Tutto sembra tornare come prima

di Vilnius Nastavnic
Inizia il carosello comunicativo delle opposizioni, si provvede a convocare il civico consesso, per una seduta ispettiva e per una serie di Ordini del Giorno e Atti di Indirizzo buoni solo per riempire il pomeriggio, ci si interroga di nuovo se esiste, e quale sia, la maggioranza a sostegno dell’amministrazione

Ampia e meritata pausa estiva per i consiglieri comunali, durante la quale sembravano svanite le emergenze e le criticità in città.
Si riprende e subito si ha l’impressione che non sia cambiato granché: la novità è costituita dalle dimissioni del pentastellato Dipasquale che abbandona gli scranni di Palazzo dell’Aquila perché impegnato da un posto di lavoro all’estero. Dimissioni che il consigliere, stranamente, all’ultimo minuto, ha voluto colorare con una serie di considerazioni sull’operato politico dei cinque stelle, giudicato non all’altezza delle promesse, del programma elettorale e delle intenzioni degli eletti. Un operato politico che, con grave ritardo, il consigliere giudica costellato di errori e dominato dall’assenza di proficui e produttivi rapporti con la gente.
Le considerazioni del Dipasquale, in verità, non hanno suscitato soverchia impressione, ancorché fosse nota, da qualche giorno, la vera motivazione delle dimissioni, tutt’al più ha aperto un altro fronte di discussione per il futuro della maggioranza a 5 Stelle in Consiglio comunale che, solo da poco, grazie al certosino lavoro dei consiglieri Tringali, Agosta e Stevanato, era stata ampiamente rattoppata.
L’ingresso della prima dei non eletti, detentrice di un bottino di 27 voti, Maria Rosa Marabita, pone degli interrogativi, appartenendo la stessa al meetup dei dissidenti, ragusattiva5stelle. Di certo, come hanno assicurato elementi del gruppo consiliare, la Marabita non abbandonerà mai il gruppo consiliare, ma nessuno mette la mano sul fuoco sul suo sostegno alla maggioranza ove riscontrasse il mancato rispetto dei principi del Movimento che la stessa considera, a quanto pare, sacri.
Senza considerare questi aspetti, le opposizioni riprendono il carosello dei comunicati e, segnatamente, si occupano delle dimissioni di Dipasquale con argomentazioni che ci sembrano del tutto arbitrarie, buone solo per attirare l’attenzione.

D’Asta e Chiavola del Partito Democratico parlano di implosione annunciata del Movimento 5 Stelle che perde pezzi. Non si sa se consapevoli, scivolano sulla scelta dell’ex collega di impressionare dando in pasto all’opinione pubblica elementi di una rottura non meglio definita con l’amministrazione sostenuta fino a poco prima.
Pur non essendo stati citati gli errori, D’Asta e Chiavola li identificano in quelli sottolineati da tempo e li considerano il motivo dell’abbandono delle armi da parte del grillino, preoccupati per il futuro dell’amministrazione che pure hanno sostenuto, dichiaratamente, in qualche momento di difficoltà.
Per D’Asta e Chiavola preoccupazioni, che nemmeno i pentastellati si pongono, per un prosieguo della sindacatura senza maggioranza certa, alla luce di possibili defezioni che i due considerano non del tutto desuete da ipotizzare
Come al solito, i democratici sono certi che i ragusani avrebbero compreso tutto e, difficilmente, rinnoveranno la fiducia al Movimento 5 Stelle, ma continuano ad essere preoccupati per le scelte passate e future, che hanno contraddistinto e connoteranno l’azione politica per la città.

