La legge è uguale per tutti, ma non all’interno del Movimento 5 Stelle

di Marco Ramius
Inevitabili paralleli fra storie di cinque stelle

Ci svegliamo sommersi dalla vicenda che coinvolge il Sindaco Cinque Stelle di Livorno nella complicata questione della locale azienda per la raccolta dei rifiuti.
Un avviso di garanzia, legato alla richiesta di concordato per l’Aamps di Livorno, del tutto identico a quello dell’assessore Lemmetti, sempre cinque stelle. C’è l’ipotesi di reato di concorso in bancarotta fraudolenta, è una bomba che arriva nelle ore in cui scade il termine ultimo per presentare le liste per le amministrative, destabilizzante in vista di una campagna elettorale che entra sempre più nel vivo e per chi ha sempre sostenuto “avviso di garanzia=dimissioni”, difficile da gestire.
Sintetiche, ma fortemente dirimenti per la chiarezza, le dichiarazioni di Nogarin: “Sono fermamente certo di aver sempre agito per il bene – sottolinea su Facebook il sindaco di Livorno Filippo Nogarin, del Movimento 5 Stelle – provando a salvare una situazione disastrosa lasciataci in eredità dal Pd, ma sin d’ora posso ribadire che nel MoVimento 5 Stelle non si aspetta certo una sentenza per dimettersi, perché noi non siamo legati ad alcuna poltrona”.  “È evidente che ci siano ancora indagini in corso, tra l’altro promosse da noi stessi, visto che siamo stati noi a portare i libri in tribunale chiedendo ai magistrati di passarle ai raggi X”, aggiunge Nogarin. “Speriamo di poter accedere agli atti prima possibile, per capire la condotta che ci viene contestata. Abbiamo bisogno di capire se si tratti di un atto dovuto o meno, visto che sul caso Aamps riteniamo di aver sempre e solo agito nell’interesse dei cittadini di Livorno, per riparare alle malefatte del Pd”.
È arrivata la telefonata di Beppe Grillo al primo cittadino, riaffermando la propria fiducia nei suoi confronti: “Ti sosteniamo, siamo con te. Tieni duro, non ti lasciamo solo”, gli avrebbe detto.
Il pensiero – tra i 5Stelle – va però al caso Quarto. Come allora si temono gli sviluppi delle indagini, in quel caso, dopo una difesa da parte dei vertici si arrivò alla cacciata di Rosa Capuozzo dal Movimento.
La fiducia, nei confronti di Nogarin, viene assicurato, è stata rinnovata anche dal Direttorio. Nessuno però, almeno per ora, ci ha messo la faccia, nonostante gli attacchi a raffica arrivati dal Pd per far perdere voti ai 5Stelle.
La questione diventa comunicativa (cioè elettorale) prima che politica, qualcuno afferma: “Fa ridere il Pd che ora diventa giustizialista e attacca il sindaco Nogarin per un avviso di garanzia, che in questo caso è un atto dovuto. Loro hanno indagati e arrestati, noi abbiamo un sindaco che ha salvato un’azienda”.
Si avverte grande nervosismo, anche se viene ostentato un clima tranquillo e sereno.
La vittoria di Nogarin era stata salutata con grande entusiasmo dal Movimento, anche se ci sono voluti tre mesi per comporre la Giunta tra veti e scontri tra i grillini locali.
E sempre per restare in tema di grillini contro grillini, mesi fa il bilancio presentato dal sindaco M5S era stato bocciato da una parte del gruppo consiliare del Movimento.
Tutto il mondo è paese!
Anche attorno all’azienda per i rifiuti enormi problemi, una giostra di dirigenti scelti e poi scartati, manager che si è scoperto essere impreparati, consigli di amministrazioni durati come governi balneari, amministratori fedeli diventati riottosi. Come Francesca Zanghi, che di Aamps era vicepresidente: a gennaio ha sbattuto la porta dicendo che le scelte della giunta comunale erano “nefaste e illogiche”.
La Zanghi era nel meetup livornese, anzi era l’avvocato che diffidò un secondo meetup dall’uso del simbolo alle elezioni, “in nome e per conto” dei vertici del movimento.
Dopo due anni alla fine Nogarin ha deciso di prendere la strada del concordato preventivo, strada che atterrisce le aziende creditrici e i lavoratori: le prime temono che non vedranno mai i soldi, i secondi di perdere il lavoro per sempre. Ma la Procura contesta al sindaco due atti che lui, Nogarin, ha sempre rivendicato. Il primo: l’assunzione di 33 precari “storici”, avvenuta il 25 gennaio ben dopo aver deciso di portare i libri in tribunale. Il secondo: l’approvazione del bilancio contro il parere dei revisori.
“Se non l’avessimo fatto – ha sempre detto Nogarin – l’azienda sarebbe fallita e 300 persone avrebbero perso il lavoro”. Su questo si fonda la fiducia di Grillo. Sono atti politici”

Per molto meno, anzi per nulla, come dimostrato in Commissione Trasparenza e come acclarato dai consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, dalle nostre parti un assessore è stata costretta a presentare le dimissioni.
La legge era uguale per tutti: spiegateci, almeno, come funziona. O è solo questione di poltrone lasciate libere?

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