di Cesare Pluchino
La maggioranza del Movimento 5 Stelle fa mancare il numero legale quando c’è da approvare il Regolamento per l’Istituzione della Consulta Comunale della Cultura, voluto dall’Assessore Stefania Campo
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“Sciabolata morbida”, come direbbe Sandro Piccini, telecronista di Mediaset Premium, della maggioranza pentastellata al Consiglio Comunale di Ragusa. Fa mancare il numero legale, quando c’è da discutere e approvare il Regolamento per l’Istituzione della Consulta Comunale della Cultura, voluto dall’assessore Stefania Campo. Subito dopo rientra nei ranghi e, dopo un’ora, vota e approva all’unanimità.
Inutile esibizione che dimostra solo il livello politico della maggioranza che sostiene l’amministrazione Piccitto, una maggioranza slegata, poco esperiente, amorfa, che si distingue solo, salvo poche eccezioni, per le fibrillazioni provocate unicamente da ipotetici appetiti assessoriali o di pari livello.
Un consiglio che ha regalato poche emozioni e non ha fornito spunti interessanti, solo normali segnalazioni che hanno ribadito problematiche attuali, le più significative delle quali sono da noi riprese in altra parte del giornale.
Da segnalare solo un particolare in tema di bilancio, in queste settimane oggetto di forti contrasti all’interno della maggioranza, dove si sta distinguendo la componente del movimento Partecipiamo che contribuisce, per ora, in maniera determinante, a dirimere le questioni che sono imposte dalle politiche di ridimensionamento delle erogazioni regionali e statali, che impongono scelte difficili, su cui Partecipiamo influisce per la maggiore e non indifferente esperienza politica.
A proposito di alcune indiscrezioni sul futuro dell’equipe sociopsicopedagogica, sollevate dai consiglieri Marino e Massari, la risposta inusualmente stentata dell’assessore Salvatore Martorana ha contribuito ad avallare le peplessità: Martorana non si espresso chiaramente per un futuro chiaro dell’equipe, ha detto che il servizio non sarà estinto, nonostante i forti tagli, limitandosi a evidenziare come la sostanziosa somma destinata al servizio, circa 700.000 deve, necessariamente, passare dalla maglie del bilancio.
Impossibile non riportare l’intervento di Sonia Migliore, durante le comunicazioni, a proposito della nota dell’Assessorato agli Enti Locali sulla mancata pubblicizzazione delle modifiche allo Statuto, un capolavoro di dialettica politica fondata sulla manipolazione della realtà, a fini mediatici.
Come abbiamo riferito in altra parte del giornale, l’ufficio ispettivo del servizio vigilanza e controllo degli enti locali ha invitato l’amministrazione a rivedere la posizione e a valutare eventuali iniziative da intraprendere, in mancanza delle quali, ai consiglieri ricorrenti, dell’opposizione consiliare, non resta che proporre ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale.
Il ricorso, con buone probabilità, anzi sicuramente, annullerebbe le modifiche allo Statuto che, però, potrebbero essere riproposte con la procedura corretta. Si tratterebbe solo di allungare i tempi, aspetto che non sarebbe cosa da poco, se non fosse per i costi di un ricorso al TAR non indifferenti, non certo gratuiti come l’inoltro delle carte alla Corte dei Conti o all’Assessorato agli Enti Locali.
Una opposizione più battagliera avrebbe già fatto inoltrare il ricorso, fra gli 8 ricorrenti dell’opposizione di palazzo dell’Aquila, evidentemente, non ci sono vedute univoche sul da farsi.
Allora Sonia Migliore si aggrappa all’appello per l’amministrazione di rivedere le posizioni, di rivedere le procedure, un tentativo anche per ammorbidire le proposte di modifica al regolamento ostentando la minaccia di un ricorso al TAR, ma sorprende quando esorta l’amministrazione a ricorrere lei al TAR, nel caso non si trovi d’accordo con le decisioni dell’ufficio regionale. Un capolavoro !
