Biagio Battaglia: “Come la penso”

Autorevole riflessione di Biagio Battaglia, esponente della prima ora dei 5 Stelle. che merita spazio per gli spunti che offre, numerosi, nell’attuale momento politico che vede il Movimento 5 Stelle su una altalena, fra posizioni di governo, rendita di un grande consenso nel recente passato e venti di crisi che aleggiano per le troppe ambizioni personali.

Questo il testo integrale di un post che Biagio Battaglia ha pubblicato sulla sua pagina facebook:

Come la penso.
Sono già passati undici anni e sembriamo ancora i pivelli del 2009.
Ricordo ancora quando urlavo alle riunioni di meetup contro gli imbecilli che volevano montare il palco, per il comizio di Grillo, nel piazzale del “mercato del mercoledì” al Selvaggio. Quella volta, a votazione finita, a mezzanotte circa, presi due grillini (poi diventati famosi) e li portai sul luogo del delitto della logica e mostrai loro il “piazzale del mercato” che avevano scelto in riunione, ovvero, come lo ribattezzai io, “la tundra di Ragusa”.
Manco i lampioni funzionavano, si trovava in una periferia desolata della nostra città, e tirava un vento freddo e triste tipo canzone di Battiato. E, poi, li ripresi in macchina e mostrai loro Piazza Libertà, mi fermai proprio al centro, e dissi: “Quindi, che ne dite se domani rivotiamo e montiamo il nostro primo palco sotto l’ex Intendenza di Finanza come quando il duce riempiva le piazze?”.
Quella volta, fortunatamente, mi ascoltarono, e fu un successo. Un successo enorme, anche i giornali e qualche uomo della Digos parlarono di 5000 partecipanti. Grillo arrivò in camper, era tutto pronto.
Ci eravamo sentiti trenta volte con Walter, il cognato-accompagnatore, e con qualcun altro dello staff al seguito. Il palco sembrava quello di un ring, di un combattimento di boxe, mai ne avevo allestito uno così quadrato e piccolo, 8 metri per 8, al centro di una piazza così immensa, eppure tutto funzionava.
Non mancò nulla: telo alle spalle degli oratori, transenne a centinaia, spazio handicap, microfoni a gelato e amplificazione di qualità, corsie di emergenza, spazio di ingresso del camper e, poi, un mare di gente arrivata da ogni paesino della provincia e oltre. Sembrava uno spettacolo “aggratis” del mitico comico Beppe Grillo. E, invece, era l’inizio del rovesciamento della Casta che in meno di vent’anni era riuscita a rovinare anche la Seconda Repubblica nata dopo Tangentopoli.
Sappiamo tutti come andò quel comizio in piazza Libertà e come andarono le cose da lì a poco. L’exploit alle regionali, il 70% al ballottaggio di Ragusa, i risultati nazionali del 2013 e finalmente il 33% del 2018, e l’attuale super governo Conte.
In mezzo ci sta un mare di macerie. Amicizie finite, relazioni frantumate, incomprensioni e tanta malafede, per via di gente che sale e scende da treni in corsa sempre a proprio piacimento e desiderio.
Tutto è cambiato da allora, e i traumi si sentono ancora – forti come tuoni – dentro Ragusa 5 Stelle, ad esempio, piove dal 31 dicembre del 2013. Le ferite non si sono più rimarginate e, anzi, di nuove ne appaiono in questi giorni a Roma. Non ne possiamo più sfuggire, ci rincorrono.
Ci sono le ambizioni di alcuni che la fanno da padrone. C’è chi pensa di poter fare il parlamentare per una terza e quarta, quinta, volta. Ci sono quelli che cantano da soli, nonostante siano parte di un coro.
E, poi, ci stanno quelli che vorrebbero disfarsi di Rousseau citando, addirittura, Gianroberto Casaleggio. Poi ci sono i pacieri, alla Fico, che stanno antipatici alle tifoserie delle ali estreme e poi ci sono quelli che, a faccia di cu.., si portano avanti nei loro “progetti” personalissimi.
Come la penso?
Semplice…
Il Movimento non può essere guidato da uno solo al comando, l’ha già fatto Di Maio per troppi mesi, dopo le elezioni del 2018, ed è andata malissimo.
In un possibile incontro riorganizzativo non ci si conta, non può vincere un’anima contro un’altra, non può vincere Di Battista contro tutto il resto del Mondo, e non può vincere nuovamente Di Maio, ripeteremmo l’errore di prima.
Non si può restare fidanzati per sempre, a un certo punto bisogna decidere se fare coppia fissa e sposarsi, con civile matrimonio, oppure lasciarsi consensualmente e andare (da buoni amici!) ognuno per la propria strada.
Serve dare voce a tutte le anime del Movimento e, soprattutto, bisogna dare voce agli attivisti, anche agli iscritti che si trovano sopra la collina più sperduta dell’entroterra, altrimenti che movimento per la democrazia diretta siamo? Il click day sul SI o sul NO non bastava prima e ci fa ancor più antipatia oggi.
Bisogna far capire ai ‘Portavoce Eletti’ cosa significa PORTARE LA VOCE dei propri cittadini; penso proprio che tantissimi non ce l’abbiano per nulla chiaro.
Siamo passati dal movimento senza capi, “learderless” come auspicava Gianroberto, al movimento dei capetti, ovvero, sempre citando Casaleggio padre, dei “capipanza”.
I due mandati sono la summa dei dieci comandamenti di Mosè. Non c’è deroga che tenga. Non possiamo creare una nuova Casta a nostra immagine e somiglianza: i parlamentari uscenti ricomincino a montare gazebo e a formare le nuove leve.
Infine, non si può tradire Conte, non si può tradire il nostro Governo, non si può rinnegare Grillo, non si può rinunciare a Rousseau.
Possiamo, invece, rinunciare alle “alleanze strutturali” con i partiti di centro, di destra e di sinistra. Non c’è bisogno di costringerci in alleanze a tavolino, non c’è bisogno di calare per forza il modello nazionale in ogni singolo Comune, in ogni singola porzione di territorio.
Le “alleanze” vengano decise di volta in volta, valutando la storia e il contesto, che solo gli attivisti locali conoscono nello specifico.
Non sono sicuro di come andrà a finire; all’orizzonte, mi sembra di intravedere altri temporali, forse divorzi consensuali, forse scissioni, forse da Movimento diventeremo Coalizione.
Forse le tre anime andranno per conto proprio, una più moderata e governista, una più movimentista e di piazza, e chissà se Giuseppe Conte (come, fra l’altro, annunciato qualche giorno fa da un viceministro) non decida di dare un proprio contributo personale alla faccenda.
Insomma, bisogna nuovamente stare all’erta, fra poco suonerà la campanella. La “ricreazione” di questi ultimi anni è quasi finita.

Ultimi Articoli