Royalties e Presidenza del Consiglio punte dell’iceberg di un malessere profondo della collettività

di Vilnius Nastavnic
Sono rimasti in pochi gli attori in grado di gestire la politica, l’impreparazione e il disinteresse generale della collettività provoca il corto circuito che rende ogni situazione ingestibile

Due i temi emergenti delle cronache politiche di questi giorni, uno a livello provinciale, uno a livello cittadino che evidenziano lo stato di malessere generale di una collettività incapace di reagire al baratro verso cui ci trasporta l’inefficienza e il malaffare politico che restano i fattori determinanti di una crisi dai contorni sempre più foschi.
La proposta di emendamento dell’onorevole DiPasquale, improvvisa, non condivisa, non digerita, non approvata, ha fatto più danni che se fosse stata approvata, senza essere stata nemmeno ben compresa.
Una stesura scritta recitava di un 30% da distribuire al territorio prelevato dal totale delle royalties, il firmatario dell’emendamento assicurava che il prelievo era sull’eccedenza oltre i 15 milioni.
In definitiva, facendo solo riferimento alla somma del 2015 per il petrolio del 2014, una manciata di milioni che si dovevano dividere i comuni del costituendo libero consorzio, non sulla base dell’efficienza dei conti comunali ma su quella del numero degli abitanti.
Proiezioni che parlavano di somme dal milione di Vittoria ai 50.000 euro per i piccoli comuni, quanto bastava per le manifestazioni estive o per l’auto di rappresentanza, in realtà somme che, per le attuali quotazioni del prezioso liquido nero, si sarebbero forse ridotte, nella realtà, nel 2017, alla metà.
Oltre alle critiche per il parlamentare firmatario, reo di coltivare interessi elettoralistici oltre i confini della sua città, cosa del tutto legittima e normale, anche i fondati dubbi sulla legittimità della norma che si scontrava con quelle esistenti per la destinazione delle royalties.
Ma a prevalere sono state le espressioni di giubilo delle popolazioni della provincia che hanno inneggiato alla proposta dell’onorevole perché giustizia era fatta: troppi soldi per Ragusa, già baciata, nel 1954, dal boom dell’oro nero, dopo essere stata privilegiata da Pennavaria, negli anni 20 del secolo scorso, per essere elevata a capoluogo della nuova provincia.
Una politica solidaristica che ha fatto dimenticare i buoni intenti della Consulta dei Presidenti di Consiglio e ha trasformato sindaci e presidenti del consiglio in lupi famelici pronti ad azzannare la preda, salvo restare a bocca asciutta dopo la bocciatura avvenuta per mano anche di esponenti dello stesso partito del firmatario e di chi a lui inneggiava.
C’è gente che ancora fa conti sulle proiezioni, di certo errate, e recrimina sulle somme perse perché considerate già assegnate.
Una norma che poteva accettabile se riformulata, se condivisa, se accettata nei criteri ispiratori.
Nessuno, però, solleva pretese per l’IMU di Scicli per la competenza sul mare dove insiste la piattaforma Vega, eppure anche con i soldi di Scicli si potrebbero sanare bilanci comunali e, possibilmente, fare altri debiti.
In tutta la questione, però, attorno alla quale si sono accapigliati diversi sindaci, latitante l’opinione pubblica, che non espresso parere, che non si è fatta sentire, mostrando disinteresse e mostrando fondamentale impreparazione per una tematica che interessa tutti da vicino.
Nel polverone sollevato spariva la Legge su Ibla, il cui finanziamento era propinato, come da un illusionista, prelevandolo dagli stessi fondi già destinati a Ragusa come royalties.
Una forma di commissariamento dell’attuale amministrazione grillina, accusata di contravvenire alle norme utilizzando le royalties per spese correnti, dilemma sul corretto utilizzo che verrà risolto dalla risposta della Corte dei Conti alla denuncia dell’on.le DiPasquale, ma anche in questo caso, latitanza della collettività che non si esprime se gradisce, al di là della norma, di più l’asilo nido, il servizio sociopsicopedagogico o lo sport o la cultura, piuttosto che un’opera pubblica, un altro porto turistico a Randello o una sopraelevata circonvallazione per collegare i centri storici  con 5 rotatorie intermedie e relativa manifestazione di interesse per la cura del verde pubblico.
La stessa indifferenza che pervade i ragusani se il Presidente del Consiglio si dimette per una norma ritenuta illegittima e dannosa per la città. Esili voci di sostegno, ma nessuna azione di concreta solidarietà all’interno del Consiglio Comunale e della compagine amministrativa, anche in questo caso segnale di latitanza politica ma, anche, di fondamentale incapacità a capire la valenza del gesto rivolto contro ogni sopruso ai danni della città della collettività, più grave se imposto con gravi disuguaglianze in ambito regionale, dove ci sono state esibizioni muscolari di onorevoli a difesa del proprio territorio e bacino elettorale.
Una per tutti la norma che solo Ragusa, fra i comuni percettori di royalties, doveva concedere parte delle somme al territorio limitrofo, particolare che nemmeno nelle farse napoletane avrebbero potuto mettere a punto meglio.
Un gesto che non è stato capito, né apprezzato, nemmeno dall’alleato di governo nella città che, sin dal primo momento ha preferito sondare gli umori per identificare il nuovo Presidente, evidentemente considerando non consono al ruolo uno che si dimette per gli interessi della collettività.
Ma questa è Ragusa, questi sono i suoi abitanti, tranquilli per gli insediamenti abusivi sulla spiaggia di Randello come per le trivelle sotto casa, indifferenti per l’Università o la Camera di Commercio che scompaiono, silenti se muore la Legge su Ibla o i dirigenti provinciali mettono da parte il premio di produttività dopo che da anni il lavoro è ridotto al lumicino.

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