Un vespaio di polemiche per il mercato del mercoledì

Nell’emergenza e nell’isolamento che rischia di far cadere in depressione, vengono incontro quadretti come quello odierno che contribuiscono a risollevare l’animo con le varie sfaccettature dai contorni fra l’assurdo e l’imbarazzante.
Tutto nasce perché qualcuno, di buon mattino, si accorge che, nonostante le restrizioni del DPCM ultimo, si tiene ugualmente il mercato del mercoledì e la gente è inevitabilmente accalcata nell’area, senza mantenere il prescritto metro di distanza.
Già alle 8 del mattino avevamo ricevuto la prima foto che faceva vedere confusione, auto dei vigili urbani in postazione, subito il nostro post per sdrammatizzare i contorni di una vicenda che sarebbe stata facilmente oggetto di polemica, come poi è stato, per i tanti leoni da tastiera che via via hanno sollevato le membra dal materasso.
Prima di scrivere abbiamo cercato di approfondire la questione, sarebbe stato troppo facile trovare in fallo il Sindaco Cassì, su una questione, apparentemente banale.
E, in effetti, c’è da pensare su come stanno, effettivamente, le cose.
Premettiamo, intanto, che, pare, ci sarebbe stata una riunione al vertice, in comune, per decidere alcune cose, relativamente all’emergenza, e, fra queste si era deciso per la non apertura dei mercati settimanali.
La motivazione, quella di non poter controllare facilmente l’afflusso di pubblico, della relativa ordinanza non si è saputo, però, nulla.
Sulla questione mercati aperti o mercati chiusi c’è stata la solita confusione all’italiana: vedi a Catania, dove il sindaco Pogliese prima decreta che Pescheria e Fera o luni si possono tenere regolarmente, poi fa un elegante dietro front, sul quale non hanno esitato a marciare gli avversari politici.
Certo, facile non riuscire a mantenere rispetto istituzionale, in certe situazioni, nei confronti di chi è esposto, in prima linea, nella gestione di uno stato emergenziale.
C’è stato l’ex sindaco Bianco che ha tuonato contro la scelta di Pogliese e, ancora di più, contro la motivazione che sarebbe stata quella di evitare file ai supermercati. Bianco ha tuonato che, a Roma chiedono misure più drastiche ma mentre lui tuonava, le televisioni nazionali facevano vedere i mercatini di via Cola di Rienzo, a Roma, con tanto di vigili urbani a controllare eventuali contatti sociali a meno di un metro.
La logica impone che, se c’erano i mercatini a Roma, non esisteva un divieto espresso, previsto nel decreto.
Infatti, solo da un giornale online si apprende che ci sarebbe stato un chiarimento interpretativo del Decreto, da parte del governo, non meglio specificato nella fonte, nel quale sarebbe prevista la chiusura dei mercati all’aperto perché impossibile controllare l’afflusso delle persone.
Come si può evincere, quindi, una situazione difficile da decifrare, anche se si sarebbe portati a pensare che meglio contatti più ravvicinati all’aperto, ancorché non controllabili, che non quelli al chiuso di un supermercato.
Del resto, le tipologie merceologiche più ricercate, a Ragusa, potevano essere quelle per l’approvvigionamento alimentare, per le quali la gente è autorizzata ad uscire, si poteva quindi, per esempio, limitare a queste bancarelle il mercato e spalmarle su tutta l’area del Selvaggio, salvando capra e cavoli.
Poi, se qualcuno fosse stato più intelligente, avrebbe potuto mettere insieme reggiseni e pacchi di biscotti, frutta e giubbotti, scarpe e legumi, ma, forse, ogni ambulante ha la sua categoria merceologica.
Polemiche a Catania, polemiche a Ragusa, sui social contestando la scelta del sindaco Cassì, anche nella chat dei consiglieri comunali di maggioranza dove qualcuno far capire che di scelta dell’assessore competente si tratta, forse, addirittura in lieve contrasto con quella del sindaco.
Assessore competente che assicurava, nella chat, di essere stata presente, nelle prime ore del mercato, di aver constatato la regolarità del flusso di persone e che tutto filava per il liscio. Certo, più tardi, la confusione è accresciuta, anche fuori dall’area del mercato e, dalle foto, appariva un’altra realtà.
Per tutto quello che abbiamo detto, anche per un giudice sarebbe difficile emettere una sentenza di colpevolezza, a meno che il chiarimento interpretativo del governo non fosse nella disponibilità degli amministratori.
Dal nostro piccolo spzio comunicativo non ci sentiamo di chiedere le dimissioni di nessuno, per quanto può apparire a rischio il contenimento dell’eventuale contagio, la cosa si sarebbe potuta chiudere lì, come per il ‘vienimi dietro’ della pubblicità della bici elettrica con tanto di glutei da film, se non fosse che vien fuori anche il comunicato dell’amministrazione sull’accaduto e sulle misure adottate.

Il Sindaco Cassì non fa cenno al chiarimento interpretativo da noi citato, sostiene che non sarebbe tenuto ad attenersi alla chiusura settimanale dei mercati rionali se non mancando le precauzioni previste.
Dai controlli sarebbe venuto fuori che le prescrizioni non sono state rispettate, per cui è stata emessa apposita ordinanza per la chiusura dei mercati rionali fino al 3 aprile.
Rammarico esprime Cassì per la collettiva mancanza di buon senso.

Sui social si va dal commento di chi giudica il provvedimento tardivo, riparatore di un attentato alla salute pubblica, a chi sostiene che in tutta l’area non c’erano più di 20 persone, intente, fra l’altro ad approvvigionarsi di alimentari.

Su tutto, come avviene spesso nella giunta Cassì, il silenzio dell’assessore competente che difetta, come molti suoi colleghi, nella comunicazione.
Con una bella nota, magari non verificata e non aggiustata dal primo cittadino, come purtroppo avviene nei pochi casi nei quali qualche assessore si esprime, l’assessore al ramo ci avrebbe potuto dire quali erano state le decisioni nella riunione di fine settimana, quali le scelte adottate e se in contrasto con quelle della riunione, quale la situazione stamattina al mercato e sulla base di quali ultime indicazioni ufficiali del governo si era proceduto all’apertura.
Da ultimo, sarebbe stato utile sapere sulla base di quali valutazioni o su quale rapporto dei vigili o di altre autorità presenti è stata adottata l’ordinanza di chiusura.
Trasparenza e chiarezza farebbero venire meno inutili commenti, sui social e sulla chat dei consiglieri di maggioranza.
Come al solito, è la comunicazione che non funziona e che crea non pochi danni d’immagine.

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