Un poker di donne mina il fortino a 5 Stelle, Gianna Sigona lo espugna

Ci hanno tentato, per quattro anni e 5 mesi, quelli che oggi aspirano a candidarsi per guidare la città, quelli stessi che, in questo periodo, organizzano incontri per trovare un accordo di coalizione di giorno, cercando, di sera, di prevalere sugli altri con accordi e alleanze di altro tipo, quegli stessi che nell’odierna seduta del civico consesso, si sono trovati uniti per una pregiudiziale che fosse di paravento alla prima bocciatura di un atto dei 5 Stelle.
Occorreva il paravento perché nella terza variazione di bilancio erano contenute misure per il personale e sarà difficile spiegare ai dipendenti che proprio in questa occasione hanno trovato le condizioni giuste per riuscire a mettere sotto i grillini.
Era dall’elezione del Presidente Tringali che il gruppo di Maurizio Tumino reggeva il moccolo ad una maggioranza 5 Stelle che si andava sfaldando, forse il gruppo non è riuscito più a tollerare le voci che circolavano ormai senza ritegno, troppi si chiedevano cosa ricevesse in cambio Tumino e troppe erano le illazioni in merito.
Avrà influito anche il periodo, ormai avviato, di campagna elettorale, che ha trovato d’accordo i protagonisti per sfruttare l’occasione di dare il colpo di grazia all’amministrazione Piccitto.
Dopo diversi e variopinti tentativi, di tutti i tipi, finalmente sono riusciti a mettere sotto i 5 Stelle, da troppo tempo ormai sbrindellati più delle opposizioni.
Già sono stati diramati i primi comunicati stampa, rilasciate interviste e annunciate le conferenze stampa che riempiranno il fine settimana.
Ma nessuno ha evidenziato i meriti di chi ha effettivamente buttato giù il fortino pentastellato: un poker di donne, troppo sottovalutato, quello che ha determinato la fine della maggioranza 5 Stelle.
Prima furono Mirella Castro e Manuela Nicita, poi fu la volta di Maria Rosa Marabita, ultima, e forse la più decisa e convinta politicamente, Gianna Sigona.
Quattro donne a 5 Stelle, grilline della prima ora, che hanno abbandonato, in maniera sempre plateale, il Movimento di Grillo, poco considerate dalla truppa e dai dirigenti a 5 Stelle, troppo superiori per andare a verificare le cause del malessere.
Delle prime due non si avvertì troppo la mancanza, una addirittura passò con Partecipiamo, l’alleato dei 5 Stelle, quando si ruppe l’alleanza restarono 16 consiglieri di maggioranza, numeri troppo risicati tenendo conto degli sbalzi umorali che condizionavano le presenze in aula.
Poi fu la volta della ribellione della Marabita, sobillata dai dissidenti di ragusattiva, c’è stata commedia sul 15 a 15, il voltafaccia della Sigona ha fatto saltare tutti gli equilibri.
Ma quelli che per anni hanno gridato contro i 5 Stelle non hanno mai riconosciuto i meriti a queste quattro donne che sono riuscite dove hanno fallito gli scienziati della politica.
E questo poker di donne va messo in guardia: sono loro che devono rivendicare i meriti della caduta definitiva della maggioranza 5 Stelle, perché gli aspiranti sindaci se ne dimenticheranno ben presto.
Qualcuna potrebbe anche rivendicare la carica di sindaco, in ogni caso dovrebbero essere premiate con un assessorato, devono assolutamente essere tenute in conto, lo devono pretendere dai leader di riferimento che si muovono per le prossime amministrative: Iacono per la Castro, Dipasquale per la Nicita, Massari per la Marabita, Assenza per la Sigona.
Se perderanno questa occasione, a nulla saranno serviti i cambi di casacca che hanno minato la maggioranza 5 Stelle.
Devono diventare le icone della riscossa antigrillina e non devono essere oscurate perché sono loro i meriti.

Quanto alla seduta della caduta, uno squallido spettacolo di superficialità grillina che all’ultimo momento ha esperito gli adempimenti per il rinnovo del Collegio dei Revisori dei Conti e all’ultimo giorno ha presentato importanti atti finanziari, come sempre è stata solita fare.
Solito modus operandi dell’amministrazione, solito accondiscendente atteggiamento reverenziale del Presidente del Consiglio e della parte pensante del gruppo consiliare 5 Stelle che mai hanno voluto imporsi su sindaco e assessori, ossequiosi di fronte alle eterne promesse di politiche condivise.
Riteniamo squalificante citare i particolari della disfatta, che girano attorno ai termini di decadenza del vecchio Collegio dei revisori e di insediamento dei nuovi, la risultante una doppia pregiudiziale sugli atti presentati, una variazione di bilancio che poteva essere approvata entro il termine del 30 novembre e debiti fuori bilancio, che non sono stati esaminati per i pareri illegittimi del vecchio collegio dei revisori.
Per il giorno 4 dicembre dovrebbe andare in aula il bilancio consolidato 2016, anche se il nuovo collegio dei revisori fornirà i pareri regolarmente, ci potrà essere un nuovo attacco della maggioranza formata dalle opposizioni per dare un’altra bocciatura.
D’ora in poi i lavori d’aula diventeranno bellissimi, avvincenti, è verosimile anche che l’amministrazione porterà in aula lo stretto necessario, sono forse svaniti i sogni di voler esitare, entro il 31 dicembre, nei termini di legge, il bilancio preventivo 2018.
Le opposizioni si sono buttate come iene fameliche sulla decimata maggioranza, non hanno voluto bocciare gli atti, hanno preferito mandare avanti la pregiudiziale, alla fine della sindacatura, dopo tanti fallimenti e tante inutili minacce di denunce, esposti e ricorsi al TAR, sarebbe stato più dignitoso dimettersi, farsi da parte e far sentire in modo diverso la incontestabile superiorità numerica, riuscendo, forse, a impressionare maggiormente la collettività.
Se protagonista fosse stato un fronte unito delle opposizioni, avrebbe potuto raccogliere i meriti della bocciatura in aula, dal momento che le opposizioni non rappresentano altro che 5 o 6 componenti che, a breve, ma possiamo anche dire che già sono ai ferri corti per la candidatura a sindaco, non sappiamo quale effetto potrà avere la sortita sull’elettorato che, come si è visto di recente, è prettamente di marca 5 Stelle.

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