di Vilnius Nastavnic
Salvare le cose buone e ripartire da zero, per non affondare nella confusione
Un tecnico che lavora al Comune, a proposito dei temi urbanistici, diceva, nei giorni scorsi, che a nessuno interessa fissare regole precise nella materia, perché, fino a quando le regole sono provvisorie e cangianti, restano margini per agire in elasticità. Questo assunto si diffonde da Palermo fino alle sedi locali, dove si cincischia con piano regolatore, varianti, piani particolareggiati, abusivismo, costruzioni in verde agricolo, parchi urbani e parchi interprovinciali, da anni, senza momenti di vera e competente riflessione.
Poi viene a Ragusa, al Centro ‘Feliciano Rossitto’, il padre del Piano Regolatore della città, uno strumento urbanistico che, di certo, per bocca di esperti della materia e, pare, anche per bocca di qualcuno che a Ragusa lo fece venire, non ha lasciato significativi segnali di una efficace programmazione nel delineare il futuro del territorio: la stessa persona che lasciò senza vincoli l’enorme patrimonio del territorio agricolo, dimenticanza che permise, successivamente, di agire per una variante di 2 milioni di metri quadrati al servizio della lobby dei costruttori, ci dice, ora che ci sono preoccupazioni perché le campagne rischiano di essere invase dal cemento.
Cosa che a spiegarla ai giovani e giovanissimi di oggi, viene da grattarsi la testa.
E partiamo dal settore dell’urbanistica per avvertire un senso di disorientamento nell’osservare le mosse e le azioni di chi dovrebbe dirigere la baracca, non solo gli amministratori attuali, ma anche i politici in generale, di qualsiasi colore politico, le associazioni di categoria, le categorie professionali, che si mostrano tutti più dedicati alla cura degli interessi personali, legittimi, che al bene comune e agli interessi della collettività.
Disorientamento che abbiamo avvertito, per esempio, nella riunione della seconda commissione, assetto del territorio, dove non si comprendono appieno le mosse dell’amministrazione che porta all’ordine del giorno una delibera relativa all’attuazione dello strumento urbanistico generale (attuazione strumento urbanistico generale approvato con decreto del Dir.Gen. n. 120/DRU del 24.02.2006, vigente in regime di scadenza dei vincoli ex DPR n. 327/2001, come recepito dall’art. 36 della L.R. 7/2002 (successivamente integrato con l’art. 24 della L.R. 7/2003) in applicazione della l.r. 27 dicembre 1978, n. 1 (prop. delib. di G.M. n. 426 del 04.08.2016).), subito ritirata perché la stessa delibera va revocata alla luce di nuovi dettami di una legge di riferimento.
Qualche speranza lasciava il secondo punto, .- presa d’atto della Relazione preliminare all’adozione delle Direttive Generali per la revisione del PRG del Comune di Ragusa e avvio concertazione. (prop. delib. di G.M. n. 425 del 04.08.2016). – che metteva un punto fermo sulla revisione del PRG e introduceva la presenza di un ESPERTO, (lo scriviamo in maiuscolo per distinguerlo dalla pletora di esperti che vengono nominati, solitamente dai sindaci, spesso più inesperti che esperti), componente del gruppo di lavoro che si occupa della revisione, l’ing. Maurizio Erbicella, esperto urbanista, componete di diversi organismi regionali, che ha intanto delineato un cronoprogramma chiaro e circostanziato.
La relazione preliminare andrà in Consiglio comunale, il civico consesso darà delle direttive, si avrà uno schema di massima, poi la VAS, poi gli studi di settore, poi lo schema di massima con un rapporto preliminare per lo schema di piano che va in consiglio per l’approvazione definitiva, alla quale seguirà la pubblicazione per 60 giorni.
Un anno e mezzo, secondo l’ing, Erbicella, il tempo minimo occorrente per dotare la città della variante, in pratica si arriva alla fine della sindacatura e c’è chi avanza una ipotesi, si attenderà che lo strumento possa essere stravolto dalle nuove norme che potrebbe introdurre un governo regionale a guida pentastellata.
Della serie non se ne farà nulla ancora per anni.
Ma sembra che molti abbiano perso la testa, si resta disorientati alle questioni irrisolte ma, soprattutto, di fronte alle polemiche infinite che vengono sollevate, ormai, su ogni argomento. E sulla confusione incide, fortemente, la campagna elettorale ormai avviata.
Le scaramucce sui social, come quella fra Sonia Migliore e Angelo la Porta, si trasferiscono in aula consiliare, per il pastrocchio politico che ognuno addebita all’avversario, nel contesto di alleanze e di accordi ormai incomprensibili e, forse, fuori controllo degli stessi protagonisti.
Si lavora sui dehors e restano sul tappeto le rivendicazioni dei politici senza che si faccia chiarezza sulle problematiche, anche qui niente regole chiare per restare nell’incertezza e nei tentativi di tutela delle categorie interessate.
