Unico punto a favore, se così può essere considerato, come mossa ostruzionistica ma legittima, la chiamata del numero legale quando si sono accorti che, in secondo appello, un componente della maggioranza non era in aula, pur essendo fra quelli che non si potevano considerare in vena di dispetti all’amministrazione.
Il tutto, ancorché triste ma legittimo, secondo la definizione del Sindaco, è stato l’unico opaco bagliore di opposizioni alla giunta Cassì che appaiono, troppo presto, sul viale del tramonto.
Sono giovani, vantano lunga esperienza politica a livello comunale, ma si presentano sempre come apprendisti della politica, alla ricerca di facile visibilità, digiuni di strategie efficaci e sordi ai consigli di chi vede in maniera distaccata e fredda le vicende e, soprattutto, comprende quali sarebbero i punti deboli dove attaccare.
Perché, anche in politica, l’obiettivo di qualunque strategia è ottenere un risultato, anche minimo. Se per il manipolo di opposizione del Consiglio Comunale di Ragusa il risultato è stato quello di trattenere in aula, fino alle quattro del pomeriggio del giorno di San Silvestro i colleghi di maggioranza e aver potuto ‘godere’ della bocciatura di tutti gli emendamenti, senza valutazione e senza riflessioni, una bocciatura annunciata, totale e assoluta, con l’aggravante di avere la convinzione di aver svolto un buon lavoro e di presentarlo, comunque, all’elettorato, sarebbe conveniente per questa minoranza non dedicarsi ulteriormente alla politica, e di questo si dovrebbero preoccuparsi i rispettivi leader di riferimento, in qualche caso se ne hanno e se tali sono.
Invero, si deve riconoscere che, dopo la riunione dei capigruppo, convocata dal Presidente del Consiglio per annunciare le modalità di svolgimento dei lavori, in ordine all’esame degli emendamenti, l’unico barlume di lucidità era quello del consigliere Mirabella, al quale balenava l’idea di abbandonare i lavori e lasciare la maggioranza padrona di approvare l’atto in quattro e quattr’otto per prepararsi in tempo a sfogare gli istinti mangerecci del cenone.
Ma il capogruppo PD Chiavola non ci sta a vanificare il lavoro per i circa 50 emendamenti, immagina che la recita potrà risultare scadente ma non riesce a rinunciare a quel centinaio di visualizzazioni della seduta che lo ergeranno, sia pure momentaneamente, a leader delle opposizioni.
E così, dopo 2 ore di tira e molla, di proteste, di inutili mozioni, di sospensioni per riunioni a porte chiuse, le minoranze subiscono il diktat della Presidenza del Consiglio che, in ossequio ai desiderata della maggioranza, va a scovare l’articolo del regolamento e il relativo comma che permettono di accorpare gli emendamenti per settori omogenei, limitando gli interventi a quello del solo firmatario, per un minuto, con dichiarazioni di voto finali e votazione singola per singolo emendamento.
Si ripete la storia vissuta con i 5 Stelle, frutto anche della nuova normativa che raccoglie in un unico atto tassa di soggiorno, piano della Legge su Ibla, Piano triennale delle opere pubbliche e ogni altra amenità di bilancio armonizzato, una storia che lascia sempre più margini operativi alla maggioranza e agli uffici, mentre rende sempre più difficile il lavoro delle minoranze che, oltre a scarseggiare di specifiche e idonee competenze, si muovono con difficoltà, senza i Peg, i piani esecutivi di gestione, previsti successivamente al bilancio dalla legge ma, inevitabilmente, predisposti dai vari assessorati, come ha fatto rilevare, in aula, l’esperto consigliere Iurato.
Il Piano esecutivo di gestione è uno strumento di programmazione dell’Amministrazione. La Giunta ogni anno, sulla base del bilancio, stabilisce quelli che sono gli obiettivi principali e fornisce ai vari responsabili dei settori le risorse umane e finanziarie per poter migliorare i servizi offerti ai cittadini. Il PEG è, quindi, un documento che non ha solo contenuti finanziari, come accade per il bilancio, ma un documento che riporta anche gli obiettivi di gestione e che individua gli strumenti e le dotazioni organiche utilizzate per la realizzazione degli obiettivi.
In pratica, si dovrebbe discutere su quanto vuole spendere l’amministrazione per il verde pubblico piuttosto che per i servizi sociali, su quanto vuole destinare al turismo piuttosto che allo spettacolo o alla cultura, quanto vuole destinare a investimenti o a servizi per i cittadini.
Solo il consigliere D’Asta ha tentato di approfondire, nel suo intervento in aula, questi temi ma senza la contezza necessaria che sarebbe derivata da idonee documentazioni che non sono comprese fra gli atti di bilancio.
E così si va avanti, fino al primo pomeriggio, senza nemmeno pausa per il pranzo, per spremere le minoranze a vomitare tutti i tentativi per far approvare qualche emendamento, mentre la maggioranza, di nascosto ma non tanto, inizia il va e vieni dalla sala giunta per ingurgitare pizza, ma qualcuno si tradisce e rientra in aula masticando ancora e facendo, successivamente, pulizia con la lingua fra gli interstizi dentali.
La fretta regna sovrana, è addirittura delle opposizioni il suggerimento di votare per alzata di mano e risparmiare gli appelli, uno spettacolo, si deve convenire con il sindaco, veramente triste, per non ottenere nulla.
L’amministrazione ha ottenuto di vedere approvato il bilancio preventivo 2020 entro il termine naturale del 31 dicembre 2019, le minoranze si sono esibite come artisti di strada, con qualche numero isolato ma ininfluente politicamente.
In particolare le opposizioni non mostrano di aver compreso i meccanismi nuovi degli enti locali, sempre più dominio degli uffici, dell’amministrazione, con ruoli delle minoranze non determinanti per condizionare le scelte, resta solo una funzione di verifica e di controllo sugli atti che, quasi sempre, non viene sfruttata o viene sfruttata male o, peggio, per convenienze personali, perché spesso, di fronte a palesi irregolarità, stranamente, gli elementi di opposizione non vogliono affondare la lama in quella che potrebbe essere una ferita destinata ad allargarsi. La riprova dell’inadeguatezza di opposizioni che non servono nemmeno quando potrebbero essere utili.
A margine del commento alla seduta di fine anno, va menzionato l’atteggiamento, per noi condivisibile, del gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, che era stato, sottovoce, quasi annunciato, di totale assenza alle sedute, senza presentazione alcuna di emendamenti all’atto, eccezion fatta per il componente Gurrieri, presente alla prima seduta di giorno 30, firmatario di 16 emendamenti, non esaminati per l’assenza dello stesso alla seduta di giorno 31, circostanza che avvalora il nostro giudizio sulla valenza e sulla idoneità al ruolo del consigliere stesso.
Per gli altri elementi del gruppo, forse, una presa di coscienza, onestamente tardiva, sul ruolo da svolgere, della quale ci sono stati timidi segnali di un modo nuovo e diverso di voler affrontare la battaglia di opposizione, una possibile nuova impostazione del contrasto all’amministrazione per affermare i principi del Movimento in una ottica che non deve essere necessariamente di scarsa responsabilità o senza spirito costruttivo, ma deve tenere conto degli ideali originari dei 5 Stelle per tradurli in azione politica che vuole la base del Movimento, senza i compromessi e i condizionamenti imposti dai vertici sempre più annegati nella melma politica di sempre, a caccia di poltrone e di privilegi.
Un ruolo nuovo che potrebbe trovare spazio alla luce della débâcle delle altre opposizioni, rivelatisi incapaci di contrastare l’attuale amministrazione.
