La richiesta nasce dalla sentenza n. 268 del Tar Catania sulla lottizzazione abusiva in contrada Buttarella che mette un paletto importante nella direzione di un freno al consumo di suolo in un comune come quello di Ragusa, dove oltre il 10% del suolo comunale risulta ormai irrimediabilmente cementificato, con una percentuale che aumenta fino al 40% nella fascia costiera entro un km dalla costa, ben al disopra della media italiana e di quella regionale.
Ora che anche la magistratura amministrativa certifica che nelle campagne ragusane non si possono più costruire edifici residenziali, occorre quindi che la politica faccia la sua parte.
L’attuale amministrazione comunale, secondo l’arch. Dimartino, ex assessore della Giunta Piccitto, ha il dovere di riportare in consiglio comunale la stessa variante all’art. 48 delle NTA del Piano Regolatore di Ragusa che lo stesso Piccitto non volle o non riuscì ad approvare, migliorandola in alcune parti, anche per supplire alle carenze della Soprintendenza le cui maglie in merito alle autorizzazioni alle costruzioni in zona agricola spesso si dimostrano troppo larghe.
Sarà quest’atto a dimostrare se le dichiarazioni sulla tutela e valorizzazione del paesaggio ibleo oggetto del prossimo protocollo d’intesa tra A.C. di Ragusa e ordine degli agronomi sono intenzioni vere oppure le solite parole vuote a cui la politica del passato ci ha abituato.
Fondamentalmente d’accordo con Dimartino, se non altro per il rispetto della legge, vorremmo che fosse lo stesso architetto, invece di scrivere se Piccitto “non volle o non riuscì ad approvare”, ci raccontasse cosa accadeva in tema di urbanistica all’interno della giunta pentastellata, della quale lo stesso Dimartino, appunto come assessore all’urbanistica, e anche il presidente Brafa, facevano parte, almeno per un certo periodo.
Sarebbe auspicabile sapere perché soggetti così attenti oggi alle questioni urbanistiche e ambientali, quando erano amministratori della città ‘non vollero o non riuscirono’ ad adottare precisi provvedimenti in materia, non ultimo anche quello dell’abbattimento delle strutture abusive da demolire.
Giusta la sollecitazione alla attuale amministrazione, ma sarebbe dignitoso, in termini non solamente politici, spiegare alla gente perché non riuscirono ad operare secondo i loro principi, perché non denunciarono le condizioni ostative, perché, dopo le rispettive defenestrazioni non hanno vuotato il sacco su tutto quello che non andava all’interno dell’amministrazione grillina, più volte da loro criticata a parole.
