di redazione
Utile una verifica degli assetti nell’aula consiliare di Palazzo dell’Aquila per meglio comprendere le ultime vicende politiche
Come è noto il Consiglio Comunale di Ragusa si compone di 30 consiglieri. Per i meccanismi della legge elettorale, legati al ballottaggio, l’assegnazione dei seggi fu inizialmente così definita: 18 consiglieri al Movimento 5 Stelle, 2 al PD, 2 a Ragusa Domani, un consigliere ciascuno alle liste Partecipiamo, PDL, Idee per Ragusa, Territorio, Megafono, Movimento Civico Ibleo, UDC e Movimento Città.
La maggioranza, appartenente al Movimento 5 Stelle poteva contare sui 18 consiglieri, oltre che sul sostegno dei consiglieri di Partecipiamo e di Città che avevano ufficialmente appoggiato Piccitto al ballottaggio, rimasti in attesa di concretizzare gli accordi, come convenuto, almeno sei mesi dopo l’insediamento.
Una maggioranza consistente che non poteva essere scalfita dai restanti 10 consiglieri, appartenenti, salvo i due del PD, a liste diverse. Una opposizione disunita, con molti esponenti che, in qualche caso, non mantenevano nemmeno rapporti idilliaci con i partiti e i movimenti di appartenenza.
Nel tempo, lo scenario si è modificato, ma senza avvertibili conseguenze, solo di recente la maggioranza grillina è scesa sotto il limite minimo di 16 consiglieri, per l’espulsione della consigliera Sigona dal Movimento 5 Stelle che, però, pare non confermata.
Il crollo della maggioranza è passato attraverso la defezione delle consigliere Castro e Nicita, passate, rispettivamente al gruppo di Partecipiamo e dell’UDC.
Sino al mese di febbraio scorso, per l’alleanza con Partecipiamo, era rimasta, comunque, intatta una maggioranza di 18 consiglieri.
Con l’uscita di Partecipiamo, due consiglieri, e con l’espulsione della Sigona la maggioranza si riduce a 15 consiglieri, condizione che pone inevitabili alleanze, anche temporanee per superare indenni i passaggi in aula.
Ma anche il teorico margine di 15 consiglieri non permette sonni tranquilli al Movimento 5 Stelle, perché numerose sono le fibrillazioni all’interno del gruppo consiliare.
Fibrillazioni che si condensano, quasi esclusivamente, in un mancato gradimento della presenza in giunta di un assessore, ma che sembrano non impressionare il primo cittadino che, nonostante impegni precisi, del tutto disattesi, non intende sottomettersi alle imposizioni dei consiglieri.
Il fronte antiassessore si componeva, a gennaio 2016, di 13 consiglieri che avevano dichiaratamente esternato la loro posizione in una riunione alla presenza dell’onorevole Cancelleri.
Questa maggioranza, che si era ritrovata unanime, per esempio, anche sul caso Campo, non è mai risultata inalterata tanto da non permettere azioni estreme di protesta, anzi al suo interno si è proposto, in seguito, un fronte detto dei filo governativi, assolutamente fedeli al Sindaco.
Ma resta il nocciolo duro dei contestatori, forte di almeno 6 consiglieri che non lascia ben sperare per il futuro della maggioranza: non sono, almeno per il momento, intenzionati ad azioni estreme, come la sfiducia al primo cittadino, naturalmente da realizzare in accordo con parte delle opposizioni, non c’è nessuna intenzione di andare a casa e di far andare tutti a casa, ma non tira aria tranquilla.
L’altra metà del Consiglio Comunale è totalmente disaggregata, incapace di attuare una minaccia per far andare a casa il sindaco, di organizzare la maggioranza necessaria per un voto di sfiducia.
Fondamentalmente nessuno ha voglia di affrontare elezioni anticipatamente, nonostante quasi tutti siano relegati al ruolo di comparse sullo scenario politico di Palazzo dell’Aquila: i mutati scenari, anche localmente, non danno certezze per il futuro, molti sono consapevoli che anche il discreto bacini di consensi personali, se mantenuto, potrebbe non bastare per un ritorno nel civico consesso cittadino.
Ad esclusione di pochi, non hanno nemmeno i partiti di riferimento, molti hanno rotto i rapporti con i partiti e i movimenti di origine, qualche rimescolamento di carte, al momento, non garantisce nulla per il futuro politico di molti.
Attualmente troviamo 3 consiglieri nel gruppo PD, a Massari e D’Asta si è aggiunto Chiavola, proveniente dal Megafono di Crocetta. Va segnalato che il gruppo di compone di due anime del tutto contrapposte, quella dei renziani Chiavola e D’Asta, fedelissimi dell’ex sindaco Dipasquale, e quella di Giorgio Massari, aderente al secondo circolo di Battaglia e Barone.
2 sono i consiglieri di Partecipiamo, Iacono e Castro, che, al momento hanno annunciato una opposizione responsabile, che valuterà ogni atto in relaziona al bene della città.
2 pure i consiglieri del gruppo UDC, Migliore e Nicita, tutto il resto intruppato nel gruppo misto, 7 consiglieri ai quali si potrebbe aggiungere, se espulsa dal Movimento 5 Stelle, anche la Sigona.
1 consigliere del Movimento Civico Ibleo, Gianluca Morando, 1 del Movimento Città, Carmelo Ialacqua, 5 che si autodefiniscono sottogruppo all’interno del gruppo misto, perché aderenti ad un movimento civico di nuova formazione che, comunque, non può risultare sullo scenario del Consiglio Comunale, Tumino, ex PDl ed ex Forza Italia, Lo Destro ex Ragusa Domani, come la Marino che era già transitata nel gruppo misto, Mirabella ex Idee per Ragusa e La Porta, ex Territorio.
Questo gruppetto, insieme ai due renziani del PD, ha appoggiato apertamente la candidatura di Trigali alla Presidenza del Consiglio e, nell’ultima seduta del civico consesso, ha consentito alla maggioranza del Movimento 5 Stelle di approvare un atto, il piano di utilizzo della tassa di soggiorno, stravolgendo la proposta dell’amministrazione.
Non è proprio un sostegno all’amministrazione, addirittura, in questo caso, un sostegno a chi contrasta la Giunta o componenti di essa, ma resta il germe di una possibile alleanza a sostegno del governo grillino, sotto esame degli osservatori politici e della restante minoranza che valuta la situazione per non restare esclusa dai giochi di palazzo.
Ogni eventuale nuova definizione degli assetti in Consiglio sarà presto verificata con l’esame del Bilancio preventivo 2016, primo atto importante che consentirà di verificare i nuovi equilibri che, inevitabilmente, si dovranno concretizzare per andare avanti.
