“Palchi DiVersi Summer”

di redazione
La compagnia G.o.D.o.t. torna in scena al castello di Donnafugata, al Giardino d’estate e al Museo di Kamarina

Prosegue anche durante la stagione estiva l’intensa attività teatrale della Compagnia G.o.D.o.T. di Ragusa. Due produzioni di altissimo livello per la mini rassegna “Palchi DiVersi Summer”.
Si torna in scena con “Il Borghese Gentiluomo” di Molière, proponendo una versione rielaborata rispetto alla stagione teatrale invernale, e con “Il Marinaio” di Fernando Pessoa, che sarà invece un debutto assoluto.
La prima pièce è una divertentissima commedia in due atti con Federica Bisegna e Vittorio Bonaccorso (che firma anche scene e regia) e gli attori della Compagnia G.o.D.o.T. Giuseppe Arezzi, Flavia Battaglia, Emiliano Failla, Giulia Guastella, Federica Guglielmino, Gaia Guglielmino, Graziana Leggio, Luca Lo Destro, Francesco Piccitto, Lorenzo Pluchino, Anita Pomario, Micaela Sgarlata, Gessica Trama.
La seconda rappresentazione è invece un dramma statico in un atto con Federica Bisegna, Gaia Guglielmino e Anita Pomario, scena e regia di Vittorio Bonaccorso.
Quattro gli appuntamenti previsti. “Il Borghese Gentiluomo” va in scena il 13 agosto al Castello di Donnafugata e il 27 agosto al Cine-Arena “Giardino d’Estate” di Casuzze.
Il debutto de “Il Marinaio” invece sarà il 26 agosto al Museo Regionale di Kamarina sia alle 19, al tramonto che alle 21,30, sotto il cielo stellato.
Le due opere che vengono  nuovamente portate in scena dalla compagnia G.o.D.o.T., dopo il successo di pubblico ottenuto durante la stagione teatrale invernale, evidenziano ancora una volta la versatilità del gruppo teatrale ragusano e l’ecletticità degli attori che ne fanno parte.
Si passa infatti con estrema naturalezza dai toni farseschi, satireggianti, de “Il Borghese Gentiluomo”, teso a una teatralità assoluta di grande effetto comico ad un dramma statistico dal significato molto profondo proposto da “Il Marinaio”, dove la nostalgia (o, meglio, la Saudade) del passato, di un passato che tuttavia non c’è mai stato, evidenzia l’insoddisfazione del presente con la volontà di essere un altro e la disillusione nei confronti del futuro.
Con “Il Borghese Gentiluomo”, Molière criticava Luigi XIV come buffone di corte. Infatti il borghese gentiluomo era la parodia della corte del re; il ridicolo della società che lui stesso aveva creato.
Inoltre prende posizione contro i matrimoni combinati, organizzati secondo le comodità economiche.
“Il Marinaio” narra la veglia di un funerale. In una stanza fiocamente illuminata, tre fanciulle vestite di bianco vegliano un’amica morta. Le tre fanciulle vivono quella sola notte, timorose delle prime luci dell’alba, che le dissolverà. E quella notte, per potersi credere reali, dovranno parlare, e raccontarsi i propri sogni.
Info ai numeri 3393234452 – 3384920769. Ingresso 10 euro, ridotto per i ragazzi 5 euro – info@compagniagodot.it – www.compagniagodot.it o su www.facebook.com/compagniagodot 

 

“Vi garantisco che uno sciocco colto è più sciocco di uno sciocco ignorante”
Molière – Jean-Baptiste Molière Poquelin

La famosissima opera balletto ‘Le Bourgeois gentilhomme’, musicata da  Jean-Baptiste Lully, resta uno dei più straordinari esempi di satira del costume. La parodia, indirizzata espressamente a Luigi XIV, è anche una caricatura della società di allora e di tutti i tempi: poveri e ricchi sono accomunati dalla medesime debolezze quando si tratta di sentimenti, e si comportano nello stesso identico modo quando si tratta di far prevalere i propri interessi.
In Jourdain, rozzo protagonista dell’opera, Molière identifica uella classe che sta  nel mezzo, la borghesia, e che tanta parte avrà nel 19° secolo, ma che qui non ha riscatto.
La linea invalicabile tra nobili e popolani non può essere oltrepassata e chi tenta di elevarsi ad un rango superiore, come cerca di fare, maldestramente, Jourdain, è destinato al pubblico ludibrio. Un materiale che in mano a Molière diventa esplosivo, cinico e crudele, come solo la comicità può esserlo.
I più importanti protagonisti delle opere di Molière hanno in comune il fatto di vivere in un mondo tutto loro, ossessionati ognuno da un diverso tarlo: la malattia per Argante, la misantropia per Alceste, l’avarizia per Arpagone, la voglia di nobiltà per Jourdain. Essi portano alle estreme conseguenze il loro “mal di vivere”, come dei bambini che cercano, a tutti i costi, l’attenzione degli adulti, e non si può non sentire un pizzico di tenerezza nei loro confronti: prima perché bambini (sognatori quasi), poi perché perdenti.
L’adattamento di Federica Bisegna ha sforbiciato il testo, annullando alcuni personaggi minori e sdoppiandone o accorpandone altri, per semplificare e ridurre a due gli originali cinque atti. Nella messa in scena, io ho cercato di restare quanto più fedele possibile alla struttura dell’opera, costruendo attorno ad un allampanato clown bianco – Jourdain tanti Augusto che si fanno beffa di lui, in un rapporto che ricorda il circo e, perché no ? anche l’avanspettacolo.

Vittorio Bonaccorso

 

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