Per far ripartire l’Europa dopo la pandemia da Coronavirus, infatti, lo scorso luglio l’UE ha approvato il Next generation EU, noto in Italia come Recovery Fund o “Fondo per la ripresa”. Si tratta di un fondo speciale volto a finanziare la ripresa economica del vecchio continente nel triennio 2021-2023 con titoli di Stato europei (Recovery bond) che serviranno a sostenere progetti di riforma strutturali previsti dai Piani nazionali di riforme di ogni Paese: i Recovery Plan. Lo stanziamento complessivo è di 750 miliardi di euro, da dividere tra i diversi Stati. L’Italia e la Spagna figurano tra i maggiori beneficiari di questa misura.
Il Recovery Plan italiano (PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) si sviluppa in 6 missioni, i cui interventi sono stati definiti dal Governo e approvati in CdM il 12 gennaio 2021.
Tutti gli Stati Membri dovranno presentare alla Commissione europea i propri Recovery Plan, per ottenere gli aiuti del Recovery Fund, entro aprile 2021.
In Italia il Recovery Plan si focalizza in particolare sulla Riforma fiscale (a partire dal Family Act e dalla Riforma IRPEF), sulla digitalizzazione e sulla transizione verde.
In gioco ci sono 209 miliardi di euro finanziati dall’Unione Europea, di cui 127 miliardi sotto forma di prestiti e altri 82 miliardi come sovvenzioni: un’occasione unica per l’Italia per mettere in atto tutte quelle riforme che aspettano da tempo di essere attuate, in particolare la Riforma fiscale e la svolta green del Paese, l’ha definita più volte il presidente del Consiglio.
Il testo del Recovery Plan italiano individua sei missioni, legate ad altrettante aree tematiche strutturali di intervento, e dei sottoinsiemi di progetti omogenei e funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo.
Le sei missioni:
-Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo e la Pubblica Amministrazione, l’istruzione, la Sanità e il Fisco;
-Rivoluzione verde e transizione ecologica;
-Infrastrutture, per la mobilità e le telecomunicazioni, con la realizzazione di una Rete nazionale in fibra ottica, lo sviluppo delle reti 5G e l’Alta Velocità;
-Istruzione, formazione, ricerca e cultura;
-Equità sociale, di genere e territoriale, con focus sulle politiche attive del lavoro e sul piano per il Sud;
-Salute.
Gli obiettivi che l’Italia punta a raggiungere con le misure contenute nel PNRR sono di:
-ridurre l’impatto sociale ed economico della crisi pandemica;
-raddoppiare il tasso medio di crescita dell’economia italiana, dallo 0,8% dell’ultimo decennio all’1,6%, in linea con la media UE;
-aumentare gli investimenti pubblici almeno al 3% del PIL;
-far crescere la spesa per Ricerca e Sviluppo (R&S) dall’attuale 1.3% al 2,1%, al di sopra della media UE;
-portare il tasso di occupazione al 73,2%, in linea con la media UE, contro l’attuale 63%;
-innalzare gli indicatori di benessere, equità e sostenibilità ambientale;
-ridurre i divari territoriali di reddito, occupazione, dotazione infrastrutturale e livello dei servizi pubblici;
-aumentare l’aspettativa di vita in buona salute;
-migliorare il tasso di natalità e la crescita demografica;
-ridurre l’abbandono scolastico e l’inattività dei giovani;
-migliorare la preparazione degli studenti e la quota di diplomati e laureati;
-rafforzare la sicurezza e la resilienza del Paese nei confronti di calamità naturali, cambiamenti climatici, crisi epidemiche e rischi geopolitici;
-promuovere filiere agroalimentari sostenibili e combattere gli sprechi alimentari;
-garantire la sostenibilità e la resilienza della finanza pubblica.
La stesura di questo documento è fondamentale per ottenere i fondi: a livello formale, la loro erogazione dipende dalla valutazione che la Commissione farà del piano, anche se ovviamente c’è un fattore politico da tenere in considerazione: è improbabile che un paese sia escluso dal Next Generation EU, anche se il suo piano fosse disastroso.
