di Cesare Pluchino
L’ultima definizione sul civico consesso di Ragusa è del consigliere Angelo La Porta
Ennesima convocazione del Consiglio Comunale per una seduta ispettiva, forse troppo ravvicinata alla precedente del 27 settembre scorso.
Peraltro non si sono potute esaminare le interrogazioni all’Ordine del Giorno per la persistente assenza degli interroganti, assenti anche nell’ultima convocazione.
C’è sicuramente qualcosa da registrare nel meccanismo delle sedute e nel perverso turbinio di interrogazioni, di ordini del giorno e di atti di indirizzo che intasano gli uffici senza che possano essere esitati, ora per l’assenza dell’assessore, ora del dirigente, ora degli interroganti, senza parlare che, per alcuni atti va a farsi benedire l’ordine cronologico.
Su tutto domina una presenza dell’esecutivo del tutto inesistente, ancorché legittima, con consiglieri che sollevano problemi, segnalandoli all’assessore di turno presente, ma che non ricevono mai risposta., se non in casi eccezionali.
Saranno tutti meccanismi previsti dal regolamento, rivelatosi, comunque, uno strumento tipico della vecchia politica, del tutto inadeguato e inefficace in termini di funzionalità amministrativa, non opportunamente modificato dai pentastellati per indecifrabili motivi di opportunità politica, ma il quadro che ne viene fuori legittima consiglieri come Angelo la Porta a parlare di ‘consiglio di Paperino’.
Nelle sedute ispettive, in particolare, gli scranni sono desolatamente vuoti, quasi del tutto assente la maggioranza come segnale di scarsa attenzione per le minoranze, molti consiglieri delle opposizioni, quelli che prevalentemente intervengono, sia pure per comunicazioni troppo spesso strumentali, abbandonano l’aula dopo aver parlato, così che alcuni consiglieri parlano alle poltrone vuote.
Gli interventi, troppo spesso, diventano plateali, come quello di Angelo La Porta che, ritenendo di non trovare interlocutori attenti, fra i banchi dell’amministrazione si è girato per parlare al pubblico presente, ai rappresentanti degli organi di informazione, agli agenti di polizia locale presenti in aula e al personale che si occupa della registrazione della seduta.
Si deve, però, ammettere, che, dalle sedute ispettive, ultimamente, vengono fuori argomenti importanti, anche delicati, che meritano i necessari approfondimenti. Di certo, sarebbe meglio, in primis per l’amministrazione, fornire risposte immediate e chiudere determinate questioni sul nascere.
Il fatto che non ci siano risposte autorizza, in primis la stampa, a cercarle.
Così è per la questione dei loculi cimiteriali, sollevata dalla consigliera Marino, come pure per la scadenza dell’appalto delle ‘linee blu’, evidenziata da Maurizio Tumino che ha anticipato le prossime questioni sull’argomento a proposito della richiesta di risarcimento inoltrata dalla SISOSTA, titolare della gestione dei parcheggi pluripiano, richiesta con diffida che arriva con singolare tempismo quando scade l’appalto delle linee blu’.
Un finale annunciato, per le legittime rivendicazioni della SISOSTA, che non ha visto mantenere gli impegni previsti dagli accordi e che ora si appresta ad impadronirsi, previo apposito accordo di transazione, di tutti i parcheggi della città di Ragusa, coperti e all’aperto.
Come al solito, è il consigliere Tumino a sollevare, in anticipo, le questioni emergenti, come c’è da rimarcare la presenza massiccia del suo gruppo alla seduta, con tutti i componenti che intervengono, in verità, su problemi reali e, soprattutto attuali.
Maurizio Tumino non ha solo sollevato il pericolo di un grosso debito fuori bilancio per la richiesta di risarcimento della SISOSTA, che ammonterebbe a circa 8 milioni e mezzo, ma ha anche fissato l’attenzione sulle mancate risposte per i fondi residui mancanti della Legg su Ibla.
Stigmatizzando il mancato riscontro alla sua richiesta di procedere ad una rimodulazione dei fondi residui non utilizzati, ha evidenziato come troppo per le lunghe, per motivi facilmente comprensibili, proceda l’istituzione della commissione di indagine che dovrebbe far luce sulla vicenda.
Tumino ha gridato quello che tutti pensano: c’è la paura di scoperchiare qualcosa di troppo scomodo, troppe le esitazioni, troppe le pressioni per allentare l’interesse sulla questione.
Non hanno contribuito a portare luce sui fatti le parole del rappresentante del Movimento Città che pure è colui che ha richiesto l’istituzione della commissione di indagine: nel suo intervento, quasi insofferenza per le richieste di Tumino, non condividendo l’ipotesi di procedere ad una rimodulazione dei fondi non utilizzati.
Anche l’uso del condizionale per le somme che, eufemisticamente, vengono definite ‘disallineate’, lascia perplessi, dal momento che sono state quantificate, ufficialmente, più volte dall’assessore al bilancio.
Pare si cerchi di accentrare sulla commissione di indagine il perno della vicenda, mentre la commissione deve accertare solo i fatti e le responsabilità, ricorrendo, se necessario, alle competenti autorità ove fosse riscontrato il mancato rispetto della Legge.
Nella seduta, è stato sollevato anche il delicato argomento della gestione del Teatro Quasimodo: un teatro che, nonostante la passerella in fotografia di amministratori e, soprattutto, tecnici, pare sia ancora inagibile perché manca l’impianto per l’aspirazione dei fumi e del calore interno.
Nelle more di questo interminabile, si spera, ultimo adempimento, sono riprese le battaglie per la nomina di un responsabile della struttura e per l’utilizzo della stessa.
Eravamo rimasti alle riunioni che vedevano due candidature per la direzione artistica del teatro, puntualmente sponsorizzate da consiglieri a 5 Stelle ben identificati.
Una delle candidature era sostenuta, secondo quanto riferiscono fonti che partecipavano alle riunioni, anche dall’assessore di Partecipiamo, venuto ora meno questo sostegno pare che abbia il sopravvento la candidatura restante, sostenuta da un consigliere fedelissimo del sindaco.
Ma bene farebbe il primo cittadino a tirarsi fuori da queste tirate di giacca, che potrebbero portare a pensieri scomodi di conflitti di interesse di qualche consigliere comunale, come già verificato per i rapporti con la Palomar di Montalbano.
L’unica cosa che ci resta, nella quale avere fiducia, è l’assoluta e cristallina serietà del primo cittadino, stonano queste ormai palesi pressioni di determinati componenti il consiglio, per decisioni che dovrebbero prescindere da raccomandazioni e pressioni varie.
Dagli interventi dei consiglieri e da particolari appresi fuori dall’aula, si apprende che ci sono troppe pretese sul teatro, addirittura di gestione esclusiva dello stesso: dovrebbe essere chiaro che chi gestisce il teatro non deve fare teatro, deve essere un esperto ma non deve avere interessi o preferenze per questa o quella compagnia, per questo o quell’impresario. Se il teatro è di tutti, come dovrebbe essere.
Si fanno tanti nomi ma nessuno ha pensato ad un impresario, possibilmente locale, che potrebbe ottimizzare la gestione, aprendo a tutte le compagnie, attraverso la pianificazione di un cartellone annuale che potrebbe essere frutto di un progetto culturale ben definito.
Altrimenti pare che l’affidamento del Teatro Quasimodo si voglia assimilare, anche per colpa degli interessati, alla gestione del bar della villa o di un impianto sportivo.
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