di Marco Ramius
Come nelle migliori consultazioni elettorali, tutti hanno vinto
Nove ore virtuali di seduta del consiglio comunale, comprensive di sospensione di 4 ore con relativa pausa cena, che sommate alla seduta precedente, sempre con lo stesso atto all’OdG, fanno tre gettoni di presenza, il tutto per non esitare l’atto.
Per le comunicazioni iniziali, dedicate quasi esclusivamente alla pista ciclabile di Marina di Ragusa, non ancora inaugurata ma sottoposta alla violenza di un tombino otturato, da rilevare solo il forbito intervento di Chiavola che ha lamentato la mancanza di una indagine geostatica della pista ciclabile e il proclama di Angelo La Porta che ha annunciato, in caso di sua rielezione, che, nella prossima consiliatura, la pista ciclabile scomparirà, che ci penserà lui ad eliminare questa opera che impedisce il regolare flusso di traffico in entrata nella frazione marinara.
Quasi puntuale l’inizio seduta, con la presenza della rappresentanza di lavoratori delle perforazioni per la ricerca di idrocarburi: all’appello, lanciato dai consiglieri del Movimento 5 Stelle, Brugaletta e Spadola, mancavano, invece, i cittadini, i partiti politici e le associazioni ambientaliste che dovevano sostenere l’approvazione della variante all’art. 48 delle N.T.A. del PRG.
Un appello del tutto inascoltato, nemmeno una presenza, rilevando, altresì, che ad inizio seduta, erano assenti sia Spadola che Brugaletta. Quest’ultimo è arrivato successivamente, ma dei richiamati nemmeno l’ombra. Immaginarsi le battute sarcastiche sull’iniziativa che già aveva sollevato non poche perplessità.
Seduta affollata, solo due i consiglieri che hanno disertato la seduta, ma diverse le presenze che si sono trasformate, per esigenze personali, in assenza, con la votazione che ha registrato solo 10 voti per quella che, una volta, era la maggioranza.
Presente in forze le opposizioni, con 14 consiglieri su 15, che sono riuscite a provocare il ritiro dell’atto da parte dell’amministrazione, dopo la bocciatura dell’emendamento che adeguava il documento alle norme del Piano Paesaggistico.
Opposizioni che sono riuscite a far fruttare ore di ostruzionismo, di eccezioni strumentali, di pregiudiziali contro i quali l’amministrazione ha voluto opporre un muro apparentemente insormontabile, costituito dalla assoluta difesa dell’atto contro ogni eccezione di legittimità.
Eccezioni che, in verità, sono state poste con estrema confusione, che ha palesato la sostanziale incompetenza di molti consiglieri sulla materia, rilevabile anche dagli interventi di scarsa sostanza e mancanti di necessari supporti tecnico ammnistrativi alle istanze avanzate.
Il sindaco, presente in aula e, fino alla fine della seduta, nelle sue stanze, ha cercato di imporre la legittimità derivante dai pareri del Segretario Generale, eccependo le competenze del consiglio che non sarebbero quelle di giudicare la regolarità degli atti ma di votarli.
Dopo le prime schermaglie procedurali, alle 20.25 il Consiglio viene sospeso su richiesta di Maurizio Tumino.
Una pausa infinita, che dura 4 ore, fino a mezzanotte e mezza, che vede tutte le opposizioni impegnate a trovare una sintesi che possa mandar all’aria i disegni dell’amministrazione.
Una sintesi introvabile, perché le diverse sensibilità riaffiorano. C’è unità di intenti per le costruzioni in verde agricolo, un po’ meno per le trivellazioni che, in zone non tutelate, non sembrano impressionare anche gli ambientalisti più convinti.
Esigenze all’opposto dell’amministrazione che è disposta anche a cedere sulle costruzioni in verde agricolo, comunque limitate dal piano paesaggistico, mentre non si vogliono fare sconti sulle trivellazioni.
Per altri, addirittura un atto inutile, dal momento che le costruzioni in verde agricolo sono normate dal Piano e sottostanno ai pareri favorevoli dell’assessorato regionale al territorio, mentre si trovano maglie larghe, nel piano, per le perforazioni in zone non tutelate ma si evidenzia che il governo nazionale ha, di fatto, avocato a sé le autorizzazioni per le trivellazioni.