Nello specifico, il PNRR è un elenco di progetti (all’interno del documento si chiamano “schede progetto”) in cui il governo spiega nel dettaglio per quali investimenti produttivi o in quali incentivi intende dividere i fondi europei. Per ogni progetto sono descritti tempi di spesa e realizzazione (il “cronoprogramma”), i vari passaggi della realizzazione del progetto (le “milestone”, cioè le pietre miliari), gli obiettivi da raggiungere (i “target”) e quali enti dello stato se ne occuperanno (ministeri, aziende pubbliche, enti locali e così via).
La Commissione ha predisposto anche dei tempi di spesa: i fondi ricevuti dovranno essere impegnati al 70 per cento entro il 2022 e al 100 per cento entro il 2023. Inoltre, i progetti dovranno essere conclusi entro il 2026. Significa che, per esempio, se l’Italia intende usare una porzione dei fondi per costruire un nuovo ponte sul Po dovrà aver già chiuso tutti i contratti per la costruzione entro il 2023 (ma meglio nel 2022), e aver completato il ponte entro il 2026.
L’erogazione dei fondi è scaglionata nel tempo anche perché l’Unione Europea vuole controllare che siano usati in maniera appropriata: ogni sei mesi ci sarà un riesame dei progetti, dal quale dipenderà l’erogazione di nuovi fondi. La Commissione ha stabilito criteri ben precisi per la valutazione.
Politici e associazioni datoriali sono molto impegnati per suggerire le proposte giuste da inserire nel piano nazionale: comprendendo la complessità del documento da portare in Europa, si stenta a capire che piccoli progetti locali possano avere la giusta attenzione, peraltro, in sede locale, tutto sembra rivolto a progetti di opere pubbliche che spesso non si possono considerare infrastrutture importanti.
Il Libero Consorzio parla di attività progettuale del territorio ibleo per l’utilizzo delle risorse del recovery fund, dovrebbe dire meglio per le proposte da inserire in un piano regionale da portare a Roma e che deve essere selezionato assieme a quello delle altre regioni, quanto meno del sud.
In certi passaggi sembra che ci sia solo da inoltrare progetti che automaticamente saranno accolti per il relativo finanziamento.
In una nota del Libero Consorzio, pubblicata in altra parte del giornale, si legge che fra le proposte
individuate, che riguardano principalmente interventi nel settore delle Infrastrutture, dell’Ambiente e del Turismo, ci sono Il completamento dell’autostrada Siracusa-Gela, la rifunzionalizzazione dei collegamenti stradali fra Vittoria, Scoglitti e l’asse litoraneo, il raddoppio della S.P. n. 25 Ragusa – Marina di Ragusa , il ripascimento dei tratti del litorale ibleo in erosione , sono interventi fondamentali per lo sviluppo e la crescita di settori strategici dell’economia della nostra provincia, quali l’ agricoltura, l’ambiente, ed il turismo.
Per restare a Ragusa, nel corso dell’ultima seduta di consiglio comunale, l’assessore allo sviluppo economico del Comune, Licitra, ha parlato di interventi da realizzare con le somme del recovery plan finalizzati a venire incontro agli effetti negativi determinati dalla crisi pandemica, in termini di sostegno alle imprese per il sostegno ai livelli occupazionali.
In pratica, a Ragusa, l’assessore al ramo vede nell’aiuto del recovery plan possibilità di occupazione e possibilità di sviluppo, attraverso 5 progetti specifici che hanno il vantaggio di essere progetti avanzati:
oltre al già citato raddoppio della Ragusa Marina di Ragusa, costo 70 milioni, c’è il progetto per il Teatro Marino, 2 milioni, quello per il Parco del Castello di Donnafugata, 3 milioni e mezzo, e quello per il palazzo della Cancelleria, 1,3/1,4 milioni di euro, oltre al progetto di riqualificazione urbanistica dell’area dell’ex scalo merci.
Guardandoci attorno vediamo che la Sicilia si batte per ottenere il finanziamento del progetto per il ponte sullo stretto, che pare sia scomparso dal piano, mentre il Presidente della Regione Musumeci informa che il Ministero della Cultura ha inserito il Castello della Colombaia di Trapani tra le opere da finanziare in Sicilia con il Recovery fund.
A questo punto, ci chiediamo perché una proposta di Trapani è già accettata, da noi si organizzano ancora videoconferenze per mettere insieme le proposte.
