di Cesare Pluchino
Dalla pagina facebook del Comitato Randello Libera si apprendono situazioni apparentemente inspiegabili
Niente di meglio che consultare la pagina facebook del Comitato Randello Libera per tenersi aggiornato su quanto accade nel sito dell’area tanto cara agli ambientalisti, non solo di casa nostra.
Apprendiamo, grazie anche ad una esaustiva documentazione fotografica, che a Randello, sul lato Canalotti ci sono dei lavori in corso.
Gli osservatori fanno notare, giustamente, che si tratterà di lavori autorizzati, ma non si spiegano perché manca l’apposito cartello di cantiere che illustra i contenuti dei lavori e i relativi responsabili tecnici, oltre, naturalmente, al committente, pubblico o privato che sia.
Si riporta la sensazione che si tratti di lavori pubblici, si avanza l’ipotesi che i lavoratori siano dei forestali, il tutto in un’area che dovrebbe risultare di competenza comunale.
Di che trattasi non è dato sapere.
Più grave la situazione riscontrata nel pieno del sistema dunale, Sito di Interesse Comunitario (ITA080004 Punta Braccetto- Contrada Cammarana) ai sensi della Direttiva Habitat per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie animali e vegetali identificati come prioritari dagli Stati dell’Unione Europea.
Il SIC appartiene, ai sensi del “Manuale per la gestione dei Siti Natura 2000” alla tipologia dei siti a dominanza di “dune consolidate”. L’importanza del sito è notevole, per l’elevata percentuale di biodiversità presente dovuta soprattutto dalla varietà delle condizioni fisiche del territorio, mentre la fauna invertebrata presenta numerose specie endemiche strettamente legate agli ambienti dunali e retrodunali riscontrabili in poche altre zone della Sicilia meridionale.
Si piò leggere ancora, in un post della pagina fb del Comitato, che l’importanza del sito è enfatizzata dalla rarità con cui oggi si riscontrano aree di questo tipo lungo il litorale meridionale siciliano, queste ultime sono infatti pressoché scomparse a seguito di urbanizzazioni incontrollate. Ciò che rimane andrebbe quindi attentamente e scrupolosamente tutelato per conservare, almeno in parte, biocenosi e habitat ormai rari ed in via di scomparsa.
Una zona di grande pregio, da tutelare e proteggere: invece accade che, in particolare nella zona ovest dell’area, di competenza dell’Ufficio Provinciale di Ragusa dell’Azienda Regionale delle foreste Demaniali, siano presenti, in stato di abbandono, semi seppelliti sotto la sabbia finissima, a fare da velenosa compagnia alle specie endemiche da tutelare ed alla fauna selvatica da preservare, centinaia e centinaia di tubi di plastica per irrigazione, con annessi manicotti e vari accessori, che versano ormai in stato di disfacimento.
Probabilmente sono la conseguenza di interventi (quanto meno improbabili visti i risultati) volti a tentare di consolidare le dune e favorire la crescita del ginepro.
A giudicare dalle decine e decine di piantine di ginepro non nate (molte abbandonate nei sacchetti neri prima di essere piantate e tantissime rinsecchite subito) un intervento di per sé disastroso, che sta divenendo devastante ora che la forte temperatura e la insolazione hanno determinato il disfacimento della plastica dei tubi.
Comunque sia, nell’area tutelata sono presenti chili e chili di rifiuto speciale semi sommerso, che sta lentamente ed inesorabilmente disfacendosi provocando un forte stato di inquinamento.
Una discarica illegale di rifiuti speciali in area tutelata che può provocare “distruzione o deterioramento, che ne compromette lo stato di conservazione significativo di un habitat all’interno di un sito protetto” così come recita il Codice Penale.
Il Comitato lancia l’allarme auspicando interventi da parte di chi “ha l’onere e l’onore di tutelare la legalità, il nostro patrimonio ed il futuro del nostro territorio, nella speranza di interventi decisi anche in difesa del buon nome della Sicilia.”
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