di Cesare Pluchino
I responsabili del Cluster Bio Mediterraneo scoprono, solo nel giorno dell’inaugurazione, che le cose non vanno: per quello che riguarda i programmi del Comune di Ragusa sarebbe opportuno che qualcuno chiedesse all’assessore al Turismo di relazionare in aula, nel corso del Consiglio Comunale di martedì 5 maggio, su quanto finora predisposto dall’Ufficio Turismo e sull’utilizzo della somma proveniente dalla tassa di soggiorno
Mario D’Asta, con il collega di partito Chiavola e con i responsabili del suo circolo PD, ha recriminato sull’assenza della città di Ragusa all’apertura dell’EXPO. Ma, forse, è stato meglio non esserci.
Secondo i più autorevoli organi di stampa siciliani, il primo giorno a Milano è stato un calvario, con gli alti dirigenti della regione siciliana impegnati con scopa e paletta a pulire l’area espositiva.
Il Cluster Bio Mediterraneo, ad Expo 2015, doveva essere uno dei nove Gruppi tematici, che si affiancheranno ai padiglioni delle singole nazioni. La Sicilia, oltre ad essere l’unica regione italiana partner ufficiale di Expo 15, è anche capofila del Cluster Bio Mediterraneo, che comprende ben 10 Stati (Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Libano, Malta, Montenegro, San Marino, Serbia, Tunisia) e che staranno tutti insieme in un unico padiglione di 7mila metri quadrati.
Questo ruolo prestigiosissimo è stato assegnato alla Sicilia in virtù del fatto che da millenni quest’isola è la sede naturale del mangiar sano perché sobrio e genuino. Il suo essere da sempre al centro del Mediterraneo ne ha fatto un luogo-laboratorio di tutte le conoscenze e abilità che i vari popoli di passaggio vi lasciavano, anche nell’alimentazione. Così, alla sua natura ricca di biodiversità si sono aggiunti nel tempo alimenti importati, che la creatività isolana ha sperimentato man mano in contaminazioni varie: soprattutto agrumi, verdure, legumi, ortaggi, cereali, olio d’oliva, tanto pesce povero, qualche dolce per le grandi occasioni, poco vino, pochissima carne.
Già durante la presentazione al Castello Sforzesco, a Milano, nel mese di marzo, nessun cenno, della stampa nazionale, di Ragusa e del suo agroalimentare: si leggeva della gente di ogni età incuriosita dagli agrumi, dalle forme di pane, dagli odori del cous cous, dal gigantesco dolce a forma di Sicilia, dal cioccolato di Modica, dal passito di Pantelleria, dalle immagini dei paesaggi siciliani che scorrevano sullo schermo.
Ma di Ragusa e delle sue eccellenze nessun cenno. Segnale evidente che nessuno si era preoccupato della nostra città, o, forse, la nostra città non era compresa nel novero di quelle a dover essere rappresentate a Milano. Questi e altri gli interrogativi per i quali si aspettano risposte dall’assessorato al turismo del Comune di Ragusa.
Si è operata la scelta di andare al traino dell’organizzazione regionale, non si sa con quali garanzie, scritte o di eventuali personaggi affidabili, se ci sono.
Ma l’organizzazione regionale, a ventiquattro ore dall’inaugurazione, sembra non avere risolto la grave emergenza che mette in dubbio la grande operosità milanese e quanto vantato dal presidente del consiglio.
Una nota dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, e del Responsabile unico della Regione Sicilia – Cluster Bio-Mediterraneo recita che “a ventiquattro ore dall’inaugurazione dell’Expo ancora diversi problemi al Cluster Biomediterraneo, attivato con una partenza forzata garantita solo dall’operosità dello staff e dai ragazzi dell’Università Iulm, nonché dalla professionalità e passione degli imprenditori presenti alla prima giornata. Una sorte condivisa anche dai numerosi collaboratori dei Paesi partecipanti al Cluster. Tutti impegnati ieri a fare partire la grande macchina dell’Expo, anche sacrificando ruoli e competenze sistemando, pulendo e attrezzando lo spazio per gli eventi”
Ma si parla anche di scarsa affluenza di visitatori per una posizione non ottimale del Cluster all’interno dell’area espositiva, complicata dalla mancanza d adeguata segnaletica.
Tutte cose che qualche responsabile, che già da diverse settimane avrebbe dovuto essere sul posto, doveva risolvere in tempo.
Se non hanno saputo risolvere i loro problemi, figurarsi per quelli d chi avventatamente si è messo al loro seguito.
I danni e il caos del primo giorno, pare siano stati causati da infiltrazione di acque meteoriche dalla copertura, che hanno invaso i luoghi di degustazione, il palco con le attrezzature elettroniche e gli spazi espositivi.
Al momento, naturalmente, si cerca di salvare il salvabile, considerando ancora la forte valenza che si è intravista nell’evento, valenza di ordine economico, ma anche politico-sociale. In tal senso si è espresso l’Assessore Regionale all’Agricoltura della regione Siciliana, Caleca, che guarda ai potenziali risvolti per le imprese siciliane.
Si parla di non pagare quanto pattuito se le cose non verranno sistemate in tempi brevi, ma non si parla di azioni legali tese ad un risarcimento a nove zeri per il danno di immagine, già subito, di dimensioni incontrollabili.
Fra i primi ad esprimere forte delusione l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle, Ignazio Corrao, che ha visto “nell’immagine di Cartabellotta armato di scopa e paletta la visione di una Sicilia a pezzi, che ben si contestualizza nel grande bluff di Expo Milano”.
Notizie frammentarie, frutto di un apparato di comunicazione che, già all’esordio, mostra grossi limiti, riferiscono che ‘piazzetta Sicilia’, nel padiglione Italia, piccola superficie di soli 102 mq, di cui 38 coperti, praticamente lo spazio di una abitazione di edilizia residenziale pubblica, avrebbe aperto i battenti regolarmente, come avrebbero avuto cura di annunciare il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e l’assessore alle Attività produttive, Linda Vancheri, responsabile della partecipazione dell’Isola all’esposizione universale.
Restiamo in attesa di conoscere progetti e programmi della presenza ragusana all’EXPO.
