Una politica ‘inquieta e inquietante’

Gli aggettivi inquieta e inquietante sono stati usati, oggi, dall’illustre Salvatore Parlagreco, sul giornale da lui diretto, Sicilainformazioni, per definire la sinistra attuale per la quale l’ex sindaco di Milano, Pisapia, intravede una fine prossima, recitandone il de profundis, in una intervista alla RAI, a proposito delle prossime elezioni siciliane.
Vorremmo mutuare l’accoppiata di aggettivi per affibbiarli non solo alla sinistra ma a tutta la politica, in generale.
Vediamo una politica inquieta e inquietante perché non si intravedono sbocchi alla confusione, all’arrivismo sfrenato, alla totale assenza di programmi, allo sfregio delle appartenenze, passate e presenti, si discute solo di gente incandidabile, di voltagabbana, di innominabili e di innominati, di gente che, dal nulla, dovrebbe assurgere a cariche importanti.
Siamo ormai abbondantemente disillusi, doveva fare la rivoluzione Crocetta ed è finita nel caos e nel ridicolo, la dovevano fare i 5 Stelle e basta citare lo scandalo delle firme false, con i protagonisti che rivestono ancora ruoli di primo piano, per capire che la rivoluzione ha bisogno di uomini e donne con tutt’altre caratteristiche.
Non vogliamo qui esprimere preferenze per alcuno dei candidati alle cariche di presidente e di deputato, anche perché non si vede chi potrebbe modificare uno stato di cose che si muove verso lo sfacelo totale.
Ma viene da considerare la politica inquieta ed inquietante, perché, dovunque si gira lo sguardo ci sono solo movimenti per arrivare al potere, per conquistare la poltrona, per assicurarsi cinque anni di bella vita, poi si vedrà.
Tralasciamo le battaglie e le contrapposizioni di altre province, per limitarci a quelle di casa nostra.
Cominciamo dalla sinistra che ha ispirato Parlagreco, e anche noi, nel nostro piccolo.
Dovevano fare una cosa sola, un fronte comune per battere il PD, una vera e propria unione delle sinistre, non sembra che l’obbiettivo sia raggiunto, a livello regionale e a livello locale, soprattutto con forti contrapposizioni fra i candidati provenienti da aree diverse.
Andiamo a destra e la scomposizione fra fedelissimi di Musumeci, appartenenti ai partiti di destra ed esponenti di Forza Italia, ha provocato solo una grande confusione.
Qualcuno è passato nella lista del candidato Presidente, ma questa non mostra di poter conquistare percentuali rispettabili, solo il candidato è dato in netto vantaggio sugli altri contendenti, ma non sembra in grado di contrastare le diverse nubi che si addensano sul futuro di un suo eventuale governo, per le inevitabili contrapposizioni interne che, al momento, sono solo artificiosamente in letargo per evitare di sfasciare tutto con esiti prevedibili.
Localmente, non assistiamo ad un impegno comune per vincere ma, piuttosto, ad un regolamento di conti, come a Ragusa, dove la contrapposizione fra la corrente MInardo e la corrente Mauro, così come una volta, condiziona negativamente la politica, provocando la disaffezione di larghe fasce di cittadini.
La contesa è sul nome da portare avanti per queste regionali, invece di lottare per conquistare due seggi, si cerca l’affermazione per eliminare l’avversario interno.
Storie incredibili, già viste, questa volta intorbidite anche dalla scelta di esponenti politici profughi da altre forze politiche scomparse, da appoggiare anche a costo di eliminare chi la storia del partito l’ha fatta a Ragusa e in provincia.
Addirittura c’è chi si misura in proiezione comunali del 2018, come corrente, con personaggi da candidare inimmaginabili, e chi cincischia per nominare un coordinatore cittadino di Ragusa, sul quale, stranamente, c’è condivisione ma che, per una questione di principio, dovrebbe essere indicato dall’ala modicana per una mera affermazione di supremazia nel partito.
Senza troppi giri di parole, c’è chi vorrebbe imporre un nome vicino all’ala modicana, non importa se proveniente dalla sinistra o da altri partiti, la summa del ridicolo in politica, fenomeni provocati, indirettamente, dagli strateghi del nulla che si mettono insieme per fare accademia da spiaggia.
Poi andiamo al PD e la lotta per l’unico seggio disponibile, che pare non possa scappare nonostante il crollo dei consensi previsto per il partito di Renzi, è cosa nota fra il candidato ragusano e quello ipparino.
Anche in questo caso forti contrapposizioni interne in uno scenario che non guarda al bene comune ma alla poltrona.
C’era chi poteva fare la differenza in questa becera atmosfera, chi poteva e doveva fare la rivoluzione, ma si è perso per strada nel silenzio delle vetture a pedali, senza motore.
Una partenza sparata, ma, strada facendo si sono scaricate le batterie, i sondaggi della vigilia davano vantaggi stratosferici e consensi a 5 Stelle, nel senso letterale delle parole, poi l’entusiasmo della gente è andato scemando, si sono schierati candidati e liste, l’entusiasmo e i numeri dei sondaggi si sono ridimensionati per arrivare a leggere sul più autorevole quotidiano locale che nemmeno i grillini di Ragusa, fra i primi in Sicilia amministratori e consiglieri del Movimento 5 Stelle a guidare una città capoluogo, si stanno strappando i capelli per sostenere i candidati, anche e soprattutto quelli locali.
Roba da fumetti, da cartoni animati, a cominciare dalle esternazioni del candidato Presidente che si doveva circondare solo di gente titolata e competente.
Nessuna meraviglia se l’astensionismo cresce!

Ultimi Articoli