Altro numero incredibile, dicevamo, la mancanza del numero legale, mentre si discuteva il Regolamento per l’Istituzione della Consulta per la Cultura: una iniziativa dell’assessore Stefania Campo, illustrata in aula, finalizzata ad ottimizzare la programmazione culturale attraverso una maggiore partecipazione dei cittadini, che supera lo stadio già consolidato dell’esperienza del Centro Servizi Culturali, attraverso lo sviluppo di una forte programmazione condivisa con la collettività, dove si inseriscono la componente scolastica e quella del volontariato e delle associazioni di categoria.
Tutto finalizzato a funzionalizzare le politiche culturali della città, che sono politiche di sviluppo e di crescita, di trasformazione in aderenza ai cambiamenti della società.
Interventi delle opposizioni sono stati concordi nel considerare, piuttosto, la nuova consulta come un doppione del centro servizi culturali.
Per nulla esplicitate le riserve, confermate ufficiosamente da qualcuno dei consiglieri di maggioranza, sull’iniziativa, che hanno determinato il ‘’numero’’ dell’abbandono dell’aula, provocando la sospensione della seduta per mancanza del numero legale.
Momenti di malcelata tensione, convocazione repentina di una riunione in sala giunta di tutti i consiglieri pentastellati che, a conferma delle illazioni, erano quasi tutti all’interno del Palazzo Comunale, in ogni caso certamente nel numero sufficiente a garantire il numero legale.
Un ‘numero’ che avrebbero potuto benissimo evitare, alla luce, anche, della successiva totalitaria presenza che hanno assicurato alla ripresa dei lavori.
Approvato il regolamento in oggetto, dopo breve discussione di qualche emendamento, approvato il successivo punto riguardante alcune modifiche allo Statuto della Consulta Femminile, vecchio di 23 anni, come ha fatto rilevare l’assessore Campo.
Modifiche sostanziali sono state la previsione di una componente extracomunitaria e lo snellimento delle procedure di collegamento con il Consiglio Comunale.
Rinviato il punto 4 dell’OdG, per mancanza di documentazione pervenuta alla seconda commissione, Assetto del Territorio, che ha chiesto, alla Presidenza, appunto il rinvio.
Approfittando della totale assenza degli interventi di consiglieri di opposizione, presente solo il consigliere Mirabella, nella seconda parte della seduta, approvato celermente anche l’atto di indirizzo presentato dai consiglieri Porsenna, Spadola, Schininà e Sigona per la creazione di un’applicazione d’info-point per smartphone.
Ritirato l’ultimo punto, un ordine del giorno, presentato dai consiglieri Porsenna, Leggio, Dipasquale e Antoci, riguardante la riqualificazione degli accessi laterali a Ragusa Ibla, perché già previsti nel piano di spesa della Legge su Ibla.
Un Ordine del Giorno, quello della seduta del 30 aprile 2015, esitato per intero, salvo l’unico punto rinviato.
Una seduta che, nonostante il temporaneo scossone della mancanza del numero legale, si è mantenuta nell’ordinario.
Non è mancata la solita inutile provocazione finale, del tutto evitabilissima, del consigliere Porsenna che, platealmente piazzatosi, per i suoi interventi a proposito dei due punti finali, fra i banchi delle opposizioni, per ben due volte, ha ribadito di trovarsi là per evidenziare l’assenza dei consiglieri di minoranza che, strumentalmente, avrebbero fatto mancare il numero legale.
Provocazione evitabilissima, dal momento che si vorrebbe, addirittura, proibire una delle poche prerogative dell’opposizione, del tutto legittima se non addirittura connotante, se riesce a metter a nudo le crepe di una maggioranza allo sbando, a cui appartiene lo stesso Porsenna, al quale, forse sfugge il dato essenziale che i consiglieri di maggioranza non erano assenti per necessità, ma erano in giro per il palazzo, forse deliberatamente assenti dall’aula.
I consiglieri di minoranza non sono certo tenuti ad assicurare il numero legale in aula, cosa, peraltro, accaduta tante volte, proprio per l’elevato senso di responsabilità istituzionale dimostrato da molti di loro.
