Inermi le opposizioni, che abbandonano l’aula, ad eccezione dei consiglieri Ialacqua e Massari
Quando Federico Piccitto chiama, la maggioranza risponde compatta, il consigliere Massimo Agosta ostentava sicurezza, i sedici consiglieri avrebbero risposto all’appello, ma non tutte le opposizioni hanno capito e più forte è stata la delusione quando hanno visto tutti e sedici i colleghi del Movimento 5 Stelle apprestarsi ad esitare la questione dei debiti fuori bilancio, tanto da abbandonare l’aula alla chetichella, una volta compreso che non ci sarebbe stato nulla da fare.
Solo il tempo dei soliti interventi di passerella, peraltro con una diretta televisiva che faceva le bizze e non poteva diffondere nell’etere i veementi messaggi della minoranza.
Una vittoria di Pirro quella delle giornate di lunedì e martedì quando le opposizioni hanno fatto mancare il numero legale, prima sulla votazione di un atto di indirizzo dei consiglieri PD, D’Asta e Chiavola, poi su quella riguardante un Ordine del giorno della consigliera Antoci per nuove attrezzature della biblioteca comunale.
Costi inutilmente alle stelle per una doppia seduta, tentativo che era messo in atto anche nella serata di mercoledì, quando qualcuno tentava di organizzare una melina per arrivare alle ore due e godere del prolungamento notturno.
Alla fine, pur con le riconosciute difficoltà di riunire la maggioranza, si è trattato di una debacle per delle opposizioni ormai logorate dalla privazione del potere. Era palese che le assenze, ancorché imperdonabili, erano motivate da inderogabili impegni di lavoro e non c’erano mosse sotterranee per boicottare il riconoscimento dei debiti fuori bilancio.
La dipendenza dalla comunicazioni non risparmiava il solito spettacolo ormai noto: c’era chi si appellava ad un orario di convocazione inesistente, chi annunciava le stesse strategie del giorno prima, chi parlava di gioco sporco e chi dileggiava i pentastellati con becere provocazioni, tanto da provocare una inusitata reazione del consigliere Massimo Agosta, particolarmente impegnato, in questi giorni, a fare da ufficiale di collegamento fra il sindaco e il gruppo consiliare per fare sì che tutto andasse nel migliore dei modi.
Nel suo intervento Agosta si è mostrato particolarmente colpito da gratuite contumelie all’indirizzo del gruppo consiliare, prendendo spunto dalle critiche sulla convocazione della 6ª commissione, ha ammesso di avercela con i suoi compagni ma ha anche lanciato messaggi assai pesanti: nessuno si permetta di fare illazioni per qualche errore nelle convocazioni di una commissione, alla fine non determinante per la città e per i suoi problemi, altrimenti sarà il caso di tirare fuori anche le sollecitazioni sempre ricevute per convocazioni non indispensabili e per orari confacenti alle esigenze dei lavoratori dipendenti.
Il canto del cigno di una opposizione ormai logora lo interpreta Maurizio Tumino, che esordisce blandendo Agosta e il suo intervento, ma altrimenti non avrebbe potuto fare.
Invita tutta l’amministrazione ad abbandonare la guida della città, citando, uno per uno, il sindaco e gli assessori, con la sola esclusione di Iannucci, l’unico che, evidentemente, non ritiene inadeguato ad amministrare Ragusa.
Rifacendosi alla questio dei gettoni di presenza che sarebbero priorità delle opposizioni, che rileva solo dalla lettura di un quotidiano cartaceo, evidentemente attaccato alla tradizione locale degli organi di informazione…fidati, ma che era stata anche anticipata da diversi fogli informativi online, rispolvera il ricordo del suo ordine del giorno per l’abolizione dei compensi per i consiglieri, una delle tante pietre nello stagno lanciate nel corso di una lunga guerra di opposizione che ha procurato solo qualche facilitazione personale e null’altro in termini di risultati politici, anzi ha visto una involuzione dal protagonismo di area all’anonimato della piccola formazione dell’aspirante notabile politico.
Solo buffonate per Tumino, forse anche le considerazioni dei giornalisti, naturalmente non si sa come definire, allora, l’uscita di scena anticipata, che resa delle armi non si può nemmeno definire per l’inconsistenza delle stesse, ormai acclarata.
Suggello alla giornata no di Tumino la disperata chiamata finale del numero legale, tanto vergognosa, vanificata dalla presenza in aula di 20 consiglieri e significativamente caratterizzata dal sollecito rientro in aula dei consiglieri Iacono, Castro, Massari e Ialacqua che, dignitosamente, hanno voluto evitare l’onta del ridicolo.
Per il resto una seduta serena, produttiva, segnata dagli interventi probanti dei consiglieri Iacono e Massari, dominata dal balletto finale di Agosta e Stevanato che si sono concessi il valzer di chiusura, nella generale consapevolezza di una quasi obbligata approvazione degli atti che, alla fine, hanno dimostrato ancora una volta che le scelte di Stefano Martorana, dell’esperto dirigente Cannata, avallate dal collegio dei revisori, potranno essere indigeste, appesantite dalla plateale supponenza caratteriale ma incanalate nel solco di una regolarità di fondo che potrebbe essere scalfita solo da valutazioni interpretative, e non sempre, fisiologiche nella complessa normativa italiana e regionale in particolare.
Il ballo del Gattopardo di Agosta e Stevanato si è svelato sulla mancata approvazione di un debito, il secondo nell’ordine di esame, bocciato con 7 NO e 2 astenuti, chiaro segnale politico, supportato dal successivo emendamento presentato dagli stessi per sopperire alle variazioni finanziarie susseguenti alla mancata approvazione del debito.
L’orario di chiusura dei lavori, alle ore 22.13, sancisce l’ordine e la regolarità i della seduta che ha esitato l’importante ordine del giorno.
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