Sulla stessa scia di quello che noi consideriamo un abbaglio, il consigliere Gianluca Morando, che considera l’abbandono di Dipasquale come un preciso segnale della rottura fra il gruppo consiliare e l’amministrazione.
Chiama in causa vecchie posizioni dei consiglieri Stevanato, Agosta e Gulino che avrebbero rivolto periodiche critiche al Sindaco, dimenticando o facendo finta di non capire che l’obiettivo della contestazione era un assessore e non la giunta, il lavoro della quale era condiviso ampiamente.
Criticità che, fra l’altro, dovrebbero essere state ampiamente sanate, anche se il condizionale è d’obbligo alla luce di precedenti esperienze di impegni non mantenuti, che hanno coinvolto gli stessi protagonisti, per gli stessi motivi.
Morando esprime delle valutazioni sul rapporto del sindaco con i cittadini, che giudica non ottimale e stigmatizza le dimissioni dei consiglieri comunali che hanno abbandonato Palazzo dell’Aquila come una fuga dalle difficoltà riscontrate nel mandato, per dare un quadro di una forza politica ritenuta inadatta ad amministrare la città.
L’aula consiliare attende argomenti importanti, ma l’interesse di buona parte delle opposizioni è sempre rivolto alla polemica sterile e alle critiche mai costruttive, salvo rarissime eccezioni.

In proposito, in tema di opposizione, ci piace citare un post di Peppe Calabrese che ci fa rimpiangere la presenza di una opposizione seria e concreta all’interno dell’aula consiliare di Palazzo dell’Aquila.
Perché, da tre anni, leggiamo una infinità di comunicati ma non riusciamo a trovare elementi di opposizione concreta che, secondo noi, dovrebbe, prima di tutto, indicare soluzioni e rimedi.
Nell’assordante latitanza di concrete posizioni, di uomini e di partiti, troviamo quantomeno interessanti le considerazioni di Peppe Calabrese che, dobbiamo ricordare, faceva parte della grande ammucchiata PD/Territorio/UDC e altri che sosteneva il candidato sindaco Cosentini, esperienza oggi dallo stesso criticata ma mai ufficialmente rinnegata e dichiarata fallimentare nelle scelte che risultarono fatali.
Per esempio, Calabrese ricorda che il gruppo consiliare pentastellato racimolò uno scarso 10% di consensi, ma non
richiama all’attenzione la scellerata scelta di non apparentarsi al ballottaggio, regalando la maggioranza consiliare ai grillini.
Dopo trentasei mesi di amministrazione, rileva una città narcotizzata e incapace di rispondere agli standard di città modello di sviluppo, di efficienza, di benessere come spesso lo era stata in passato.
Ripercorre la difficile sequela di avvicendamenti sulle poltrone di giunta, eccepisce una situazione ambientale ai limiti della decenza: differenziata al palo, ritardi per il bando di gara per la raccolta dei rifiuti, discarica stracolma, impianto di compostaggio fermo da sempre, discarica di inerti abbandonata, immondizia dappertutto in centro storico.
Tasse aumentate, PRG scaduto, piano particolareggiato del centro storico fermo nei cassetti, piano spiagge dimenticato: tutte cose, evidentemente, che uno come Calabrese considererebbe prioritarie nell’amministrazione della città.
Ancora segnala altre discrasie che, raccolte, potrebbero essere i contenuti di un programma elettorale che, in veste di potenziale candidato sindaco, lo stesso non potrebbe non fare suo.
Programmazione estiva per Marina di Ragusa 2016 da dimenticare, bus nelle contrade marinare eliminati, trasporto acqua potabile in autobotte carente, spariti i progetti per i parcheggi a Ibla, trasporto pubblico obsoleto, progetti per il cinema Marino, e altri finanziati con i fondi della Legge su Ibla, dei quali non si sa nulla.
Per la cronaca, però, Calabrese, non cita nemmeno il disallineamento dei fondi residui della Legge sui centri storici e, implicitamente non chiarisce la sua posizione al riguardo, anche nella veste di ex consigliere comunale.
Considera che una pista ciclabile, per quanto enfatizzata, per la quale si è speso troppo poco, è poca cosa che serve solo per illudere l’opinione pubblica, facendo intravedere una Ragusa che non esiste.
Nessun commento sulla enorme mole di lavori pubblici in atto nella città.
Per intanto abbiamo una prima bozza di programma elettorale, considerando che le lacune evidenziate dovrebbero essere le prime ad essere sanate da un nuovo sindaco, in special modo se fosse quello che li ha sottolineate.

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