Il circo della comunicazione anche sulla distribuzione dei buoni spesa

Qualcuno riterrà fuori luogo che ci si occupi di sterile polemica politica, noi lo riteniamo un sollazzo in un periodo nel quale le limitazioni per l’isolamento cominciano a diventare psicologicamente pesanti e spesso insulse e inutilmente vessatorie.
Chi non ha spirito per sollazzarsi, può rivolgersi alle cronache di bollettini che si accavallano senza chiarezza temporale, alle cronache di chi trasgredisce fuggendo sulla spiaggia o di chi fa barbecue sul tetto di casa, o ai post delle pietanze preparate per il week end di Pasqua.
Noi ci divertiamo con le schermaglie a suon di comunicati stampa, fra 5 Stelle e amministrazione comunale sulla distribuzione dei buoni spesa, schermaglie divertenti per le disattenzioni di chi stende i comunicati, anche dimenticando quello che si è scritto prima.
Ma il livello della comunicazione è quello, se fosse diverso non ci sarebbe sollazzo.
Per capire fino in fondo la situazione, occorre ripercorrere tutta la questione della distribuzione dei buoni spesa.
Danno fuoco alle polveri i 5 Stelle, meglio sarebbe dire il capogruppo al Consiglio comunale, Sergio Firrincieli, che inizia da solo, continua con il collega Tringali per poi tornare a scrivere a nome personale, sempre con quella dicitura di appartenenza, ‘gruppo consiliare M5S Ragusa’, che sembra voler far calare un sottile velo di nebbia su chi scrive, per non distinguere chi ha voglia di andare contro il sindaco e chi lo vuole accarezzare con il guanto.
Cosa vorrebbe Firrincieli, cosa propone inizialmente?
Desidera, interpretando una sentita esigenza dell’intero civico consesso, dare una mano “in una situazione molto difficile e complessa”. I consiglieri comunali rivendicano, addirittura “il proprio ruolo di pubblici ufficiali e chiedono di essere coinvolti nelle varie pratiche di aiuto e sostegno alla cittadinanza, rispondendo, perché no, alle chiamate d’aiuto o dandosi perfino da fare per la distribuzione dei pacchi alimentari o dei buoni spesa.”
Particolare che risulterà determinante, successivamente, nella querelle, il grande e incondizionato apprezzamento manifestato, nel primo comunicato, “per gli operatori del settore Servizi sociali del Comune, in un momento storico in cui gli stessi, come tutti sappiamo, si ritrovano ad espletare un compito oneroso, molto più di quanto accade solitamente. Operatori che devono essere pubblicamente elogiati, assieme al dirigente”.
Analoghi apprezzamenti, sempre incondizionati, per la Caritas diocesana, per il suo ruolo operativo, unitamente a quello di protezione civile e di polizia locale, tutti accomunati in un impegno straordinario.

Lapidaria definimmo la risposta del Presidente del Consiglio Ilardo, al quale era rivolto l’appello di Firrincieli, della serie “stuiativi ‘u mussu’: “scelta condivisa dal Presidente quella di evitare il coinvolgimento diretto della politica nei meccanismi interni alla macchina di assistenza contro l’emergenza covid-19. È una decisione dettata da motivi di trasparenza e di operatività, lasciando, su consiglio diretto di soggetti già esperti nella gestione di crisi, che sia personale competente a operare: Caritas e associazioni di volontariato per la distribuzione degli aiuti, Protezione civile per l’assistenza alla popolazione nelle sue diverse necessità, operatori dei Servizi sociali per l’ascolto e la comprensione delle problematiche e delle richieste.”

Nella replica, si unisce Tringali, a dare manforte al capogruppo, prendendo atto delle scelte dell’amministrazione e della maggioranza, ma chiedendo i numeri, quante sono le richieste, quanti i nuclei familiari, quante le persone, quanti i buoni distribuiti?

Con inusuale sollecitudine, nella serata di una inusuale Pasquetta, un comunicato puntuale, tramite Ufficio Stampa del Comune, informa, dettagliatamente su quanto richiesto dai 5 Stelle: fino a sabato 11 aprile, 1.668 richieste di sostegno per 4.772 persone, 806 i buoni spesa consegnati a 2.236 persone (di cui 592 minori e bambini), pari al 40% delle richieste che saranno esitate al 100% entro mercoledì 15 aprile.
Si aggiunge che il fabbisogno complessivo è rappresentato, per il 48% da buoni spesa, per il 26 % da alimenti di prima necessità consegnati a domicilio, il 5% pagamento di affitti, il 4% pagamento di bollette, il 5% farmaci, mascherine, pannolini, tablet e sussidi vari. Il 12% è stato preso in carico direttamente dai Servizi sociali del Comune.
Un cenno anche al totale delle donazioni, 71.000 euro, alle quali si devono aggiungere donazioni in natura di buoni spesa, per un totale di 100.000 euro.
Basterebbe per chiudere la querelle, anche con la piccola falla del 60 % delle richieste inesitato, una falla da cui esce un rivolo di benzina che Firrincieli, questa volta da solo, è pronto a far incendiare per alimentare la polemica.

