di Cesare Pluchino
In un momento negativo per il partito di Berlusconi, a livello nazionale e regionale, dopo il non esaltante risultato delle elezioni, un esordio discutibile per il nuovo gruppo al Consiglio Comunale di Ragusa
A livello nazionale non si sa che fine farà Forza Italia, impigliata nella rete volubile di un Berlusconi che solo troppo tardi ha avuto contezza della poca consistenza di quanti lo hanno circondato e osannato per anni.
Fino a stamani i giornali parlavano di una possibile ‘liquidazione’ del partito che diventerebbe certezza ove la posizione del leader fosse rivendicata da qualcuno delle formazioni una volta minori, oggi detentori delle percentuali più alte.
Certo i fedelissimi, gli azzurri della prima ora, seguiranno sempre Silvio, ma potrebbe non esserci la bandiera che, per oltre un ventennio, ha incantato l’Italia e gli Italiani.
In regione, il risultato non confortante delle elezioni, acclarato dalla commovente serie di comunicati che potevano esaltare solo i successi in piccoli comuni della provincia siciliana, hanno fatto sbocciare la fronda contro il coordinatore Gibiino, di cui qualcuno fra i parlamentari dell’ARS, addirittura, arriva a chiedere la testa. E, in questo caso, trascinerebbe al ritiro anche i fedelissimi.
A Ragusa, dopo 23 mesi di esitazioni, dovute alle alterne e, talora, illeggibili, vicende del partito di Berlusconi, Maurizio Tumino, unico frutto dello scarno 6,50 % ottenuto dalla lista PDL, raduna il fedelissimo Lo Destro e Giorgio Mirabella per costituire il gruppo imposto dalla nuove norme statutarie, volute dalla maggioranza 5 Stelle – Partecipiamo con l’appoggio esterno di Movimento Città e PD.
Certo la ricostituzione ufficiale di Forza Italia, come accennato, avviene in un momento politico non ideale per gli azzurri, offuscato in territorio ibleo, dall’immobilismo di una triade commissariale frutto di irrisolte contrapposizioni locali che hanno tarpato le ali ai residui entusiasmi.
Già all’atto della dichiarazione del gruppo, il nome annunciato di Forza Italia era stato corretto dal Presidente del Consiglio in quello di PDL, partito nelle cui fila era stato eletto Tumino, occorreva, pare, un passaggio, preventivo, alla nuova denominazione, passaggio che si sarebbe potuto formalizzare, in ogni caso, successivamente.
Nella mattinata di martedì 9 giugno, il gruppo ha abbandonato quasi subito i lavori, a sostegno dei lavoratori petroliferi, come riferiamo nel resoconto della seduta, rinunciando al dibattito in aula sulle modifiche al regolamento.
Questo esordio non proprio esaltante del gruppo berlusconiano in consiglio comunale, dovuto, forse, anche, al mancato raccordo con i nuovi arrivati che debbono prendere consapevolezza di non essere più componenti di semplici liste o movimenti di paese ma organici in quello che è stato, per anni, il primo partito d’Italia, ha trovato, sul percorso, anche il tentativo vano, ma, comunque, straziante a livello di immagine, di fare scomparire il nome Forza Italia da Palazzo dell’Aquila.
Una mossa malcelata, orchestrata da Sonia Migliore, a conferma di un malessere sottotraccia nelle opposizioni, che ha trovato la consapevole connivenza della maggioranza.
Uno dei tre emendamenti approvati modificava il comma che stabiliva le norme per il nome da dare ai nuovi gruppi, così recitando: ‘’qualora il gruppo è formato da più componenti, provenienti dal liste diverse, è ammesso il nome del gruppo formato dall’unione delle varie denominazioni, non è ammesso nominare il gruppo con sigle che non siano state elette in consiglio comunale, fatta eccezione per i movimenti o i partiti a livello reginale o nazionale’’. Di colpo veniva però cancellata l’eccezione finale per i partiti a livello regionale o nazionale.
L’impressione che si è diffusa in aula, a diversi livelli, è stata quella che il gruppo in questione non potesse assumere il nome di Forza Italia, perché non eletto in consiglio comunale. Un esame più attento ha fatto notare come la norma, in ogni caso subordinata all’approvazione completa del regolamento, non possa essere retroattiva, essendosi costituito già il gruppo in ossequio alla norma statutaria modificata.
Da chiarire se, in quel momento, si poteva utilizzare la denominazione Forza Italia e se, in ogni caso, sarebbe possibile farlo fino all’approvazione definitiva del nuovo regolamento che non lascerebbe, poi, spazio ad adeguamenti dell’ultima ora.
Un tentativo maldestro, dall’esito ancora imprevedibile, che tratteggia, comunque, i lineamenti di opposizioni che accusano la fatica psicologica di due anni di opposizione senza risultati di rilievo, improduttiva anche solo nel delineare un messaggio efficace per la città, che potrà essere invogliata, in futuro, alla ricerca di forze nuove e arrembanti per sfide che non possono vivere solo sui ricordi dei fasti del passato.
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