di Cesare Pluchino
Due elementi che hanno messo in ombra la prima affermazione delle opposizioni unite
La seduta di consiglio comunale di lunedì 19 settembre si presentava come una seduta noiosa, farcita di ordini del giorno e atti di indirizzo buoni solo per dare un briciolo di visibilità ai primi firmatari.
Preceduta dalla solita rassegna di comunicazioni di scarsa importanza, con pochi argomenti importanti posti all’attenzione dell’amministrazione, la seduta viveva sulle tattiche consuete delle opposizioni di cogliere in fallo, senza numero legale per mantenere in vita i lavori, la ormai pseudo maggioranza grillina.
Non c’erano nemmeno i firmatari degli atti, arrivati alla spicciolata.
Argomento prioritario le royalties petrolifere: Maurizio Tumino era il primo firmatario di un ordine del giorno che voleva impegnare l’amministrazione ad adottare con il bilancio di previsione un piano finanziario di utilizzo delle royalties.
Alla data di presentazione dell’atto, se ne aggiungeva, a quello di Tumino, un altro analogo dei grillini, primo firmatario il capogruppo, che voleva impegnare l’amministrazione, in maniera più dettagliata, a specificare, nel DUP, le destinazioni delle royalties, con ambiti di utilizzo stringenti.
Diverse le posizioni che si delineavano, per alcuni solo tentativi inutili di indicare la rotta all’amministrazione per destinazioni fondamentalmente previste dalla legge, critiche aspre per proposte troppo tardive, che sembravano ignorare le discussioni in consiglio e l’assoluta autonomia con la quale l’amministrazione, per tre anni, aveva deciso le scelte in materia.
Come rilevava il consigliere Iacono, se l’atto di Tumino di si limitava a dare delle indicazioni generali, assurdo appariva l’atto dei 5 Stelle che poneva dei paletti che ricalcavano le scelte finora decise dalla giunta.
Qualcuno degli stessi grillini intravedeva nell’atto, sottoscritto da diversi consiglieri pentastellati, la mano ispiratrice dell’assessore Martorana che avrebbe voluto mantenere l’autonomia di controllo sulle royaltie per la giunta.
Pesanti le considerazioni di Iacono sulla coerenza del consiglio comunale che assimilava, per il tenore delle argomentazioni trattate, ad un teatro dove si sfruttavano atti ufficiali al solo fine di apparire, portando avanti tesi anche in contraddizione con quanto votato in passato.
Per tutti, un ennesimo tentativo di limitare la sovranità del consiglio comunale su scelte importanti e determinanti per la città.
Alla fine, pur con soli 15 consiglieri in aula, i pentastellati riuscivano a bocciare l’atto di Tumino, le opposizioni coglievano la mancanza del numero legale e impedivano, dopo la discussione unica, la votazione dell’OdG di Brugaletta, per il quale, per opposte motivazioni, molti erano contrari, compresi componenti del gruppo del Movimento 5 Stelle, come Agosta e Stevanato.
In apertura di seduta, dopo 24 ore, alle ore 18 di martedì 20 settembre, i pentastellati dietro la porta dell’aula, in attesa dell’appello, per verificare la presenza minima delle opposizioni.
14 i presenti compreso il Presidente Tringali, tutta l’opposizione quasi al completo, 13 elementi su 14, si passava, quindi, alla votazione dell’Odg grillino che veniva bocciato con 13 NO, 3 SI, di Tringali e dei cofirmatari Antoci e Fornaro, frattanto entrati in aula.
Dopo era solo teatro: i grillini abbandonavano l’aula per una forma di protesta contro l’abbandono del giorno prima, da parte delle opposizioni. Restavano in aula solo Agosta e Stevanato che spiegavano, in chiusura di seduta, in un comunicato stampa del gruppo, la loro posizione.
Praticamente i grillini registravano diverse assenze nella loro compagine, previste, mancavano fra gli altri Federico, Spadola, Brugaletta, La Terra, Marabita e Gulino; si rendevano conto che era arrivato il giorno della sconfitta, le opposizioni, diventate maggioranza avrebbero approvato gli atti all’ordine del giorno.
La protesta, l’assenza in aula, servivano a mascherare la resa.
Due atti, mirati ad una riduzione della pressione fiscale, venivano integrati con uno di Tumino, tempestivamente presentato, che si premurava a non restare indietro, lasciando visibilità soprattutto alla Migliore.
Disperato il tentativo di Agosta e Stevanato di chiedere la verifica del numero legale, un breve intervento per vantare le misure della giunta in materia finanziaria e fiscale, una rassegna di episodi del passato per mettere in cattiva luce l’operato delle opposizioni, ma la disfatta era inevitabile con un gruppo consiliare latitante e, in ogni caso, responsabile del successo delle opposizioni.
Tumino vantava il tanto sospirato successo delle opposizioni che, ha voluto rimarcare, rappresentano il 90 % dei consensi elettorali in città.
Qualcuno protestava per il richiamo di Stevanato alla rinuncia al gettone di presenza da parte dei pentastellati che consideravano le mosse delle opposizioni solo finalizzate al raddoppio dei gettoni e dei permessi per l’esonero lavorativo, Massari parlava di schizofrenia di una maggioranza che non c’è più, delle contraddizioni dei grillini che, in qualche caso, da critici sono diventati estimatori dell’assessore Martorana.
L’ordine del giorno, mirante ad una riduzione della spesa e della pressione fiscale veniva approvato dalla nuova maggioranza.
Grande confusione anche per il successivo rinvio degli altri punti all’OdG, la seduta veniva chiusa per mancanza del numero legale.
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