di Cesare Pluchino
Con il suo consueto atteggiamento, a metà tra il suadente e il supponente, ha parlato, quasi con distacco, delle cose italiane per oltre un’ora.
Presenza di prestigio, quella di Massimo D’Alema, per l’apertura della Festa provinciale dell’Unità, ai Giardini Iblei. Quanto ad autorevoli presenze il segretario provinciale Giovanni Denaro può dire di aver organizzato una Festa con i fiocchi: sul palco, insieme a lui, per il saluto d’apertura, con il Presidente Provinciale Bartolo Giaquinta, il segretario regionale Fausto Raciti e il presidente regionale Marco Zambuto.
Un parterre d’eccezione faceva corona agli illustri ospiti, il sen. Gianni Battaglia, l’On. Giorgio Chessari, l’on. Giuseppe Di Giacomo, il Sindaco di Vittoria, l’avv. Giuseppe Nicosia, il segretario provinciale della CGIL, Giovanni Avola, il coordinatore del II circolo PD di Ragusa, avv. Mimmo Barone.
Numerosi gli iscritti e i simpatizzanti, notata l’assenza degli esponenti del I e del III circolo, nota stonata della serata in cui avrebbero potuto dare un timido segnale, se non altro per offrire un doveroso benvenuto agli illustri ospiti.
Giovanni Denaro ha presentato la Festa come un’iniziativa per dare vita ad un percorso nuovo, rammaricandosi che non sono arrivati i segnali sperati. Considerava quello di Ragusa come un momento importante per uscire dallo sterile dibattito interno, ma occorre pensare oltre, alla crisi profonda del territorio, ai settori in crisi, agricoltura, orticoltura, lavoro, ambiente e turismo, temi che saranno affrontati nella tre giorni nel centro barocco.
Di unità, di ricucitura dei rapporti, di nuova linfa per dare scatto all’azione politica, hanno palato, quasi all’unisono, il Presidente provinciale Giaquinta, quello regionale Zambuto e Fausto Raciti, segretario siciliano.
Atteso il contributo di Massimo D’Alema, ancora più pregnante perché sollecitato dalla verve consueta del giornalista Angelo Di Natale.
Una lunga intervista che diventa piacevole conversazione, parte dalle esperienze di politica estera del leader democratico, che ne fanno un osservatore privilegiato sulle questioni più attuali.
Gli attuali impegni di studio e di ricerca, in giro per il mondo, in qualità di Presidente della Fondazione dei Socialisti europei, lo fanno stare a contatto con i problemi emergenti del mondo e con eminenti personaggi della politica, dell’economia e della finanza, occasioni che lo rendono edotto e competente sulle problematiche che assillano le grandi potenze mondiali.
Hanno volato alto Angelo e Massimo, passando dalla Russia al Medio Oriente, dall’Africa agli Stati Uniti, con tappa d’obbligo sulle vicende europee che soffrono della mancanza di una politica estera comune.
Parlando delle ultime esperienze di governo, a proposito di vicende italiane, D’Alema ha strappato gli applausi del pubblico attento quando ha detto che “fra Berlusconi e la verità ci sono stati sempre rapporti problematici”.
Notevoli perplessità ha esternato sul futuro dell’Europa per la mancanza d’investimenti per la crescita e lo sviluppo. Se Obama ha investito 800 miliardi di dollari, con un ritorno di due milioni di posti di lavoro e una crescita superiore al 3%, l’Europa è ferma, ancora impantanata su un possibile investimento di soli 300 miliardi di euro. Tutti i grandi investimenti pubblici, a cominciare da quelli per la difesa, sono poi serviti ai privati per farne business di livello mondiale, vedi internet, il GPS, lo stesso iPhone della Apple.
Non abbiamo autorevolezza in Europa, anche perché i leader politici nostrani, a differenza di quelli europei, badano solo ai titoli sui giornali dell’indomani.
Inevitabile parlare di politica interna e del futuro del Partito Democratico: Massimo D’Alema assegna grande responsabilità al Partito perché forza politica fondante per il paese, ma è preoccupato per la mancanza di dialogo e di democrazia interna che può isolare, in maniera definitiva un governo che si regge solo sull’appoggio benevolo e costantemente attento di Berlusconi.
Da ultimo grosse riserve di ordine costituzionale sulle questioni del lavoro, dove forse ci sono gli errori più pesanti del governo attuale, per mano di un gruppo di giovani che dovrebbe conoscere meglio la Costituzione.
Sottile, ironico con una punta di sarcasmo, piacevole da ascoltare, difficile da non condividere, un grande politico rimane tale anche quando è defilato e riesce ad ammaliare anche chi a sinistra non ha votato.
