Salta l’esame in aula del Piano Triennale delle Opere Pubbliche

di Cesare Pluchino
Come già avevamo previsto, rinviato a data da destinarsi l’esame dell’atto collegato al bilancio di previsione

Facili profeti nel ritenere che sarebbe saltato l’esame del Piano Triennale delle Opere Pubbliche: già nella seduta della seconda commissione si erano avvertite le grosse criticità che avrebbero sconsigliato di procedere all’esame dell’atto.
Il flop di amministrazione e maggioranza del Movimento 5 Stelle ruota, principalmente attorno alla mancanza del parere dei revisori dei conti. L’ennesima dimostrazione di un misto di incapacità gestionale e arroganza del potere che non fa certo bene al Movimento di Beppe Grillo.
Ma in commissione non sono arrivati nemmeno i dati sugli oneri di urbanizzazione, più volte richiesti e sollecitati dall’assessore al bilancio, anche a riunione in corso.
Una palestra per gli esponenti delle opposizioni, un allenamento per sperimentare colpi, nemmeno bassi, all’indirizzo di una amministrazione che, ormai, appare evidente a molti, ha bisogno di un efficace ‘tagliando’ con sostituzione di alcuni pezzi, ancorché in garanzia.
All’inizio di febbraio la Giunta dà vita alla delibera, manca il parere dei revisori ma c’è il visto del Segretario Generale.  Lo stesso, in data 17 marzo 2015, sollecita il parere dei revisori, alla luce delle normative in vigore.
Puntuale ed esaustiva la sua nota che dirime la questione: una legge regionale del 2011 ha modificato il quadro normativo in materia di lavori pubblici. Una nuova procedura di approvazione dei documenti di programmazione delle opere pubbliche rende propedeutica l’approvazione del piano triennale rispetto al bilancio di previsione, che prima poteva essere approvato anche successivamente al bilancio.
Nella nota, la n. 21339/2015, si evidenzia la natura di allegato obbligatorio al bilancio di previsione, che deve essere approvato preventivamente.  La dottrina amministrativa sostiene che il parere dell’Organo di controllo non è dovuto, come avevano sostenuto i revisori, ma per il Segretario Generale il parere diventa obbligatorio se richiesto, come evidenzia una nota dell’assessore al bilancio del 2 febbraio, reiterata in data 3 febbraio.
Per il dr. Scalogna, pur trattandosi di un allegato, il Piano Triennale ha una sua autonoma esistenza e il Collegio dei Revisori deve esprimere il parere perché l’atto ha riflessi di carattere economico finanziario sul bilancio.
Per tutta risposta i revisori sono rimasti fermi nel diniego a formulare parere, adducendo la decisone alla mancanza di dati essenziali di bilancio che non sarebbero stati forniti.
Una situazione alquanto paradossale, trascinata fino all’ultimo, conseguenza diretta di una confusione, ormai palese attorno allo strumento finanziario che non sarà presentato nei termini indicati dalla regione.
Dopo il deprimente spettacolo che ha offerto la seduta di commissione, con uffici e revisori che hanno acclarato la mancanza di dati essenziali, in consiglio c’è stato un breve momento di requiem per un atto che sarà esaminato, almeno, a settembre. Una nota del Presidente della  seconda commissione ha riferito dei motivi che non hanno permesso di esitare l’atto, anche il capogruppo del Movimento 5 Stelle si è espresso favorevolmente al rinvio.
A questo è seguita una poco edificante querelle sull’esame dell’atto di indirizzo presentato in data 21.04.2015,  dai consiglieri Migliore e Nicita,  riguardante la “Riqualificazione ambientale dell’area di c.da Randello, ove insiste il  villaggio fantasma abbandonato”
La consigliera Migliore era assente e aveva inviato una nota di giustificazione alla Presidenza, che si era attivata per portarne a conoscenza l’aula. Anche la consigliera Nicita chiedeva di rimandare l’esame per l’assenza della prima firmataria.
Non avevamo avuto esitazione a giudicare gli ordini del giorno inseriti come cuscinetti per attutire il mancato esame degli atti principali.
In questi due anni di amministrazione si è visto di tutto, e anche di peggio. In ogni caso, come spesso avvenuto per assessori, assenti per discutere interrogazioni, ma tranquillamente ciondolanti nei corridoi del piano nobile di Palazzo dell’Aquila , nessuno ha mai osato eccepire nulla sulle assenze.
Il rispetto istituzionale ha permesso cose inenarrabili all’interno dell’aula consiliare.
Questa volta, ancora storditi per l’imbarazzo dell’inevitabile rinvio del Piano Triennale, i grillini hanno perso l’occasione per mostrare di avere acquisito un minimo di maturità politica.
Il capogruppo Spadola, ingenuamente ma anche provocatoriamente, chiedeva di mettere ai voti la richiesta di rinvio della Nicita che, ancorché seconda firmataria dell’Ordine del Giorno, dichiarava di voler lasciare al suo capogruppo la discussione di un argomento che aveva seguito con particolare dedizione. Subito sbeffeggiato dalla Nicita che lasciava l’aula, impedendo, in ogni caso la discussione.
Non contento, il capogruppo Spadola, in un misto di imbarazzo ed evidente smarrimento, rincarava la dose con un intervento che stigmatizzava l’assenza della Migliore che aveva anche contribuito alla stesura dell’ordine del giorno della seduta.
Un intervento buono solo per provocare  la accorata reazione del consigliere Peppe Lo Destro che non risparmiava critiche all’indirizzo di Spadola e della sua formazione politica.
Secondo l’esponente di Forza Italia avrebbe dovuto evitare di rilevare la ‘fuga’ della Nicita e preoccuparsi, invece, lui, di fuggire dall’aula per l’evidente debacle di una amministrazione alla quale, ancorché della sua stessa parte politica, avrebbe dovuto rivolgere aspra critica in quanto rappresentante della città bistrattata dall’incapacità di alcuni amministratori e dall’immobilismo di una Giunta che non produce atti importanti da portare in Consiglio.
Nel dibattito si sono inseriti gli interventi del consigliere Ialacqua, che si è detto basito per l’andamento dei lavori d’aula e per le strategie dell’amministrazione che stanno sommergendo, in pochi giorni, commissioni e consiglio, di atti importanti, senza dare la possibilità di una attenta analisi, non riuscendo, comunque a presentare il bilancio nei tempi dovuti.
Anche il Presidente del Consiglio, Giovanni Iacono, nel ribadire l’ineccepibile conduzione dei lavori della conferenza dei capigruppo, delle commissioni e dei lavori d’aula, non ha potuto evitare di mostrarsi addolorato per una situazione complessivamente difficile per la quale non ci sono colpe specifiche e per la quale tutti debbono concorrere a contribuire per efficaci soluzioni nell’interesse della comunità.  

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