Dopo 12 ore di scrutini, 649 sezioni su 5.300 debbono ancora chiudere i verbali, con una percentuale del 39,8 % il candidato Nello Musumeci stacca il secondo, Cancelleri, appostato sul 34,7 % e può essere considerato, virtualmente il vincitore delle elezioni regionali.
Il candidato del centro destra ha la meglio sul candidato del Movimento 5 Stelle che risulta il primo partito in Sicilia.
Nettamente staccati i candidati delle sinistre che, forse, hanno recitato il canto del cigno di una storia che, in verità, in Sicilia, non ha mai vissuto momenti esaltanti.
88.000 voti di differenza fra i due sfidanti che non evitano ai grillini di essere fedeli ai loro clichè, che parlano di vittoria contaminata e di possibili irregolarità nel voto che si riservano, per bocca del portavoce Distefano, di verificare a risultati definitivi.
Delusione palpabile e comprensibile, dopo una lunga campagna elettorale che i pentastellati hanno affrontato da favoriti assoluti, per poi perdersi in una gestione della stessa alquanto anonima ed evanescente, tale da far recuperare posizioni al diretto concorrente che riuniva, intanto, attorno a sé, il ‘meglio’ delle forze politiche di centro destra e non solo.
La questione degli impresentabili e una non efficace e deleteria apparizione nel confronto televisivo dell’ultima domenica procurava, negli ultimi giorni della campagna elettorale, un calo di immagine per il candidato Musumeci che ha perso diverse posizioni a vantaggio dei 5 Stelle che, però, non le hanno saputo valorizzare e, soprattutto incrementare, attraverso una adeguata comunicazione, da sempre il tallone di Achille di questi neofiti della politica, specialisti nel fare solo di testa loro.
La prestazione finale, pur senza vittoria, potrà servire come trampolino di lancio per le nazionali, ma questa sembra, a tutti gli effetti, una occasione persa, gli eletti si perderanno, come è stato nell’ultima legislatura, nell’anonimato di una opposizione che non incide sulla vita politico amministrativa della regione, Cancelleri non potrà ancora essere riproposto come candidato, dopo due esperienze negative, non si intravedono soggetti in grado di distinguersi, per il futuro, a livello regionale.
C’è mancato veramente poco per vedere i cinque stelle e il cerchio magico siciliano a palazzo d’Orleans, negativamente avrà influito, almeno inizialmente, una certa sicurezza di centrare l’obiettivo.
Ci sono stati poi aspetti della campagna elettorale assai poco chiari, per esempio il mancato coinvolgimento degli amministratori locali che, quasi mai sono stati coinvolti nell’organizzazione della campagna.
Anche il mancato impegno di presentare in anticipo la squadra assessoriale ha avuto il suo peso, aggravato anche da scelte non in linea con le sbandierate esigenze di competenza e di elevata professionalità che la gente non ha avuto modo di riscontrare nelle prime scelte.
Dall’altra parte, la vittoria di Musumeci, al di là del prestigio personale del nuovo Presidente e della sua storia politica di uomo di destra, è il trionfo delle strategie di un’area politica dominata da Berlusconi e da Forza Italia.
Ci sono state già le prime rivendicazioni di paternità della candidatura da parte della Meloni, la responsabile di Fratelli d’Italia, ma la risicata conquista della soglia di sbarramento, avvenuta solo nella tarda serata di lunedì, della lista che vedeva uniti Fratelli d’Italia e la Lega di Salvini, li pone ai margini di una coalizione che, oltre a Musumeci e agli uomini di Berlusconi, presenta solo comprimari.
C’è da sperare solo che, a cominciare dalla prossima scelta degli assessori, il nuovo presidente sia disponibile a qualche concessone straordinaria, per poter sperare di una legislatura serena e spedita, dopo il farsesco circo crocettiano che ha sprofondato l’isola nel baratro.
Presto avremo i numeri definitivi della contesa, segnatamente quelli che riguardano i dodici comuni della provincia di Ragusa, a breve si dovrebbero avere chiarimenti, finora non pervenuti, su quelle che saranno le strategie per i problemi emergenti del territorio.
Le stesse strategie che dovrebbero avere i parlamentari regionali eletti che, finora, hanno solo fatto campagna elettorale e propaganda, senza spiegare ai cittadini elettori come vogliono affrontare i problemi della Sicilia.
I quattro seggi assegnati al nostro territorio hanno visto prevalere tre onorevoli già deputati a Palermo, i confermati Nello Dipasquale, per il Partito Democratico, Orazio Ragusa per Forza Italia, Giorgio Assenza per #diventerà bellissima.
Impossibile non soffermarsi sulle caratteristiche politiche dei primi tre eletti, con storie politiche del tutto particolari: Nello Dipasquale, ex democristiano DOC, esponente di spicco di Forza Italia, poi transitato nel Megafono di Crocetta dopo l’esperienza del movimento personale di Territorio, approdato, infine, nel Partito Democratico, nella cui corrente renziana si appresta a diventare ufficialmente, ufficiosamente già lo era, il leader incontrastato a livello provinciale con forte influenza sul territorio regionale.
Orazio Ragusa, fino a pochi mesi prima esponete del liquefatto UDC, ha trovato alloggio in Forza Italia, Giorgio Assenza, storicamente uomo di destra, già del Movimento Sociale e di Alleanza Nazionale, transitato in Forza Italia dopo l’evaporazione dei partiti di area, è ritornato vicino a Musumeci, abbracciando il movimento creato per la scalata alla regione.
Vergine politicamente appare Stefania Campo, ex assessore alla cultura del Comune di Ragusa, grillina della prima ora, che ha conquistato il seggio a Palermo ai danni della portavoce di Acate, Vanessa Ferreri, che era stata eletta nel 2012.
Già nella giornata di martedì 7 novembre, nel corso della seduta di consiglio comunale, ci sarà l’occasione per le prime valutazioni sull’esito delle elezioni regionali, con particolare riferimento agli eletti del territorio.
I dati definitivi ci permetteranno, altresì di commentare gli stessi esiti e di intravedere le possibili influenze sulla politica locale, anche in vista delle prossime consultazioni nazionali e delle amministrative di giugno che vedranno contendersi la poltrona di Palazzo dell’Aquila, un argomento succulento che ci riserviamo di trattare a breve, nelle sue varie, anche piccanti, sfaccettature.
