Il ricorso al TAR della Società Irminio contro il Comune di Ragusa

 di redazione
Valutazioni di Legambiente Ragusa sulla controversia che oppone i petrolieri all’amministrazione

Per il circolo ‘Il Carrubo’ di Legambiente Ragusa, persistono aspetti propagandistici e una sostanziale ambiguità dei Petrolieri
“La notizia del ricorso al TAR da parte della società Irminio nei confronti del comune di Ragusa, per la mancata risposta alla richiesta di concessione edilizia necessaria per i lavori di trivellazioni in c.da Buglia Sottana e la conseguente richiesta di un cospicuo indennizzo, ci lascia  piuttosto basiti.
Infatti da una parte la Irminio  si vanta, sui media locali,  dei mirabolanti risultati ottenuti in “sinergia” con il Comune,  l’Università  e le Associazioni Agricole, circa il progetto di ricerca per la realizzazione di un centro sperimentale agricolo e zootecnico alimentato dal calore del cogeneratore sito nei pressi dei pozzi di c.da San Paolino (in zona di tutela assoluta 3 del Piano paesaggistico), e, contemporaneamente, dall’altra,  gli avvocati della Società presentavano il citato ricorso contro il Comune.
Della serie:  “prima ti invito a cena e poi ti avveleno”.
Ma questa notizia non avrebbe dovuto sorprenderci più di tanto, fa parte dello “stile” della Società avere questi comportamenti diciamo così ad “ampio spettro”. 
Nel ricorso al Tar, la Società stima oltre ad “una perdita netta già conseguita di circa € 7.900.000,  a cui si aggiunge l’ulteriore importo di € 161.500  per ogni giorno di ritardo”, un aumento dell’aliquota da versare all’erario  di 3,9 milioni di euro/annui a pozzo nell’eventualità che la  realizzazione delle tre perforazioni avesse un esito positivo.
Previsioni  estremamente  ottimistiche,  considerato che circa  17  anni fa, almeno secondo quanto riportato dal sito  del Ministero della sviluppo economico, la Società aveva perforato nella stessa zona ad una distanza di circa duecento metri da dove dovrebbero essere effettuate le nuove perforazioni ed il pozzo (profondo circa 2300 metri) è risultato sterile.
Nel caso in cui il ricorso al Tar venisse accolto, rimarrebbe  soltanto Legambiente a resistere contro i petrolieri. Infatti, rimarrebbe in atto soltanto il ricorso al TAR di Legambiente Sicilia contro il nulla-osta della Soprintendenza di Ragusa.
Il Comune di Ragusa, che aveva tutte le motivazioni per non concedere la concessione edilizia, come nel mese di dicembre aveva suggerito Legambiente,  avrebbe dovuto negare il permesso di costruire e non scrivere una nuova lettera alla Società Irminio, per richiedere ulteriore tempo prima di decidere, esponendosi al rischio del silenzio-assenso.  Perché l’ha fatto ?
Il Comune invece di chiedere spiegazioni alla Soprintendenza sulle motivazione del rilascio del nulla-osta positivo, perdendo prezioso tempo, avrebbe dovuto presentare ricorso al TAR contro il parere paesaggistico, ma non l’ha fatto. Perché ?
Finora l’amministrazione comunale di Ragusa si era comportata coerentemente con le posizioni del M5S. Aveva correttamente presentato, insieme alle associazioni ambientaliste, un ricorso al TAR contro il progetto Offshore Ibleo di trivellazioni a mare, a circa 100 km da Ragusa e le osservazioni al progetto di prospezione della Schlumberger Italiana davanti alle nostre coste. 
Sarebbe stato un atto naturale presentare un ricorso contro le trivellazioni  in una zona tutelata a casa propria. 
Senza che ciò mettesse a rischio i milioni di euro di royalties.
Infatti queste sono regolate dalla legge Regionale n. 30 del 20/03/1950 e dalle leggi successive e quindi le società non possono esimersi dal versare quanto dovuto.
Probabilmente, un atteggiamento meno attendista e più deciso avrebbe senz’altro giovato al Comune che ora si ritrova questa “gatta da pelare”. 
La cosa che ci sorprende, ma non più di tanto,  è il comportamento ambiguo della Società: a parole tutta tesa al rispetto dell’ambiente, del bene della popolazione e dello sviluppo sostenibile;  nei fatti a pensare ad un unico obiettivo: il denaro.
Solo così si può spiegare l’inverosimile  richiesta di  un indennizzo  all’Amministrazione Comunale. Inverosimile perché la richiesta di tre perforazioni a Buglia Sottana partiva dal presupposto che le stesse erano da considerarsi trivellazioni  temporanee ed a scopo di ricerca. Nel ricorso si dà quasi per scontato che le opere non siano affatto temporanee perché si è sicuri di trovare l’oro nero,  pur avendo già fallito una volta. 
Vorrebbero dei milioni di indennizzo?   Niente  male per una Società, non certamente grande, che fino a due anni fa aveva un  capitale sociale di soli centomila euro.

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