Non solo ‘Partecipiamo’ e ‘Liberi Cittadini’ eccepiscono dubbi sui sostegni per l’aeroporto di Comiso

Cartina al tornasole della classe politica locale, ma più ancora delle organizzazioni datoriali e degli enti interessati, è l’accordo di programma per l’utilizzo dei fondi “ex INSICEM”, che ancora ci portiamo appresso da 12 anni e che si appresta a vivere, forse, una nuova vita alla luce dell’immobilismo che ha reso, ormai, non attuali alcune scelte.
I fondi “ex INSICEM “tonano alla ribalta, in pieno ferragosto per il fervore, quasi mistico, che si muove attorno al moribondo aeroporto di Comiso e che ha indotto diversi enti, che volevano approfittare della fisiologica distrazione di politici e popolo sotto la calura estiva, ad attivare scelte che dormivano da tempo, stravolgendo anche i contenuti di deliberazioni precedenti, pur di accontentare le insistenti pressioni finalizzate a dare ossigeno all’aeroporto.
Alcuni esponenti politici hanno, però, fermato l’attenzione sul fatto che la sorte ancora non decisa dell’aeroporto di Comiso, soprattutto quella della gestione dello scalo, rende quanto mai dubbia la destinazione finale delle erogazioni consistenti, che potrebbero andare a finire, per dirla senza fronzoli, nelle mani dei catanesi, da tutti considerati il ‘lupo’ che alla fine addenterà la succulenta portata dell’aeroporto offerta dai camerieri ragusani che si stanno facendo in quattro per tranquillizzare gli etnei di fronte al pericolo di possibili ingressi di ‘stranieri’, o semplicemente di continentali, nella gestione del trasporto aereo nella Sicilia orientale.
Tralasciando la questione aeroporto, che promette eclatanti sviluppi a breve, soprattutto in riferimento a questo fiorire improvviso di iniziative per l’erogazione di offerte, è sbocciata la questione legata ai dei fondi “ex INSICEM”, per i quali qualcuno si chiede che fine hanno fatto, come sono stati utilizzati, da chi e quanto resta ancora da spendere delle somme stanziate.
I protagonisti della vicenda sono comunemente bravissimi a convocare conferenze stampa quando ci sono da mostrare le eccelse capacità decisionali, soprattutto degli enti apicali, su tutto, stranamente, cala il silenzio quando c’è da riferire su quello che si è fatto e su quello che, invece, non si è riusciti a fare.

L’accordo di programma fu stipulato fra Provincia regionale, Camera di Commercio, Consorzio ASI e i dodici comuni iblei: è inevitabile, dopo dodici anni, notare come si tratti di accordo stipulato fra enti che non esistono più nella loro conformazione originaria, che sono stati unificati, addirittura qualche comune è stato interessato da scioglimento per infiltrazioni mafiose.
Si trattava di stabilire la destinazione della somma di 58 milioni di euro proveniente dai fondi “ex INSICEM”, finalizzati alla realizzazione di opere infrastrutturali e interventi a sostegno dello sviluppo produttivo del territorio.
I fondi furono inseriti nel contesto di un Piano di utilizzo della Regione, derivante da una vecchia legge a sostegno del territorio, che prevedeva un insieme organico di azioni di sostegno strutturale e di potenziamento infrastrutturale, per il quale i fondi “ex INSICEM” avrebbero potuto assicurare il soddisfacimento certo e immediato di alcune azioni prioritarie.
Furono quindi previste una serie di interventi di infrastrutturazione a rilevanza locale, tramite l’accordo di programma quale strumento partecipativo per assicurare il coordinamento delle azioni necessarie.

Viene da sorridere nel leggere, dopo 12 anni, che i fondi “ex INSICEM” “avrebbero potuto assicurare il soddisfacimento certo e immediato di alcune azioni prioritarie”.
Viene da sorridere nel leggere la mole di interventi programmati, ci si astine, per pudore, dallo sbellicarsi dalle risate nel constatare come molte cose siano rimaste nel cassetto dei sogni, ma più ancora perché si tenti di coinvolgere gli stessi campioni di inefficienza in un processo di revisione dell’accordo che si rende necessario alla luce delle risorse non utilizzate.
Sarebbe, comunque, utile capire se e come sono state spese alcune delle somme, capire i motivi che ne hanno impedito l’utilizzo, sarebbe indispensabile rivedere l’accordo e stabilire nuovi indirizzi di utilizzo, da affidare, naturalmente, ad altri soggetti attuatori.
Inevitabile, prima di passare alla rassegna delle voci di utilizzo dei fondi, rimarcare la inesistente caratura di molti dei politici locali, dai parlamentari ai semplici consiglieri comunali, che ci deliziano con ogni genere di comunicati sulle amenità più varie, mentre hanno ignorato, per anni, questa problematica, per la quale, molti, alla luce dei fatti, avevano, forse, la sola consapevolezza di non avere competenze in merito, in pratica di non capirci nulla.
Secondo l’accordo di programma, i 58 milioni andavano così ripartiti: fra parentesi l’ente attuatore)

