di Cesare Pluchino
Rimandata la discussione delle modifiche al regolamento, in conferenza dei capigruppo.
Da mesi il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle intende procedere ad una revisione del regolamento del Consiglio Comunale: l’elemento scatenante della voglia di cambiare le regole è stata la condizione di minoranza in cui si ritrova il gruppo 5 Stelle a cui, nella prima conformazione del Consiglio spettavano solo 6 consiglieri su 17 componenti contro i nove delle opposizioni.
Dopo le defezioni delle signore Castro e Nicita, nelle Commissioni il Movimento 5 Stelle ha solo 5 componenti: si è tirata fuori la storia che 17 componenti sono molti, ogni seduta ha costi elevati, si vuole ridurre il numero dei gruppi in Consiglio decretando che ogni gruppo deve essere formato almeno da due componenti, nel contempo si voglio ridurre e contingentare i tempi di intervento in aula.
Tutto questo si vuole fare in spregio alle più elementari norme di democrazia, disattendendo la volontà popolare e soprattutto a treno in corsa, cosa quest’ultima che stravolge ogni regola.
Unica speranza è quella che il Sindaco e i componenti la Giunta riescano a condurre a più miti consigli il gruppo, indicando loro una strada non così dirompente, per una materia assai delicata, unica soluzione per non essere accomunati in un epocale disconoscimento delle più elementari regole di democrazia che produrrebbe effetti letali per il futuro, già non tanto roseo, dei pentastellati locali.
D’altra parte è impensabile che modifiche così importanti siano decretate da un gruppo che non ha dimostrato nessuna maturità politica e nessun apporto ha fornito alla vita democratica e amministrativa della città, nemmeno a difesa delle posizioni dell’Amministrazione a 5 stelle, la seconda d’Italia.
Un gruppo che si ritrova con una maggioranza caduta dal cielo per farneticanti strategie politiche degli avversari al ballottaggio, forte di un misero 9% di consensi opposto al 73 % delle coalizioni rappresentate dai 10 consiglieri di minoranza. Perfettamente legittima la loro posizione, ma obiettivamente imbarazzante.
Nella mattinata di venerdì 10 ottobre 2014 era stata fissata una riunione dei capigruppo per incardinare il dibattito sulle proposte di modifica, un appuntamento caduto male, dopo il colpo di mano della sera prima in cui 20 consiglieri facenti capo alla maggioranza hanno eletto i revisori dei conti, in assenza delle opposizioni, senza tenere conto che queste erano riunite per far sintesi e indicare un loro candidato comune. Questo dà il senso delle istituzioni che hanno i grillini ragusani i quali, in maniera perfettamente legittima, ma inopportuna, non tengono in nessuna considerazione ogni forma di rispetto istituzionale e di garbo nei confronti dell’avversario politico che considerano alla stregua di un condomino che non si riesce a sopportare. La vittoria ha dato alla testa di molti dei consiglieri grillini che si sentono in diritto di ostentare la superiorità numerica per schiacciare l’avversario.
Ma la forte reazione dei consiglieri delle opposizioni ha, per il momento, rimandato la discussione: il solito Maurizio Tumino ha minacciato forti reazioni contro ogni modifica che si tenti di imporre con la forza dei numeri. Non sono stati da meno gli altri dopo che, nel frattempo, avevano presentato la copia di una istanza protocollata in Prefettura, prima della riunione, in cui i dieci consiglieri delle opposizioni chiedono un audizione al prefetto per rappresentare i dubbi sulla proposta di iniziativa consiliare avanzata dal Movimento 5 Stelle. Istanza recepita dal rappresentante del Governo che riceverà i dieci consiglieri in uno dei primissimi giorni della prossima settimana.
E’ stato Giorgio Massari, da vecchio e vissuto democristiano, a perorare la causa di un rinvio per meglio riflettere sulla delicata iniziativa, proposta che ha raccolto il consenso anche del Presidente del Consiglio per rimandare di un mese la spinosa questione.
