Purtroppo, i 5 Stelle non sono più quelli del ‘vaffa’, amalgamati con il meglio della politica, invece di denunciare e di sputtanare tutti, nessuno escluso di quelli che per una poltrona, anche di seconda o terza fila, come quella del Corfilac, hanno illuso, da decenni, che i problemi sarebbero stati risolti.
E così, in Terza Commissione all’Assemblea Regionale Siciliana, è proprio l’esponente del Movimento 5 Stelle, la deputata ragusana Stefania Campo, a proporre un “Tavolo Tecnico per l’avvio di un percorso condiviso e di rilancio e per approfondire la questione legata al Corfilac.”
Deve essere una cosa ritenuta dalla Campo di grande importanza, lo rivela il fatto che Tavolo Tecnico è scritto con le iniziali maiuscole.
Secondo noi, molto più sbrigativo sarebbe chiedere ai colleghi ragusani di maggioranza cosa pensano del Corfilac e come pensano, se lo ritengono opportuno, risolverne i problemi.
Il tutto condito da una specifica interrogazione al Presidente della Regione per capire quali sono le su intenzioni in merito.
Certo, il Corfilac è sfortunato, non si trova a Catania o a Militello, ma qualche cosa ci potrebbe uscire.
Ma qualche cosa la dovrebbero fare anche i sindaci interessati, per esempio per mettere nelle mani del Corfilac, tanto per citarne una, il Consorzio del Ragusano DOP per un rilancio sempre atteso.
Ma sperare che i 5 Stelle facciano la rivoluzione è ormai una utopia, per il Corfilac non hanno sbattuto i pugni sul tavolo quando amministravano il capoluogo, del Corfilac non se ne è parlato nelle campagne elettorali, figuriamoci ora che siamo forza di governo e il bon ton istituzionale è da mettere al primo posto.
E allora, teniamoci questo altro tavolo: “La proposta – dice la deputata – bene accolta anche dal direttore Dario Cartabellotta. Al tavolo tecnico saranno chiamati a far parte le rappresentanze sindacali dei lavoratori, il dipartimento Agricoltura della Regione, il presidente del Corfilac, Giuseppe Licitra, storico fondatore, e l’assessore regionale all’Agricoltura, Antonino Scilla”.
A prendere parte alla III commissione, tutti i vari rappresentanti sindacali dei lavoratori, ricercatori e amministrativi, Terranova, Passanisi, Accetta, Portelli e Corallo, il dott. Marino dipendente del Corfilac, nonché rappresentante sindacale aziendale UIL e promotore dell’iniziativa, il dirigente generale, Dario Cartabellotta, del Dipartimento regionale dell’agricoltura.
Unico assente proprio il neo assessore all’agricoltura, Antonino Scilla, che invece avrebbe dovuto presiedere la riunione per acquisire consapevolezza della gravissima situazione in cui verte il Consorzio e per ratificare politicamente le proposte emerse durante l’importante confronto fra le parti.
Aggiunge la Campo in una sua nota: “Nei giorni scorsi, anticipando tale seduta, avevamo già presentato un’interrogazione per sollecitare chiarimenti sullo status giuridico dei lavoratori del Corfilac, poiché riteniamo che, senza ulteriori tentennamenti da parte della Regione siciliana, abbiano il diritto di essere opportunamente valorizzati per l’importante attività di ricerca e studio che svolgono oramai da un paio di decenni.
In tal senso, e anche per affrontare in maniera più dettagliata l’aspetto legato alle loro legittime retribuzioni, verrà convocata una riunione congiunta delle commissioni Bilancio e Attività produttive”.
Nell’interrogazione depositata all’Ars, la parlamentare iblea chiede, altresì, quali azioni lo stesso Musumeci intenda attuare per garantire quanto dovuto alle legittime aspettative dei lavoratori del Corfilac.
“Un impegno politico, il nostro, con l’obiettivo non soltanto di garantire ai lavoratori il necessario sostegno economico della Regione, ma soprattutto per far sì che il Consorzio possa ricevere ulteriori e maggiori risorse economiche, rispetto al recente passato, per rafforzarsi strutturalmente e per riuscire, nei prossimi anni, a camminare finalmente con le proprie gambe grazie ad una nuova prospettiva di rilancio e riorganizzazione. Ciò potrebbe avvenire, in primis, se la Regione siciliana la smettesse di impegnare sempre somme inferiori al necessario fabbisogno, per poi, aggiungerle incredibilmente solo in fase di assestamento di bilancio”.
Ed è proprio questo uno dei punti su cui si è incentrata l’audizione dei sindacati: “Motivo di grande preoccupazione per noi è il modus operandi della Regione; un operare che non permette al Consorzio di programmare e di progettare. Difatti, in questi ultimi anni è stata impedita qualsiasi prospettiva di rilancio – continua Stefania Campo –. Se, invece, si puntasse seriamente sulla valorizzazione del personale e dei ricercatori, finora sempre testimoni impotenti delle varie vicissitudini che il Consorzio ha subìto più per colpe politiche che per altro, forse si riuscirebbe a superare l’impasse gestionale e organizzativo”.
Il Consorzio vive per la quasi totalità (nonostante l’intervento economico del Comune di Ragusa e di altri soci privati) del contributo regionale; l’ammontare del contributo annualmente erogato per il funzionamento si è consistentemente ridotto negli ultimi anni, passando da 2.933.000 di euro (media 2007-2011) a circa un milione nel 2020: somme che non sono vincolate al pagamento delle retribuzioni dei dipendenti attualmente in servizio, per i quali è paradossalmente previsto un fabbisogno pari a 1.560.000 euro.
“Ora più che mai è necessario dare, magari un ultimo, ma sicuramente decisivo impulso. In tal senso ho preparato un emendamento integrativo per concretizzare questi obiettivi e per garantire i legittimi diritti dei lavoratori e dei ricercatori del Corfilac.
Un altro obiettivo immediato è quello del rilancio della ‘Cacioteca’ – conclude la deputata regionale Stefania Campo – sulla base di uno specifico progetto. Ci sono tante risorse europee che potrebbero fare al caso nostro, come per esempio le risorse FSC 2014/2020, e sganciare la cacioteca dai bilanci del Corfilac permetterebbe di accantonare economie da investire esclusivamente per il rilancio del Consorzio stesso”.