Una tipica storia italiana, dove sono protagonisti governi nazionali e regionali, tribunali amministrativi, assessorati regionali competenti, mentre i consigli comunali sembrano giochi di ruolo per consiglieri che si trastullano immaginando di lavorare per la collettività.
Nella bolgia di interventi strumentali e propagandistici per boicottare l’atto, emerge l’intervento di Giovanni Iacono che non lesina critiche al Movimento 5 Stelle e, di conseguenza, all’amministrazione: fa rilevare come si discuta a tarda notte per un atto importante che si sarebbe dovuto rilevare come strategico, per rompere con un passato non glorioso, solo pochi consiglieri grillini in aula, non c’è maggioranza, ma non si vuole dare conto alle opposizioni costruttive per le evidenti discrasie dello stesso.
Un atto rabberciato, con numerosi rilievi, infarcito di propaganda, secondo Iacono, arrivato tardi e arrivato male, senza un vero motivo, una delibera che ha annullato un’altra delibera, un emendamento che stravolge la revoca, un atto che non si focalizza sulle costruzioni in verde agricolo ma sulle trivellazioni per mera opportunità politica, con innumerevoli errori e discrasie.
Dopo la discussione generale, l’amministrazione non accoglie la richiesta di ritiro dell’atto e si procede alla votazione degli emendamenti, le opposizioni si ritrovano unite nel bocciare i primi due emendamenti, segnatamente quello che adeguava la delibera alle norme del Piano Paesaggistico, sanando irregolarità dell’atto, obbligando al ritiro dell’atto.
L’articolo 48 va a carte quarantotto: appare come dominatore della serata Giovanni Iacono, che è stato riferimento di più consiglieri di opposizione, i quali, senza il gruppo di Partecipiamo, due voti più, verosimilmente, quello della Sigona, e dei sodali Massari e Ialacqua, non avrebbero potuto avere voce in capitolo.
L’amministrazione, i grillini, non hanno voluto concedere nulla a Iacono che, in un crescendo di eccezioni, non si è potuto esimere dal chiedere il ritiro dell’atto: una riscrittura condivisa, e da lui approvata, per altro riconosciuta dal primo cittadino nei contenuti, avrebbe consentito di arrivare all’approvazione dell’atto, pur modificato in alcune sue parti.
Ha prevalso un inspiegabile assoluto rifiuto per ogni minima apertura, verosimilmente approvata dal sindaco che, in conferenza stampa si è detto deluso dell’atteggiamento dell’ex Presidente del Consiglio.
A conti fatti, tutti si sentono vincitori, le opposizioni che hanno messo sotto, per la seconda volta consecutiva, i grillini che, secondo il primo cittadino, non farebbero le spese della mancata approvazione.
Secondo Piccitto, infatti, non si trattava di un atto fondante per il Movimento bensì per il bene della comunità che, a questo punto sarebbe stata danneggiata dalle opposizioni.
Gli effetti della ‘notte magica’, dove tutti hanno vinto, si vedranno ben presto: all’interno del Movimento 5 Stelle si dovranno chiarire i rapporti con diversi consiglieri, troppe le assenze, troppi gli impegni improvvisi.
Anche i rapporti dell’amministrazione, e del gruppo consilaire, con Partecipiamo hanno subito un cedimento importante: Iacono aveva detto che avrebbe sostenuto, responsabilmente, atti che avessero interessato il bene comune, nonostante si fosse posto fuori dalla maggioranza.
Il trattamento ottenuto, privo di ogni minimo coinvolgimento e di ogni minima condivisione, non è certo produttivo per rapporti di collaborazione.
Il fatto che il Sindaco ne abbia fatto, quasi, l’unico responsabile della mancata approvazione dell’atto ha provocato già la convocazione di una conferenza stampa da parte del Direttivo di Partecipiamo; se non ci saranno fatti nuovi, prima di questo incontro con gli organi di informazione, è prevedibile una rottura irreversibile dei rapporti che appesantirà le condizioni del civico consesso, acclarando definitivamente, se ancora ce ne fosse bisogno, che Iacono risultava determinante per l’alleanza di maggioranza che, con la mancanza del suo gruppo ne risente, non solo numericamente ma più ancora in termini di tenuta, confermando le ipotesi che attribuivano ad un malessere interno del gruppo cinque stelle, evidentemente non risolto, la scelta di appropriarsi della Presidenza del Consiglio.
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