-Formazione personale della pubblica amministrazione nel campo della tutela ambientale e per l’informazione sulle opportunità di finanziamento, 97 mila euro (Provincia)
-Bretella di collegamento per l’aeroporto e riassetto collegamenti viari per il porto di Pozzallo, 21milioni e 800.000 euro (provincia)
-Interventi di ampliamento e urbanizzazione zona industriale di Ragusa, 5.918.000 euro (consorzio ASI)
-Completamento opere di urbanizzazione zona industriale Modica Pozzallo, 5.065.000 euro (consorzio ASI)
-Realizzazione aree insediamento produttivo terzo polo industriale, 6.610.000 euro (consorzio ASI)
-Area PIP comune di Giarratana, 970.000 euro (comune di Giarratana)
-Area PIP comune di Monterosso 970.000 euro (comune di Monterosso)
-Insediamenti produttivo comune di Scicli,1.455.000 euro (comune di Scicli)
-Area PIP comune di Acate, 679.000 (comune di Acate)
-Nuova area PIP comune di Modica 1.455.000 (comune di Modica)
-Intervento su frigomacello di Ragusa, 1455.000 euro, (Comune di Ragusa)
-Completamento Foro Boario di Ragusa 970.000 euro (comune di Ragusa)
-Riequilibrio economico e sociale del territorio del bacino montano, Giarratana, Monterosso, Chiaramonte e Ragusa, 1.697.000 euro, (comunità montana -provincia)
-istituzione fondo capitalizzazione imprese, 1.940.000 euro (provincia e CCIAA)
-Istituzione fondo per interventi sul fondo rischi dei confidi, 1.940.000 euro (provincia e CCIAA)
-Istituzione fondo per interventi in conto interessi
-Sostegno al centro ibleo di ricerca per colture protette e agroalimentare, 873.000 euro (provincia)
-Sostegni a progetti di promozione di consorzi d’impresa, 97.000 euro (provincia)

I fondi per l’incentivazione delle rotte per l’aeroporto di Comiso derivano, previa autorizzazione dei sottoscrittori dell’accordo di programma, da quelli ottenuti dai ribassi d’asta maturati, fondi che, nel programma originario potevano anche arrivare a 1,9 milioni di euro, nel momento in cui fossero realizzati anche altri ribassi d’asta sulle gare già bandite.

Non solo Partecipiamo e Liberi Cittadini eccepiscono dubbi sui sostegni per l’aeroporto di Comiso.
L’appello di queste formazioni politiche è di ricapitalizzare e non di erogare fondi senza garanzie di sviluppo per l’aeroporto. Con i fondi ex insicem entri in società il ‘Libero Consorzio dei Comuni’ , entrino i Comuni e si aumenti la parte pubblica rappresentata dai Comuni dei territori anche oltre l’ex provincia di Ragusa.
Un invito a revocare la delibera e a riconvocare il partenariato sui fondi ex insicem, tutti i Comuni, la Camera di Commercio e le imprese del territorio facciano la loro parte nella direzione della ‘ricapitalizzazione’.

Anche il presidente provinciale della Cna, Giuseppe Santocono, chiede al Commissario Piazza di revocare la delibera-convenzione. Assegnare 1,6 milioni di euro dei fondi ex Insicem per favorire gli incrementi turistici grazie all’aeroporto di Comiso, sembra una follia alla luce della possibilità che la gestione dello scalo vada alla SAC, senza preventive garanzie per lo sviluppo dell’aeroporto indipendentemente dalla concorrenzialità con l’aeroporto di Catania.
Per Santocono, erogare parte dei fondi ex INSICEM significa ‘tradire’ le legittime aspirazioni del territorio e del suo sviluppo e tradire la ratio e lo spirito della legge dei fondi ex Insicem che prevedeva un ristoro per la provincia di Ragusa che aveva subito il danno ambientale dell’ex Azasi.

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