetti che abbiamo sottolineato e che sono emersi dal dibattito sulla questione, auspichiamo il punto di vista di Mariuccia Licitra.

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