Si abbozza una sperimentazione di un reddito di cittadinanza e c’è la sollevazione e la rivendicazione di aver inventato prima il mantenimento dei disagiati economici.
Su via Roma non si sa che pesci prendere, si danno le colpe ai centri commerciali, se si va all’interno di questi si trovano saracinesche perennemente abbassate, locali per la ristorazione chiusi da mesi, supermercati che chiudono.
Gli architetti ci lasciano ancora per un mese la meravigliosa esposizione sul Ponte Nuovo, se riescono a lasciarla anche per Natale, ci si dovrà attrezzare per un bel regalo, così per ricambiare.
Anche le donne sono in confusione, tra di loro per l’intitolazione del piazzale del mercato settimanale e, guarda un po’, si apprende, all’improvviso, che il centro antiviolenza, come le varie consulte e altri organismi di facciata, non funziona.
Ma perché non si è detto prima ?
Il settore che va bene è il turismo, le presenze aumentano vertiginosamente, dovrebbe essere il settore dove si lavora meglio, invece si scopre che spendiamo malissimo, per esempio, i proventi della tassa di soggiorno: a Comiso, all’aeroporto, non sanno che farsene delle sostanziose somme per l’istituzione di nuove rotte, fortuna che abbiamo ancora in cassa lo stanziamento del 2014, centomila euro, e quello del 2015, altri ottantamila, un diploma ai sostenitori dell’idea, ma conosciamo la genesi ricompensativa delle erogazioni.
Però nessuno si preoccupa di convocare il consiglio, nemmeno l’apposito osservatorio si preoccupa di ridestinare le somme in maniera opportuna.
Ma non è il solo problema del turismo, pare che ci sia anche qualche problemino con la Palomar di Montalbano che, secondo quanto riferito dall’assessore nella riunione dell’osservatorio, non rispetterebbe gli accordi fissati nel protocollo e si è tentati di aprire un contenzioso.
Per non sapere né leggere né scrivere, intanto, l’assessore Corallo farà tinteggiare gli esterni delle costruzioni che cingono la strada di accesso al Castello di Donnafugata e interverrà con una profonda opera di bonifica e riqualificazione delle pareti, convinto che, ancora, aeroporto e Montalbano erogheranno, per un certo periodo di tempo, effetti benefici sul turismo locale.
In chiusura ci tiene in apprensione un altro allarme che viene dall’interno della compagine a cinque stelle: sarà un caso ma il cognome Martorana è croce e delizia del sindaco Piccitto, della giunta, del consiglio comunale e dei cinque stelle, in particolare.
Quando sembrava ormai sistemata del tutto, o quasi, la questione Stefano Martorana, fumo negli occhi per qualche assessore e per qualche consigliere comunale ma punto fermo e intoccabile dell’amministrazione per Federico Piccitto, vien fuori la questione Salvatore Martorana.
L’ex assessore di Partecipiamo esce fuori dall’associazione, non sappiamo se abbia anche lasciato il partito di appartenenza, l’IDV di dipieitrina memoria, e, a detta di molti grillini, si offre all’amministrazione pentastellata, per ogni forma di collaborazione, dall’assessorato alla consulenza gratuita.
Le opposizioni si abbandonano a qualche battuta e, anche in consiglio comunale, non escludono la possibilità che l’elemento possa rientrare in gioco, auspici i legami forti con alcuni esponenti della giunta che trascendevano i rapporti di alleanza e l’appartenenza a Partecipiamo, considerazioni che troviamo confermate dal facile abbandono dell’associazione, con tanto di stracci sporchi lanciati in aria che, come abbiamo già rilevato, intanto, restituiscono la visibilità perduta.
Opposizioni e osservatori della politica pensano solo all’ennesima farsa di opportunismo politico per restare attaccati alla poltrona, i grillini vanno in tilt.
Qualcuno teme il decisionismo e l’autonomia decisionale che ha messo in riga molti consiglieri comunali e li ha ricondotti a più miti consigli sulle contestazioni all’esecutivo (almeno così pare): qualcuno pensa che Federico Piccitto, così come ha lasciato al suo posto Stefano Martorana, dichiarandolo intoccabile, così come ha confermato, contro il parere di molti consiglieri, i due collaboratori, per la comunicazione e gli eventi culturali, evidentemente convinto della qualità del lavoro svolto e, addirittura, confermandoli fino alla fine del suo mandato, anche a rischio che qualcuno possa pretendere la stabilizzazione, secondo i termini di legge, possa ora accogliere il secondo Martorana nel suo cerchio magico.
Ecco allora che si risvegliano appetiti sopiti, si fa la conta dei voti alle elezioni, si intravedono livori e smanie di vendetta che intorbidiranno il clima politico.
Sarebbe veramente ora di premere il tasto RESET
