di Vilnius Nastavnic
Rivitalizzare il centro storico non vuol dire aprire solo esercizi per la ristorazione, sarebbe opportuno fare tesoro delle negative esperienze in altre città
A tracciare un ritratto non esaltante del centro storico “più vasto e più bello del mondo”, come viene definito quello di Roma, è il giornalista e politico Vittorio Emiliani, già firma dell’Espresso, del Giorno, direttore del Messaggero, editorialista del tempo, del Sole 24 ore, del Secolo XIX e dell’Unità, già membro del CdA dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, gestione dei concerti, attualmente presiede il Comitato per la Bellezza.
Il cuore urbanistico di Roma, come scrive Emiliani nel suo blog sull’Huffington Post, rischia di essere sommerso da una marea di locali e localetti di mescita, da vinerie, birrerie, pizzerie, forni trasformati in pizzerie notturne, pub, gelaterie, laboratori gastronomici, friggitorie e altro ancora.
Scomparsi, di fatto, in pochi anni negozi storici, librerie, antiquari, restauratori e altri artigiani. Contemporaneamente si registra una vera e propria invasione di Bed&Breakfast, spesso non del tutto in regola, con la conseguenza fisiologica dell’uscita dal centro dei residenti.
C’è qualche tentativo della competente commissione comunale di provvedere a modifiche e integrazioni alla disciplina di tutela e riqualificazione delle attività commerciali e artigianali nella Città Storica, con proposte che dovrebbero arginare la disastrosa trasformazione della città antica in un “divertimentificio” ininterrotto.
Significativamente hanno votato a favore i consiglieri di maggioranza Pd, Sel e i consiglieri M5S. Hanno votato invece contro i consiglieri di “Noi con Salvini” e del PdL. Non unanimi i pareri delle commissioni delle varie municipalità.
Le nuove norme vorrebbero vietare l’apertura di nuove attività di tipo alimentare e di vendita di souvenirs in comparti storici saturi oltre ogni limite. Sono molti i comitati e le associazioni per la tutela delle aree storiche della Capitale che sostengono la battaglia per la salvezza della “grande bellezza” di Roma contro le mangiatoie veloci che dilagano dappertutto.
Non sarebbe male tenere la situazione sotto controllo nei due centri storici della nostra città, dove ancora la situazione è contenibile e si deve tener conto delle valutazioni della commissione UNESCO per il mantenimento del prestigioso riconoscimento.
Il fenomeno del dilagare di esercizi di ristorazione si affaccia a Ragusa e a Ibla, dove sarebbero opportuni più severi controlli in quei locali di ridottissime dimensioni, dove in pochi metri quadrati stanno insieme frigoriferi e piani cottura, dispense per frutta e verdura accanto a contenitori per carni, salumi e pesce, impastatrici e detersivi per la pulizia delle stoviglie, spesso con requisiti di accesso per i disabili del tutto discutibili