Lo stesso Firrincieli che lodava la macchina assistenziale del Comune, Servizi sociali, Protezione Civile e Polizia Locale, si accorge, dal comunicato del Comune, che qualcosa non ha funzionato nella rete di solidarietà: più di metà delle richieste non è stata evasa; il Comune non lo ha specificato e il 5 Stelle non lo considera, ma quando sono arrivate queste istanze?
Inaccettabile che questi cittadini abbiano trascorso una Pasqua senza sostegno alimentare.
La gente, secondo Firrincieli, non protesta per pudore e riservatezza, non fa post su facebook, ma, da notizie provenienti dai servi sociali, sarebbero arrivate 300 richieste al giorno, il doppio di quelle dichiarate dal Comune. Ma a questo punto si scivola nella confusione comunicazionale, a cominciare dal fatto che l’autore del comunicato equivoca sul numero 806, fra buoni spesa distribuiti e numero delle richieste.
Al di là dei numeri, però, si evincerebbe, secondo Firrincieli, il fallimento della macchina operativa che questa amministrazione ha attuato, quella stessa incensata, incondizionatamente, nel primo comunicato.
Quando tutto funzionava erano i servizi sociali e la protezione civile a funzionare, ora è l’amministrazione che ha fallito: “Ci sarebbe voluto un altro modus operandi, quello che, evidentemente, questa amministrazione comunale non è stata in grado di mettere a punto nella maniera dovuta”.

Nel corso di un colloquio informale con il primo cittadino avevamo avuto occasione di inoltrare un consiglio per evitare queste polemiche inutili: bastava chiedere la partecipazione di un solo esponente delle opposizioni a tutte le operazioni della rete assistenziale, un semplice osservatore che avrebbe fatto da garante per le minoranze, un elemento che avrebbe potuto dire quante telefonate arrivavano in un giorno, quante erano evase, se veniva rispettato l’ordine cronologico, chi valutava le urgenze e le emergenze, per evitare di sentir dire, ora, che dai servizi sociali trapelano numeri diversi da quelli forniti dall’amministrazione.

Le altre opposizioni tacciono, more solito, Firrincieli e i 5 Stelle si soffermano sul rivolo di benzina ma non guardano alla polveriera, forse perché timorosi di coinvolgere anche il governo nazionale che rappresentano come Movimento.
Potrebbe essere giusto preoccuparsi di chi non ha ricevuto assistenza in tempo per il pranzo di Pasqua e per il barbecue condominiale, ma si sono accorti che di 538.000 euro, ai quali vanno aggiunti altri 100.000 euro, se ne sono spesi solo 60.000, ad andare bene? a cosa serviranno tutti questi ingenti somme?
Sono queste le domande da rivolgere all’amministrazione, sulle strategie del futuro prossimo, sull’esigenza di chiedere chiarezza al Presidente della Regione per i fondi annunciati ma non pervenuti, ma si scivolerebbe, facilmente, sulla natura e sulla effettiva disponibilità delle misure del governo nazionale e, allora, forse, è meglio, dirottare l’attenzione sul rivolo di benzina, piuttosto che sulla polveriera.
Ma come sarebbe più coinvolgente se invece di pensare solo al pranzo di Pasqua, potessimo leggere della rivolta civile contro il Presidente della Regione intento alle limitazioni personali più che all’erogazione dei fondi necessari, contro il governo nazionale per la cassa integrazione speciale che non arriva, per i prestiti falsamente erogabili senza condizioni, per l’inesistenza di misure per i precari, i licenziati, per le famiglie, per la mancanza di presidi di sicurezza dei quali, invece, la Presidenza del Consiglio aveva provveduto ad approvvigionarsi già da fine gennaio.
I 5 Stelle tutte queste cose le sanno, perché ci sono dentro, ma non parlano, come non conviene parlare a tanti.
Ecco perché, in definitiva, la comunicazione è solo un teatrino.

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