Ha vinto la tutela dell’ambiente

di redazione
Non è l’ultima delle minacce al territorio, al paesaggio, all’ambiente in generale: rigettato il ricorso del Donnafugata Resort contro il Comune di Ragusa per la sospensione dei lavori sulla spiaggia di Randello

Composta soddisfazione dell’amministrazione, esultanza di Comitati e Associazioni ambientaliste.
Il Tar di Catania con sentenza n° 2015 del 30/07/2015 ha rigettato il ricorso della Società Donnafugata Resort – NH Hotel Group – che aveva abusivamente cercato di realizzare una struttura balneare sulla spiaggia e dentro la Forestale a Randello.
Il ricorso, contro il Comune di Ragusa, era stato presentato per l’ordinanza di sospensione dei lavori di realizzazione di un chiosco su demanio marittimo nell’area di Randello, e per il successivo diniego per la costruzione di una struttura balneare, ricadente anche su demanio forestale, comprensiva di servizi igienici, tettoia, spogliatoi e locali deposito.
L’area in questione è peraltro inserita in zona SIC – sito di interesse comunitario – a ridosso di un parco appartenente al demanio forestale regionale e su cui insiste un vincolo di tutela di livello tre.
Gli interventi non autorizzati del resort furono bloccati, nel giugno del 2014, grazie ad una sollevazione popolare, dalla quale ebbe origine il Comitato Randello Libera, che si è anche costituito ad “opponendum” davanti al Tribunale Amministrativo, insieme a Legambiente Ragusa, con il suo legale, contribuendo all’attuale risultato.
Come si ricorderà, alla fine della passata stagione, ci fu anche un intervento della magistratura che sequestrò alcuni degli impianti mobili di cui si serviva il resort per sfruttare le concessioni di Forestale, Demanio Marittimo e Soprintendenza che gli permettevano di sistemare passerelle sulle dune, di fare sostare un autobar e di usufruire di un tratto di spiaggia per posizionare ombrelloni, sdraio e lettini da spiaggia.
Inspiegabilmente, all’inizio di questa stagione, è ripresa l’attività al servizio dei clienti del resort.
Doveroso sottolineare l’azione instancabile del Comitato Randello Libera che, ininterrottamente, anche nei mesi invernali, ha seguito le vicende attinenti la spiaggia di Randello: alla forte pressione sull’amministrazione comunale, per evitare anche minime deroghe ai principi ambientalisti che sono , poi, anche quelli del Movimento 5 Stelle e dell’alleato Partecipiamo, sono state unite denunce circostanziate, contestazioni puntuali e attenzione massima verso le decisioni degli enti interessati, palesemente favorevoli alle istanze dei responsabili del resort.
Per il Comitato si è trattato di una azione di cittadinanza attiva per liberare Randello da illegalità, furbizie e disattenzione verso le normative di legge, al fine di permettere una libera e consapevole fruizione del bene comune. Una difesa del territorio e delle sue ricchezze contro burocrati incompetenti, forse anche corrotti, secondo alcuni, nel contesto di una vicenda di degrado politico e amministrativo.
Vivo compiacimento per il risultato ottenuto è stato espresso da Fare Verde di Vittoria, associazione ambientalista da sempre vicina al Comitato.
Anche il Circolo ‘Il Carrubo’ di Legambiente Ragusa esulta pe la vittoria ambientalista al TAR che lascia libera una delle spiagge più naturali della costa iblea.
Ma l’Associazione non si ferma a questo e chiede che si faccia piena luce sugli errori scandalosi che hanno caratterizzato la vicenda.
Questo il testo integrale di una nota diffusa sull’argomento:
“Gli ultimi lembi di naturalità sulla costa iblea rimangono tali. Questo è il senso della sentenza del TAR Catania sullo stabilimento balneare del Donnafugata Resort sulla spiaggia di Randello.
Grazie all’opposizione ed alla testardaggine del Comitato per Randello e di Legambiente Ragusa la spiaggia rimane libera. Infatti decisiva è stata la costituzione in giudizio davanti al TAR, a fianco del comune di Ragusa, del comitato per Randello e di Legambiente, che con propria memoria presentata dallo studio legale Giuliano di Siracusa, hanno di fatto ribaltato il giudizio espresso dal Tar a febbraio.
Vittoria quindi sul lato amministrativo, ma rimane il dubbio su come si sia potuto arrivare fino al TAR quando era chiarissimo che la concessione demaniale marittima era illegittima in quanto basata su un parere della Soprintendenza palesemente illegittimo.
In zona di tutela 3 del piano paesaggistico, qual è l’area di Randello, non possono infatti essere costruiti nuovi fabbricati, cioè strutture fisse, e quindi il parere della soprintendenza avrebbe dovuto essere negativo!
E ciò che voleva costruire il resort con il progetto presentato in soprintendenza il 7 marzo 2014 erano proprio strutture fisse,
quindi nuove costruzioni. Lo dichiara il tar nella sua sentenza quando afferma che “nella relazione paesaggistica presentata dalla ditta la struttura in questione non è amovibile e non viene asportata oltre la stagione balneare”, “ nella relazione tecnica di accompagnamento tavola 00 si conferma il carattere permanente di tale struttura”, “la rimozione durante la stagione non balneare riguarderebbe soltanto i manufatti sull’arenile con esclusione di quelli in area boschiva “.
A questo punto ad un normale cittadino viene naturale chiedersi: ma come è potuto succedere?
O il dirigente non ha letto il progetto, o non l’ha saputo leggere, oppure, fatto ancora più grave, ha dato parere favorevole pur sapendo che non poteva darlo.
Nel primo caso, per manifesta incompetenza e per evitare danni ai normali cittadini, il dirigente che ha dato il parere e la soprintendente vanno sostituiti con persone più capaci, nel secondo caso, che vogliamo sperare non sussista, sarebbe auspicabile un rapido intervento della magistratura.”

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