di Cesare Pluchino
Si eleva l’asticella della polemica, introducendo riferimenti alla criminalità organizzata e alla mafia
Strumentalizzata la lettera del consigliere Schininà che riporta all’attenzione le dimissioni fondamentalmente inavvertite
Ci eravamo astenuti dal resoconto dell’ultima seduta di consiglio comunale, non ritenendo che qualche intervento, sia pure degno di nota, potesse costituire oggetto di particolare attenzione per l’opinione pubblica.
Possiamo rilevare, con soddisfazione, che dal consigliere Sonia Migliore arriva la conferma piena delle nostre impressioni: la più battagliera dei rappresentanti delle opposizioni comunica, in apertura del suo intervento, che non intende percepire il gettone di presenza, fino a quando non avrà contezza del ruolo di questo consiglio comunale.
Non ci sbagliavamo nel considerare sedute del civico consesso e commissioni come macchinette per dispensare solo gettoni di presenza, per provocare, addirittura, il pudore delle opposizioni, si è forse arrivati al capolinea di quello che abbiamo già giudicato come uno dei peggiori consigli comunali della storia cittadina.
Che non ci sono argomenti da spendere lo ha capito anche Maurizio Tumino che alza platealmente l’asticella della polemica e dello scontro politico, buttandosi sulla questione dell’appalto dei rifiuti, ultima ancora di salvezza per una opposizione che poco ormai sa esprimere, dopo non aver brillato, per risultati, nei primi tre anni di consiliatura.
Tumino e i suoi amici del gruppo misto inoltrano una interrogazione sull’appalto dei rifiuti, l’amministrazione, insolitamente, risponde in tempi brevi, non abbiamo il piacere, come pure, forse, altri organi di informazione, di conoscere i contenuti dell’interpellanza e della risposta, ma questo è cosa consueta.
Possiamo dire che l’atto serve a Tumino per sollevare eccezioni sui requisiti che vengono richiesti per la partecipazione alla gara per la raccolta dei rifiuti: i paletti di aver svolto il servizio in città di almeno 70.000 abitanti, con percentuali di differenziata non inferiori al 45%, escludono, per l’appalto, secondo Tumino, non solo le aziende siciliane, ma anche dell’Italia meridionale e centrale.
Si fa riferimento alle proroghe per la ditta Busso, si ricordano le somme che alla stessa non sarebbero state fatte pagare per penali, ma traspare il permanente diffuso tentativo di tutelare le possibilità di mantenere in gioco la ditta che attualmente gestisce il servizio.
Per Tumino scelte non condivisibili potrebbero suscitare interessi di criminalità organizzata e della mafia, mancano garanzie per la massima partecipazione e la massima trasparenza.
Un messaggio chiaro, quello di Tumino, che giustamente mette in guardia da possibili rischi di infiltrazioni mafiose sul nostro territorio, ma che appare, al momento, come il menù di un banchetto che andremo a frequentare tra non molto.
Significativo l’intervento di Giovanni Iacono che, ritenendo quello della mafia un problema eminentemente culturale, non esclude che nella nostra città possa esserci una realtà magmatica che possa configurarsi come mafia.
A proposito dell’intervento di Iacono vanno rilevati i contenuti della sua comunicazione che ha riguardato la richiesta di chiarimenti all’amministrazione per la manifestazione di interesse per il piano di mobilità urbana, per il quale, ha ricordato, esiste una adatta convenzione con il Politecnico di Milano, oltre a soffermarsi sui criteri di aggiudicazione della gara che guardano al massimo ribasso invece che all’offerta più vantaggiosa.
Iacono ha eccepito riserve anche sulla proposta, fatta dall’amministrazione, ad alcuni insegnanti delle attività integrative per lo spostamento a mansioni amministrative.
Da Iacono, come pure dal consigliere Chiavola è arrivato il plauso verso l’assessore Corallo per i lavori avviati per la pista ciclabile, segnali di diffuso consenso per l’attività dell’assessore ai lavori pubblici, in seduta unico rappresentante presente dell’amministrazione.
Per il resto una seduta desolante, all’inizio solo sette i presenti, che rimarca, ad ogni appuntamento, il livello di partecipazione dei consiglieri.
Da ieri, mercoledì 6 aprile, dimissionario il consigliere Gianluca Schininà: non si sarebbe avvertita, comunque, la sua non presenza, come del resto è presumibile non l’avvertirà la città, non essendo stato protagonista, nei trentatré mesi dal giugno 2013, per nessuno dei momenti importanti delle sedute del consiglio comunale, amalgamato, come pochi, nella gelatina senza carattere del gruppo consiliare pentastellato.
Ciononostante, una sua seconda lettera di dimissioni, dopo quella inviata all’istituzione, erogata solo ad alcuni organi di stampa, ha fornito l’occasione alle opposizioni per rinnovare le critiche all’amministrazione per la perdurante crisi che provoca, intanto, la terza defezione fra i consiglieri eletti.
Sonia Migliore ha espresso plauso, Maurizio Tumino ha sfoggiato una citazione di Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d’America, sulla necessità e la convenienza di una piccola insurrezione che previene degenerazioni dell’amministrazione e alimenta attenzione per la cosa pubblica.
Solamente considerazioni strumentali, come strumentale e la nota di Schininà che riteniamo non possa suscitare consenso ma piuttosto porta a riflettere sul livello di alcuni dei componenti il civico consesso.
Si sapeva, da tempo, che il consigliere si fosse recato, più di una volta, all’estero, per motivi personali, e meditava di restare fuori, dopo aver trovato adeguata sistemazione.
Dopo aver fatto ricorso ai previsti periodi di assenza dal consiglio comunale, regolarmente giustificati, si sapeva che erano ormai esigui i margini di possibili ulteriori assenze. Così riferivano i colleghi del gruppo, oltre a riportare possibili relazioni della sua assenza con il fatto che Schininà apparteneva al gruppo dei 39 lavoratori dell’idrico che dovevano essere ridotti a 33.
Le sue dimissioni, non annunciate, sono piombate previste ma inattese ai tavoli dell’amministrazione e della presidenza del consiglio, inusuale per un consigliere, una amministrazione e un Presidente del Consiglio tutti del Movimento 5 Stelle.
Inopportuni i contenuti della nota, quando si parla di disagio e di sconforto, finora mai palesati e non esternati alla collettività che il consigliere rappresentava.
Eccessiva, per farne oggetto di polemica interna, l’espressione del dissenso per le ultime scelte amministrative e per i dissapori fra gruppo consiliare e amministrazione, troppo tardiva la mancata condivisione per il modo con il quale l’amministrazione avrebbe portato avanti il programma elettorale, allarme che il consigliere avrebbe avuto il dovere di denunciare, pubblicamente, molto prima.
Per smussare ogni criticità della nota di Schininà, può essere utile fra rientrare la stessa nel deficit di comunicazione che comprende il mondo grillino, come si può rilevare anche da quello che riporta la stampa come prime dichiarazioni del consigliere che sostituirà Schininà, appunto nella seduta di oggi, giovedì 7 aprile.
Il subentrante consigliere comunale, Luca La Terra, per quanto riporta un giornale, arriva travestito da Rambo, “non si aspetta di trovare un ambiente sereno e disteso”, ma, piuttosto, “pieno di ostilità”, dicendosi per nulla spaventato e pronto a battersi.
Sarebbe anche interessante capire se l’ostilità è intravista nell’opposizione, nell’amministrazione o all’interno del gruppo consiliare.
Comunque, come incipit non c’è male, vengono fuori i caratteri iniziali degli appartenenti al Movimento 5 Stelle, ma si sa come va a finire!
