A che serve un nuovo negozio, una commessa carina, se si decide di vendere sempre la stessa robaccia?

Ci piace pubblicare un post del prof. Dario Prestana, che molti ricorderanno anche come tesoriere del disciolto II Circolo PD di Ragusa, sull’attuale situazione politica in vista delle elezioni regionali.
Ringraziamo il prof. Prestana per la cortese disponibilità ad autorizzare la riflessione.

“Si stanno avvicinando le elezioni siciliane, ed ancora una volta la Sicilia sembra essere il crocevia in cui tracciare e scegliere la direzione politica di tutta l’Italia.
Il dibattito, però, è tutto ancorato sulla identificazione del leader, come presidente della Regione Siciliana e che debba guidare una coalizione elettorale.
Tutti i veri problemi della Sicilia (e dell’Italia) vanno sempre in seconda pagina.
Emergenze come mafia, corruzione, inquinamento, disoccupazione, povertà, pressione fiscale, e(im)migrazione (e mi fermo) sono ormai rubricate sotto la categoria della cronaca (la politica è considerata solo l’ambito in cui si decide il comandare, al massimo di questa è solo un breve spunto per vedere cosa dice Salvini e cosa risponde Guerini, con Berlusconi e Renzi dipinti come saggi padri costituenti), più noiosa di quella nera, e da saltare velocemente per passare alle notizie calcistiche.
I litigi, i veti, e gli accordi su chi debba essere il candidato di una coalizione accendono gli animi più di una realtà in cui le persone continuano a subire e a morire.
E per i figli si intravede un destino peggiore dei padri.
A tutte le persone, comprese quelle in malafede, vorrei avvertire che queste emergenze ricadranno direttamente o indirettamente sulle teste di tutti in misura uguale, anche in forma diversa.
In particolare, a quelli in buona fede, vorrei suggerire che non è necessaria la presenza di un leader, che ciò che occorre non è l’uomo solo al comando (visione culturale di tipo verticista e fascista).
È fondamentale la presenza di una classe dirigente, non elefantiaca, che sia capace di delineare una visione politica attuale, di coagulare consenso esprimendo valori e bisogni collettivi, di elaborare una complessiva strategia organizzativa, di attuare una efficace pianificazione tattica ed operativa e di realizzare con governi nazionali e locali quanti più traguardi possibili verso un modello di società democratica che soddisfi bisogni e valori diffusi.
Questo è cambiamento in Italia. Un nuovo partito e un uomo nuovo sono scatole vuote se non ci sono uomini nuovi che costruiscano un progetto politico vero.
A che serve un nuovo negozio, una commessa carina, se decidi di vendere sempre la stessa robaccia?”

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