I segnali c’erano tutti, da una difficile convivenza nel gruppo consiliare, fra comunicati congiunti e note disgiunte, con il corredo di frequentazioni di comitati civici di nuova formazione che, come biglietto da visita, possono presentare solo di quello di D’Asta.
Timidi segnali di una pax all’interno del Partito Democratico di Ragusa, dopo la unanime indicazione del segretario cittadino, che sono durati ben poco.
Non c’era bisogno di esami particolari per capire che le rivalità di fondo, nel Partito Democratico di Ragusa, non si sono esaurite.
È proprio vero che nella vita non si può avere tutto: una guida attenta e politicamente di livello, come quella dell’on.le Dipasquale, uno dei pochi leader in provincia che possa meritare questo appellativo, ha mantenuto e ha portato il partito, in provincia a essere comunque protagonista, in un contesto dove tutte le altre componenti politiche sono scomparse, di centro destra e di centro sinistra. Solo Fratelli d’Italia mostra una struttura e una organizzazione degna di questo nome, per il resto un fiorire di liste civiche e di aggregazioni minori, minate alla base dalle aspirazioni e dalle pretese di protagonismo di singoli che assurgono a leader in maniera autoreferenziale, senza guardare al reale consenso che hanno.
Quasi invisibili i 5 Stelle, come struttura di movimento, muove i primi passi La Lega dell’on.le Minardo che, però, contrariamente al gran lavoro svolto in tutta la Sicilia, non trova elementi di caratura adeguata a Ragusa.
In questo contesto, per l’onorevole Dipasquale è quasi fisiologico emergere, anche guardando al panorama regionale dove è assai considerato come deputato reginale e svolge un ruolo di opposizione assai concreta e temibile al Presidente Musumeci e al suo governo.
Ci potrebbero essere i presupposti per fare, a Ragusa, un grande Partito Democratico, con elementi di valore politico indiscusso, siamo, fermi, invece, alle diatribe personali fra Calabrese e D’Asta che, in verità, alla gente interessano poco.
D’Asta non è nuovo a posizioni in contrasto con il suo partito, condizione che lo esclude da possibili crescite all’interno dello stesso: si opponeva alla candidatura di Cosentini, ci sono stati segnali che hanno rivelato come non gli andasse a genio nemmeno Calabrese come sindaco.
Il Calabrese che ha un grosso seguito fra gli iscritti al partito, oggi, non solo a Ragusa, non è solo iscritti, c’è il grande seguito di Nello Dipasquale, che vota a occhi chiusi il suo beniamino, ma non è detto che riserva, per forza, lo stesso gradimento agli iscritti del partito.
Un leader, un candidato sindaco, non si può imporre da solo, né può essere imposto, o ha un consenso diffuso, naturale, come indispensabile base di lancio o è destinato a navigare sempre nelle retrovie della politica.
Queste piccole beghe personali fanno male, soprattutto se i temi oggetto del contendere sono banali e fuori dalle competenze del partito a livello locale, appunto per questo la nota odierna di D’Asta è spiccatamente provocatoria e, per dirla in italiano, “cerca la lite”.
L’occasione D’Asta se la va a cercare in un post di Calabrese che, a proposito, delle riaperture, scrive: “Con cautela si riparte, Dal 26 dove si può si apre. Governo responsabile e cauto, avventurieri a parte.”
Battuta finale verosimilmente riferibile al leader della Lega, Salvini.
Calabrese non ha fatto esperienza del suo livore nei confronti dei 5 Stelle, con i quali ha dovuto, e chissà quanto, ancora, dovrà condividere, forse non ha ancora capito che con Salvini, al momento, governa, che gli piaccia o no e, in certi casi, deve subire anche lo strapotere che a Salvini è dato dagli ipotetici consensi dei sondaggi, rispetto a quelli più deludenti del PD.
Giusta o sbagliata che sia la battuta di Calabrese, D’Asta ne fa, volutamente un dramma: “non capisco il PD a Ragusa che si lascia andare a dichiarazioni che non sanno coniugare le ragioni della salute con quelle della sopravvivenza economica. Riaprire, ora più che mai, è una necessità inderogabile”
Questo il seguito della sua nota:
“Derubricare a posizioni di avventuristi o di destra la necessità degli operatori economici che chiedono, legittimamente, di aprire, fornisce la percezione di un partito, come il Pd di Ragusa, che non sa coniugare le ragioni della salute con le ragioni della sopravvivenza economica, di un partito, come quello del Pd di Ragusa, che non percepisce quanto la crisi di alcune fasce come quelle degli operatori economici, culturali e sportivi, sia grave.
Le proteste di piazza degli ultimi giorni dimostrano che siamo allo stremo.
E non condivido alcune esternazioni da parte del Pd di Ragusa che, in maniera approssimativa, definisce con aggettivi impropri o legando a posizioni destrorse alcune questioni. A testimoniare che questa posizione è sbagliata lo dimostrano le dichiarazioni di Draghi di queste ultime ore dopo avere programmato la riapertura di ristoranti, palestre e teatri.
Per me, in ogni caso, prima ancora che parlasse Draghi, la riapertura era e rimane una decisione non più rinviabile”.
E’ quanto afferma il consigliere comunale Mario D’Asta che si unisce alle recriminazioni di chi, anche a Ragusa, non vuole vedere devastate le proprie attività, dopo mesi di sacrifici, che però rischiano di rimanere con i battenti sprangati per sempre.
“#iovoglioriaprire – aggiunge D’Asta – non è uno slogan bensì la necessità vera, seria, concreta di rappresentare una esigenza da parte di operatori economici, culturali e sportivi.
Una cosa è chiara. E non possiamo non essere d’accordo. E cioè che le riaperture devono avvenire con restrizioni, regole ferree ed intelligenti da un punto di vista igienico sanitario e controlli, ma è indispensabile ripartire.
Perché si può morire di coronavirus, e chi meglio di me può dirlo visto che opero sul campo tutti i giorni in qualità di medico, ma si può morire anche di fame e la disperazione sociale di un pezzo d’Italia, così come accade pure a Ragusa, si è già trasformata in un grido di dolore.
Stiamo combattendo da un lato per la salute, con tutte le misure necessarie riguardanti la pandemia, e dall’altro sul fronte economico, per evitare l’implosione delle numerose attività produttive colpite dalla crisi da coronavirus”.
D’Asta assume una posizione chiaramente a favore delle aperture, onestamente non leggiamo una posizione assai diversa nelle parole del segretario cittadino, tale da non capire il partito in città, considerando anche che nessuno, nemmeno il Presidente del Consiglio, ha la percezione chiara di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, come non l’hanno avuto mai, dall’inizio, Presidente del Consiglio, Ministri, scienziati, medici, infettivologi, virologi, componenti del comitato medico scientifico ed esperti televisivi.
Da un anno sentiamo e leggiamo di tutto e di più, perché preoccuparsi e fare tanto casino per quello che scrivono un segretario cittadino del Partito Democratico e un consigliere comunale, finora dello stesso partito?
