La sagra della trasparenza che non c’è

di Cesare Pluchino
Si apprende, senza smentita, in Commissione Trasparenza, che la stessa viene convocata su istanza del Presidente di una cooperativa per discutere le eventuali irregolarità commesse da un’altra cooperativa vincitrice di un bando di gara

Solo un giorno prima avevamo sollevato numerose riserve, relativamente al rispetto del regolamento del consiglio e delle commissioni consiliari, a proposito delle convocazioni per il servizio di lettura dei contatori idrici.
La seduta della commissione trasparenza, seconda riservata al Bando di gara per la gestione del servizio idrico, secondo quanto ascoltato e appurabile dalle registrazioni, vede protagonista il Presidente della cooperativa Agos, La Mesa che avrebbe richiesto e ottenuto la convocazione della commissione per presunte irregolarità, da parte di altra cooperativa, nella gestione del servizio.
Il La Mesa ha inteso chiedere all’amministrazione, una volta segnalate le irregolarità, cosa intende fare e quali provvedimenti intende adottare.
Nonostante il dirigente di settore abbia specificato che tutti gli atti, a seguito dei rilievi, sono stati inoltrati alle autorità competenti (INPS, Ufficio del Lavoro e Procura della Repubblica, ove fosse ro ravvisate ipotesi di reato), i toni si sono, inutilmente esasperati, trasformando la seduta in una sorta di tribunale improvvisato, dove gli accusatori pretendevano risposte immediate.
Il clima, non incandescente ma, di certo, surriscaldato, era peggiorato dalla inusuale presenza di legali, lavoratori del servizio e sindacalisti che, trovavano spunto, nella materia all’ordine del giorno, per confermare inadempienze nel servizio e producevano una storia, iniziata anni prima, almeno 10, di presunte irregolarità pare mai sanzionate.
Ma l’argomento, del tutto fuori tema e inspiegabilmente permesso dalla Presidenza della Commissione, era quello del previsto licenziamento di 6 unità con l’attivazione del bando di gara che vede ridurre il personale da 39 a 33 dipendenti.
Un dibattito strumentale, nel corso del quale un lavoratore faceva addirittura notare come, irregolarmente, la cooperativa sotto accusa avesse assunto parenti e amici e come molta gente non svolgesse regolarmente il lavoro, assentandosi o astenendosi dallo stesso, ma dissentiva dalla tesi dell’assessore al ramo che specificava, appunto, come la riduzione del personale era commisurata alle reali esigenze del servizio.
In ogni caso, come fatto rilevare anche dal consigliere Leggio, una conduzione della seduta che si prestava a molte riserve e che lasciava spazio anche a intemperanze verbali e toni accesi da parte di qualcuno degli ospiti.
In ogni caso la Commissione Trasparenza non è la sede giusta per discutere questi argomenti che, solo marginalmente attengono alla legittimità degli atti comunali.
Il tutto avviene sullo scenario dominato dalla politica, nel quale le scelte degli attuali amministratori, finalizzate alla razionalizzazione del servizio e all’efficientemente dello stesso, cozzano con le esigenze dei lavoratori e con la tutela dei livelli occupazionali, non sempre prevista dalla legge.
Diventa allora strumentale l’opposizione all’attuale amministrazione, gridando allo scandalo non appena c’è il minimo cambiamento.
Come si può rilevare da una esaustiva nota di Giuseppe Cappello, noto consulente del lavoro, già consigliere comunale, Reggente Terziario dell’unione Territoriale di Ragusa del sindacato UGL, sono diversi i punti di contrasto su una tematica assai complessa, da sempre di stretta competenza degli uffici più che della politica.
Nella nota, inviata agli amministratori, ai dirigenti di settore e alle autorità preposte, oltre che alla Guardia di Finanza e all’Autorità Nazionale Anticorruzione, si sollevano ipotesi di illegittimità nella gara che, come è fin troppo evidente, attengono agli uffici e non alla politica.
Si parte dall’assunto che ci sarebbero tentativi, artifici e arzigogoli messi in atto dall’amministrazione, utilizzando l’”arte” propria dei dirigenti e funzionari comunali, di far fuori le cooperative sociali che da anni gestiscono il servizio idrico. E tutto si gioca sull’applicazione eventuale della clausola sociale che, per l’odierna giurisprudenza lascia ampi margini di interpretazione con scarsa attenzione per i livelli occupazionali.
In particolare viene eccepita la presunta violazione del principio di imparzialità da parte dell’amministrazione in materia di inserimento della clausola sociale.
Nell’ampia relazione che è stata inoltrata si evidenziano i ‘paletti’ che gli uffici avrebbero inserito nel bando di gara e che non permetterebbero un’agevole partecipazione delle cooperative sociali, ma dalla stessa si evince che a prevalere sia una cooperativa sociale, dotata dei requisiti richiesti, sullo scenario di gara che, desolatamente, vede solo due partecipanti dei quali non dà seguito alle procedure di gara.
Sono anche elencate ben 34 informative che sono finalizzate a evidenziare le “qualità” della cooperativa verso la quale si concentrano gli strali di lavoratori e sindacati, cooperativa che, nonostante i numerosi rilievi, tutti a conoscenza dell’ente comunale, non fanno venie meno il rapporto fiduciario.
Si va da segnalazioni in materia di sicurezza sul lavoro, a inadempienze sul servizio, controversie contrattuali, anomalie di inquadramento, nelle quali si intrecciano segnalazioni ai dirigenti comunali, richieste di accertamenti vari e denunce dei concorrenti, nel contesto di un servizio di primaria importanza che non può essere sospeso né bloccato nella gestione, se non per violazioni comprovate dalle competenti autorità.
In ogni caso materia che non è di competenza della commissione trasparenza, se non per esercitare poteri di vigilanza e controllo, come recita l’art. 27 del Regolamento del Consiglio e delle Commissioni consiliari, in ordine alla piena osservanza di tutte le disposizioni legislative vigenti in materia di formazione dei procedimenti amministrativi inerenti lavori pubblici e forni ture di beni e servizi.
Sembrano di più rivendicazioni sindacali e beghe fra cooperative concorrenti che non possono impegnare la commissione trasparenza, come atipiche sono le prossime convocazioni annunciate per l’esame di lettere anonime, pervenute al Presidente della Commissione, per questo motivo non portate a conoscenza, almeno ieri, nemmeno degli stessi componenti della Commissione.

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