Giovanni Iacono e i 5 Stelle: una storia infinita

di Vilnius Nastavnic
Accuse e considerazioni che si rivelano poco consistenti e prive di credibilità, come fu quella dei numeri bulgari

L’alleanza fra Movimento 5 Stelle e Partecipiamo, a Ragusa, dovrebbe essere, ormai, consegnata alla storia.
Restano sul tappeto motivi di scontro personali che vorremmo scomparissero al più presto, oltre che per evitare di trasformare la vicenda in una storia stucchevole, per i personaggi coinvolti, perché di Giovanni Iacono e di Stefano Martorana si possono non condividere le idee, si possono o meno apprezzare le competenze e le capacità, ma non si può disconoscere la serietà politica e personale dei personaggi, la coerenza che rende assai difficile ogni valutazione su scontri verbali di discutibile valenza.
La nostra potrà essere considerata un’opinione del tutto personale ma bene farebbero i personaggi in questione a stringersi la mano e continuare a fare politica su sponde che rimangono, al momento, opposte.
E, come in una qualsiasi separazione, nessuno può dire di avere pienamente ragione perché tutto nasce dai compromessi del passato che, purtroppo, in politica, sono il sale quotidiano
Atipica fu, fin dall’inizio, l’alleanza che rimase mascherata, perché i grillini non potevano allearsi, prima concessione alla quale Iacono non doveva sottomettersi.
Purtroppo la smania di far fuori la vecchia politica prevaleva e Iacono attendeva, accettando la carica di Presidente del Consiglio, una poltrona oltremodo stretta per un personaggio politico che non aveva bisogno di trampolini per la sua carriera politica.
Anche l’attesa per concretizzare l’alleanza con un posto in giunta fu un errore, ma tutti, e per primi i grillini, devono apprezzare la coerenza e la disciplina del politico che si muove non per interessi personali ma per il bene comune.
Da alleato, come leader di Partecipiamo, Iacono fu fin troppo disciplinato, osservava cose che non andavano ma per il bene dell’alleanza taceva.
Martorana sa di essere stato uno dei bersagli di Iacono che gli addebitava scelte non condivisibili, naturale e umano, sotto certi aspetti, che metta in risalto le tante misure condivise e approvate dall’assessore di Partecipiamo e che, in sintesi, si meravigli del perché prima non ci si lamentava, mentre ora si sollevano eccezioni.
Ma è anche ingeneroso, da parte dell’assessore attaccare l’ex alleato perché questo, in maniera riservata, mettendo nero su bianco le sue riserve, aveva evidenziato, in una richiesta di verifica dell’accordo di responsabilità, le sue riserve sull’operato dell’amministrazione, esigendo margini operativi più ampi e maggiore autorevolezza all’interno dell’alleanza.
Invece di tenere tutto sotto silenzio, contrariamente ai principi di trasparenza tanto decantati dai 5 Stelle, i grillini della giunta, di concerto con il gruppo consiliare, dovevano dare una risposta, e in questo è colpevole l’assessore di Partecipiamo che doveva esigere riscontro alla richiesta di verifica del suo leader, astenendosi platealmente dall’attività di giunta, nei confronti della quale, come ampiamente riconosciuto da più parti, era ampiamente appiattito su posizioni e decisioni importanti.
Non si può ora dire: “perché prima…”, in quanto molto prima Iacono aveva espresso le sue riserve.
Da parte sua Iacono, da perfetto professionista (in senso buono) della politica, è stato costretto ad abbandonare l’alleanza, non perché vedeva sfuggire la poltrona, bensì perché aveva contezza che l’alleato aveva stretto accordi con le opposizioni per riuscire ad accaparrarsi la carica.
Ora Iacono, cosa del tutto normale in politica, gioca un’altra partita, gioca per fare opposizione costruttiva nell’interesse della città, non c’è nulla di scandaloso, né di incoerente, specie se ora gli capitano per mano le questioni degli ecompattatori, le carte ‘ritrovate’ con gli appunti dei piani di gestione, e altre cosucce.
Anzi va apprezzata massimamente la serietà del politico che non si sbottona su questioni delicate come i fondi residui disallineati della legge su Ibla, il piano delle farmacie, la ‘privatizzazione’ dei servizi al Castello di Donnafugata, la vicenda Campo, per parlare solo di quelle di pubblica evidenza.
Già Giovanni Iacono, nell’ultima seduta ispettiva, ha mostrato toni più morbidi, pur non mancando di evidenziare la degenerazione dei rapporti all’interno del consiglio comunale e il difficile mantenimento di rapporti istituzionali improntati al reciproco rispetto, nella ricerca di una partecipazione sempre più attiva ai lavori d’aula e alla vita amministrativa del Comune.
Resta la certezza di un rapporto recuperabile fra Martorana e Iacono, considerato anche che, nonostante la rottura, resta inalterata la considerazione reciproca con il primo cittadino, al di là delle vicende politiche.
E poi, se Iacono ha dimenticato gli sproloqui al suo indirizzo del rappresentante di Città, figurarsi se non può passare oltre alle incertezze di qualcuno che resta pur sempre un neofita della politica.
Parimenti andrà recuperato il rapporto con il gruppo consiliare che dovrà astenersi da considerazioni avventate e infondate, perché è ormai palese che Iacono, come anche Partecipiamo, hanno rifiutato non uno ma due assessorati che erano stati offerti.
Della poltrona di Presidente del Consiglio, abbiamo già detto che era stretta di partenza, sulla questione, il gruppo consiliare dovrebbe attentamente, riflettere perché per una poltrona è riuscito a vanificare il successo elettorale, a perdere una maggioranza consolidata e a rendersi dipendente dai gruppi di opposizione.
Se pensassimo che si tratti di una storia di poltrone non staremmo qui a discutere di Giovanni Iacono.

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